La legge bancaria del 1936

C’era un tempo (poco più di vent’anni or sono, ma sembrano secoli) in cui le banche erano ordinate per categorie. Le banche d’affari da un lato, le banche di credito ordinario dall’altro. E le banche di credito ordinario erano suddivise in Istituti di diritto pubblico, banche d’interesse nazionale strutturate in società per azioni controllate dall’Iri, Casse di Risparmio nate sulle fondamenta di antichi Monti di Pietà o come emanazione delle Istituzioni locali, Banche Popolari di natura cooperativa, sorte già nell’Ottocento a fianco o per iniziativa dei movimenti dei lavoratori, ed infine le più minuscole Casse Rurali ed Artigiane, anch’esse di natura cooperativa.

Era questo l’impianto della legge bancaria del 1936, spazzato via negli anni ‘90 dal nuovo Testo Unico Bancario.

La nuova regolazione, o meglio “deregolamentazione”, ha abolito anzitutto la distinzione tra banche d’affari e banche di credito ordinario, introducendo la nuova figura della “banca universale”, che può fare di tutto: dal credito a medio e lungo termine alle speculazioni sul mercato  finanziario, all’attività assicurativa, e strutturata obbligatoriamente in società per azioni. Si sono disperse in questo modo competenze consolidate, e si sono improvvisate competenze inesistenti. Ed il nuovo comandamento “creare valore per gli azionisti” obbliga i manager e gli amministratori ad un’ottica di breve periodo, perché anno dopo anno essi devono far crescere gli utili di bilancio ed il valore dell’azione in Borsa, e solo su tali  risultati sono giudicati

Gli effetti di queste distorsioni cominciano ad essere sotto gli occhi anche di chi è cieco perché non vuol vedere.

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Il danno del denaro creato dalle banche

Il danno del denaro creato dalle banche

Sarà un caso, ma forse non lo è affatto, che l’articolo di Wolf sia stato preceduto a marzo da una pubblicazione della Banca d’Inghilterra la quale ripete una decina di volte in poche pagine che sì, sono proprio le banche private la fonte maggiore della creazione di denaro. Tanto per cominciare: “In pratica la creazione di denaro differisce da vari malintesi popolari: le banche non agiscono semplicemente da intermediari, dando in prestito i depositi effettuati presso di loro… Ogni qualvolta una banca fa un prestito, crea simultaneamente un corrispondente deposito sul conto del mutuatario, creando in tal modo nuovo denaro.” (Bank of England, “Quarterly Bulletin”, n. 1, 2014). C’è da sperare che gli economisti ortodossi i quali insegnano ancora ai loro studenti che le banche possono prestare soltanto il denaro che tengono in cassa, mostrando così di ignorare nel loro insegnamento il ruolo fondamentale che svolge nel sistema economico la creazione privata di denaro, trovino modo di dare una scorsa, oltre che all’articolo in parola, pure al bollettino della BoE.

Luciano Gallino