La retorica sui “migranti”

Sollecitato dall’amico Geri, vorrei esprimere una personale opinione sull’ondata di retorica e di sospetto pietismo con cui viene affrontato, specie nella sedicente “sinistra” il fenomeno dei “migranti” (ma perché “migranti”? Migranti casomai sono gli uccelli migratori che si spostano secondo cicli naturali…).
Preciso che ho sempre militato nelle file dell’estrema “sinistra” (se questo termine ha ancora un significato, fatto su cui ho molti dubbi, ma questo è un altro discorso che ci porterebbe lontano…).
Sono lontanissimo da qualsiasi suggestione razzista, di superiorità dell’uomo bianco europeo o di missione dei popoli “civilizzati”.
Tuttavia trovo il pietismo nei confronti del fenomeno “migranti” caratterizzato da enormi dosi di ipocrisia e falsa retorica.
La prima causa dell’intensificarsi del fenomeno negli ultimi anni è certamente il contemporaneo intensificarsi di una serie di guerre scatenate dai Paesi “civili” contro Stati nuovi ed ex-coloniali, spesso su iniziative della “sinistra” (mentre la “destra” è stata in genere molto più prudente ed attenta) per presunti motivi “umanitari” e con formule del tipo “responsabilità di difendere i civili” dai “regimi” e dai “dittatori” locali.
Queste motivazioni sono state alla base della distruzione della Libia ad opera della NATO (con l’aiuto dei jihadisti locali). Il risultato è stato che un Paese che era, secondo le statistiche ufficiali dell’ONU, quello con il tenore e la qualità della vita più alti dell’Africa, ha visto la fuga di circa 2 milioni di Libici e di altri 2 milioni di Africani che lavoravano nel paese.
Ora la Libia, che prima funzionava da filtro per i lavoratori che si spostavano dall’Africa centrale, è diventato un buco nero dominato da milizie estremiste e scafisti che speculano sugli spostamenti di torme di disperati. Questi ultimi si spostano da Paesi tuttora sottoposti a sfruttamento post-coloniale da parte dei vecchi padroni (ad esempio la Francia) che in realtà non hanno mai mollato l’osso e organizzano colpi di Stato (come in Costa d’Avorio) se qualche presidente locale si mostra troppo indipendente. Oltre tutto uno dei motivi per cui fu fatto fuori Gheddafi era perché stava creando una Banca Africana per sottrarre il continente nero alle grinfie della grande finanza internazionale.
Altri Paesi riottosi, come il Sudan, o la Somalia, sono stati fatti a pezzi e altri, come l’Eritrea, sono indicati come “Stati canaglia” e sottoposti a sanzioni. Tutto questo alimenta spostamenti di popolazione e fenomeni di destabilizzazione.
Analogo discorso vale oggi per la Siria, sottoposta dal 2011 a sanzioni durissime e ad un attacco concentrico da parte dei Paesi occidentali, alleati con le peggiori dittature confessionali (come l’Arabia Saudita) e bande di jihadisti sunniti fanatici. Sei milioni di Siriani hanno lasciato il Paese, mentre altrettanti si sono dovuti spostare all’interno dalle zone occupate da Al Qaeda e dallo Stato Islamico a quelle poste sotto la protezione dell’esercito. Si badi bene che prima del 2011 nessuno fuggiva dalla Siria o si spostava all’interno. Il Paese era un modello di laicismo e tolleranza interreligiosa (Sunniti, Sciiti, Cristiani, Drusi, atei). Oggi la gente fugge, non dal “regime”, ma dalla guerra e dai terroristi fanatici diretti dall’esterno.
Discorsi analoghi possono farsi per l’Iraq, distrutto e fatto a pezzi dopo l’attacco anglo-americano del 2003 giustificato con la bugia delle “armi di distruzione di massa” e per l’Afghanistan invaso nel 2001 con la scusa della “guerra al terrore” e dove i combattimenti infuriano da 16 anni. Siriani, Afghani, Iracheni, Libici, Africani sub-sahariani formano almeno i due terzi dell’immigrazione complessiva.
E non dimentichiamo l’immigrazione dall’Est Europa, sottoposta alle delizie del capitalismo internazionale. Molti immigrati vengono dalla Romania che, ai tempi del tanto deprecato Ceausescu, conosceva una situazione di piena occupazione e non aveva debito estero. Oggi la popolazione rumena è diminuita di vari milioni rispetto a quei tempi per l’emigrazione massiccia. Situazioni analoghe si hanno, ad esempio, per Ucraina e Moldavia, mentre la Bielorussia, dove il presunto “dittatore” Lukaschenko ha mantenuto molte delle vecchie istituzioni sovietiche, se la passa molto meglio.
Infine, come ultimo esempio, ricordiamo la sfortunata Jugoslavia: prima massacrata dal Fondo Monetario Internazionale cui i dirigenti “riformatori” post-Tito si erano incautamente affidati; poi travolta dagli odi interreligiosi ed interetnici opportunamente alimentati dall’esterno (il presidente musulmano della Bosnia, Itzebegovic, appoggiato dagli estremisti di Al Qaeda, fu fatto passare per un “democratico”); infine bombardata e smembrata definitivamente dalla NATO (con la benedizione del nostro baffetto D’Alema).
Ma, anche se le ragioni dell’immigrazione clandestina, che cresce ogni giorno, fossero puramente economiche, avrebbe un senso la parola d’ordine: “facciamoli entrare tutti”?
Una parola d’ordine del genere può essere forse giustificata in bocca al Papa, visto che la Chiesa pratica il pietismo e la carità per motivi ideologici ed identitari, ma suona stonata e demagogica se pronunciata dai portavoce dell’ex-sinistra o addirittura da settori movimentisti dell’estrema “sinistra”. Sembra quasi che certi settori politici (come il PD, ma non solo), per far dimenticare il fatto di aver abbandonato tutti i loro programmi e le parole d’ordine più qualificanti, si affidino ad una demagogia umanitaria, di cui la difesa dei “migranti” è uno dei punti più caratteristici.
Nel mondo siamo ormai circa 7 miliardi. Ben oltre la metà della popolazione è povera o sull’orlo della povertà. Si può ragionevolmente risolvere il problema con emigrazioni di massa, di stampo biblico? Si può pensare che fenomeni del genere non abbiano effetti destabilizzanti e che possano risolvere il problema della povertà di massa?
E’ evidente che solo assicurando uno sviluppo adeguato dei Paesi di provenienza, rinunciando a sfruttarli, a sottoporli al ricatto finanziario del debito, alle aggressioni militari se cercano di rendersi indipendenti, si potranno dare soluzioni al problema. Altrimenti molti degli ex-Paesi coloniali faranno da soli, come ha fatto la Cina che è diventata la massima potenza mondiale di produzione di beni.
Intanto il fenomeno corrente non può non essere regolamentato, accettando solo quelle persone che richiedono realmente un asilo politico (ad esempio, so per esperienza diretta che molti ragazzi eritrei in cerca di fortuna ed avventura si fingono perseguitati per essere accolti) e, per quanto riguarda gli immigrati “economici”, accettare solo quelli che possano essere integrati con mutua soddisfazione, nostra e loro, evitando che siano ferocemente sfruttati in nero, o ridotti all’accattonaggio, alla prostituzione, o alla delinquenza. Si tratta di razionalizzare e sveltire tutte le procedure finalizzate a questa strategia.
Infine, non si possono non denunciare tutti quei settori che alimentano e si servono del fenomeno per propri fini, ammantandoli di bugie umanitarie. Schematicamente questi settori possono essere così indicati:
– alcuni settori capitalisti dei Paesi sviluppati che si servono dell’ondata immigratoria per abbassare i salari e le pretese dei lavoratori locali. In questa ottica vedo anche le dichiarazioni irresponsabili della Merkel di un paio di anni fa “venite tutti”, fatte in un momento in cui l’economia tedesca era in ascesa ed aveva bisogno di braccia, salvo poi essere costretta a fare marcia indietro. In quest’ottica ritengo sbagliato liquidare alcune obiezioni della Lega o di alcuni governi europei (ad esempio, Ungheria) come pure manifestazioni di razzismo;
– alcuni settori capitalisti e finanziari statunitensi, o di altri Paesi concorrenti della UE, che cercano di favorire il fenomeno in funzione destabilizzante della “concorrenza”. Questo tipo di azioni può avere anche risvolti di destabilizzazione politica e ricatto (vedi ad esempio i ricatti e le minacce della Turchia di Erdogan che si riserva di aprire i rubinetti dell’emigrazione);
– alcune ONG, opportunamente finanziate e manovrate da alcuni Paesi, che alimentano il traffico di carne umana, mandando, ad esempio, le loro navi in prossimità delle coste libiche a prelevare orde di disperati con la complicità di milizie jihadiste e scafisti locali. Alcune di queste ONG vanno per la maggiore, come Amnesty International e Save the Children, notoriamente finanziate da istituzioni e finanzieri USA (come George Soros) e che si attengono strettamente alla politica statunitense in tutte le crisi internazionali. Medici senza Frontiere è invece più legata alla politica francese, com’è dimostrato dalla figura del suo carismatico ex-presidente Kourchner, divenuto poi Ministro degli Esteri di Sarkozy, e grande sponsor delle guerre in Jugoslavia e Libia. Esiste poi una galassia di ONG più piccole create appositamente per gestire questo nuovo commercio degli schiavi sotto sembianze solidaristiche. Tutte queste ONG, così come molte istituzioni legate all’accoglienza gestiscono una fiorente “industria dell’immigrato”.
Vincenzo Brandi

https://byebyeunclesam.wordpress.com/2017/07/18/la-retorica-sui-migranti-il-colmo-dellipocrisia/

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Smascherati dai libici

L’ultimo episodio avvenuto ieri nelle acque territoriali libiche, a poche miglia dalla costa, smaschera definitivamente le complicità delle ONG con le mafie dei trafficanti e scafisti finalizzate all’immigrazione/invasione delle coste italiane. E’ stata infatti la stessa Guardia Costiera libica ad obbligare le navi delle ONG ad allontanarsi dal limite delle acque territoriali libiche e le stesse ONG sono state accusate di aver ricevuto la segnalazione della partenza dei barconi, ben prima che questi lasciassero la costa della città di Zuara. Una evidente prova della collusione fra ONG e scafisti finalizzata al traffico di carne umana come le Procure di Catania, di Palermo e di Trapani avevano accertato dalle loro inchieste. Su questa vicenda si è avuto anche il comunicato ufficiale dell’autorità militare libica, l’ammiraglio Ayob Amr Ghasem, in quale ha dichiarato che “chiamate wireless sono state rilevate, una mezz’ora prima dell’individuazione dei barconi, tra organizzazioni internazionali non-governative che sostenevano di voler salvare i migranti illegali in prossimità delle acque territoriali libiche. Sembrava che aspettassero i barconi per abbordarli. Le Guardie costiere hanno preso contatto con queste Ong e hanno domandato loro di lasciare le acque territoriali libiche“. Una azione quasi senza precedenti, quella della marina Libica ad eccezione dell’episodio avvenuto nel maggio scorso, quando la Marina libica aveva tagliato la strada ad una delle navi di Sea Watch, rischiando lo scontro in mare. “Il comportamento di queste Ong – ha aggiunto il portavoce della Marina libica – accresce il numero di barconi di migranti illegali e l’audacia dei trafficanti”. I trafficanti, ha aggiunto Ghasem ,”sanno bene che la via verso l’Europa è agevole grazie a queste Ong e alla loro presenza illegittima e sospetta in attesa di poveri esseri umani“. Alla fine gli stessi militari di Tripoli sono riusciti a far riportare indietro 570 persone già pronte ad imbarcarsi per la Sicilia sulla navi delle ONG.  Vedi: Migranti, la Marina libica mette in fuga navi ONG che attendevano barconi… Guarda che “strano”: è stato necessario un comunicato della Marina Libica per confermare quello che i magistrati italiani delle procure siciliane avevano già accertato e che per questo erano stati oggetto di vergognosi attacchi da parte del circo dei politici deMigranti; lla sinistra mondialista, nonostante le abbondanti prove del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attuato da queste finte organizzazioni umanitarie. Gli stessi politici e intellettuali “impegnati” (come  Boldrini, Alfano, Grasso, Saviano e company) che si erano dichiarati “indignati” per le accuse ed i sospetti lanciati contro le “benemerite” ONG che , secondo loro, salvano i migranti in mezzo al mare e non devono quindi essere oggetto di qualunque inchiesta.

Leggi tutto su http://www.controinformazione.info/smascherata-dalla-marina-libica-la-complicita-delle-ong-con-i-trafficanti/

Immigrazione

di  Luciano Lago Lo ha detto testualmente in Senato Paolo Gentiloni. “Non seminiamo illusioni”, spiega il premier in Aula, “Ma sappiamo che su questa strada, per quanto impervia e arrischiata, possiamo ottenere gli unici risultati che oggi ci consentono non di cancellare il tema immigrazione (perché non lo cancella neanche il mago Merlino), ma per regolare i flussi e gradualmente sostituire l’immigrazione clandestina irregolare, micidiale per i migranti e per il traffico che gli ruota attorno, con flussi e canali più accettabili, ridotti e regolari”. Sbaglia Gentiloni a pensare che neppure le arti magiche del “mago Merlino” potrebbero fermare il traffico dei migranti sulle coste italiane. Gentiloni mente sapendo di mentire perché lui sa bene che non c’è bisogno del “mago Merlino” ma di un Governo sovrano che dia ordine alla Marina Militare di cessare l’indecoroso traghettamento di migranti dalle coste della Libia e di bloccare le navi (anche con l’uso delle armi) e di arrestare i trafficanti delle ONG che hanno affittato le navi per prelevare migliaia di migranti africani a 3/4 miglia dalle coste della Libia per trasferirli in Italia in base ad un piano ben congegnato di invasione della Penisola Italia. In questo modo finirebbe la campagna di menzogne diffuse dai media TV e giornali di regime, con il loro contorno di sceneggiati e commedie TV, con cui sostengono che tutti gli immigrati vengano “salvati” nel Canale di Sicilia (quello fra Tunisia e Sicilia), notizia falsa in quanto la rotta che viene seguita dalle coste della Libia alla Sicilia non è il canale di Sicilia e consiste in 200 miglia nautiche circa che sono percorse dalle navi che illegalmente stanno attuando un piano industriale di spostamento di popolazioni dall’Africa in Italia. Le dichiarazioni di Gentiloni rientrano nella campagna di falsificazione per cui si tende a far credere che l’immigrazione/invasione sia un fenomeno spontaneo e quindi “ineluttabile ed inevitabile” che non sarebbe possibile contenere.  Mai un accenno alle cause del fenomeno e tanto meno agli enormi interessi che vi sono dietro. La stragrande maggioranza di migranti che arrivano sulle coste italiane non vengono “salvati “ma piuttosto “prelevati” dalle coste libiche dove le organizzazioni mafiose, finanziate con questo traffico, li organizzano per l’imbarco. Fra salvare e prelevare esiste una bella differenza coperta dalle menzogne del Governo e di Tv come la RAI e gli altri media che diffondono false notizie di “salvataggi” per impressionare l’opinione pubblica e creare un clima di “compassione” che favorisca l’invasione.

Migranti sbarcati in Sicilia

Si tratta della stessa differenza fra accogliere e farsi invadere, quella che un paese serio, con un Governo sovrano, non ammetterebbe per evitare la propria destabilizzazione sociale. Purtroppo ormai siamo consapevoli di non vivere da tempo in un paese serio nè tanto meno di disporre di un Governo sovrano ma di un governo colonizzato ed asservito ad interessi stranieri, che riceve ordini da Bruxelles, da Berlino e da Washington. Vedi il caso Libia con tutte le sue conseguenze. Risulta ormai risaputo che il piano di invasione era stato pianificato da tempo e che sono ONG anglosassoni, emanazioni della “Open Society”di George Soros, le organizzazioni che stanno finanziando e favorendo questo piano di invasione , sono le stesse che inviano i loro emissari nei paesi africani a cercare nuove reclute da trasferire in Italia, attirandole con il miraggio del lavoro e della vita facile in un paese europeo, cofinanziando i trasferimenti , favorendo le organizzazioni mafiose che alloggiano in Libia e sfruttano i migranti e che forniscono gli scafi, collaborando con le cooperative italiane che ricevano i finanziamenti dalla Stato Italiano e le tante figure di mediatori, assistenti ed interpreti che lavorano nel settore. Una enorme rete di interessi. Gli Obiettivi del Piano di Invasione Bisogna considerare che la politica di migrazione di massa verso l’Europa presenta due principali utilità per l’oligarchia economica mondialista: 1) come elemento di trasformazione etnica degli Stati (nel lungo termine) ; 2) come mano d’opera di riserva che sia utile per le multinazionali quale strumento di riduzione dei salari ed incremento dei profitti a medio e lungo termine . L’Italia è notoriamente il “ventre molle” dell’Europa, un paese che non difende i propri confini, abbandona le comunità al loro destino e favorisce la sostituzione della popolazione autoctona. Occorre comprendere che il principale obiettivo di lungo termine delle centrali mondialiste è quello di sostituire le identità nazionali e distruggere la cultura originaria che si oppone al mercato globale e che rivendica l’autonomia delle comunità locali, sostituirla con una massa indifferenziata di varie etnie e culture che risulti più facilmente omologabile al sistema e che non abbia i mezzi culturali per opporsi alla catechizzazione del nuovo ordine. Le conseguenze di questo fenomeno, che risulta ulteriormente accelerato negli ultimi mesi, si faranno presto sentire. Non per nulla il Governo Gentiloni, nonostante sia un governo che non rappresenta alcun mandato popolare, promette di restare ad amministrare la “provincia” Italia per un altro anno in modo da portare a buon punto il piano di invasione con un altro milione di immigrati da far sbarcare nella penisola, così da arrivare ad un punto di non ritorno. L’aveva previsto la nota antropologa Ida Magli, recentemente scomparsa, come piano di “africanizzazione dell’Italia” e risulta che questo si sta attuando prima ancora di quanto fosse possibile vaticinare.

http://www.controinformazione.info/le-menzogne-di-gentiloni-neppure-il-mago-merlino-potrebbe-fermare-limmigrazione/

Media e ONG

di  Mauro Bottarelli

Da quando è cominciato il delirio terroristico in Europa, molti miei amici e conoscenti mi hanno confessato di aver ripreso in mano “1984” di George Orwell. L’ho fatto anch’io. Ora però sto rileggendo un altro libro della mia gioventù, un romanzo che ho sempre sperato restasse tale e non divenisse mai realtà. Non è andata così. Si tratta de “Il campo dei santi” (Le Camp des saints), un romanzo fantapolitico dello scrittore francese Jean Raspail, pubblicato nel 1973 e tradotto in Italia nel 1998. Ambientato nel 1997, descrive un’ondata di immigrazione di massa dall’India verso l’Europa che, dopo un interminabile viaggio su carrette del mare, travolge la civiltà occidentale.

Campo dei Santi

Campo dei Santi

Il titolo fa riferimento a un versetto dell’Apocalisse ma, immediatamente, il libro venne bollato come razzista e di fatto bandito, visto che gli unici a pubblicarlo erano editori dell’area dell’estrema destra identitaria e per comprarlo occorreva recarsi in librerie che spesso erano oggetto di raid da parte dei democratici con la Hazet 36. Purtroppo, la profezia di Raspail ora è realtà quotidiana: non dall’Asia, bensì dall’Africa ma le masse dall’area sub-sahariana stanno arrivando in numero sempre crescente e le nostre città cominciano, in alcuni quartieri, a somigliare ad enormi campi profughi a cielo aperto. Senza legge, né ordine. L’anarchia è la nuova forma di convivenza, il sogno del mondialismo si sta realizzando giorno dopo giorno: sradicare e omogenizzare in un melting pot senza riferimenti, né valori condivisi. E i numeri parlano chiaro. L’Italia è in piena emergenza immigrazione. Stando ai dati trasmessi dall’Agenzia europea per le frontiere (Frontex), solo nel mese luglio sono sbarcati sulle nostre coste oltre 25mila clandestini: rispetto allo stesso periodo del 2015, questa estate c’è stato un aumento del 12% degli arrivi. E, a poco a poco, l’emergenza sta mandando al collasso le città. Prima Ventimiglia, poi Como, adesso Milano, dove a ottobre si sfratteranno i militari per far posto ai migranti nella caserma Montello di via Caracciolo, zona piazza Firenze, area residenziale. E, mentre il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, cerca la soluzione migliore per trovare un posto dove sistemare i 145mila richiedenti asilo che già si trovano in Italia, gli sbarchi aumentano. La maggior parte dei migranti sono nigeriani ed eritrei: c’è guerra da quelle parti? No, perché Boko Haram è operante solo in una regione della Nigeria e dell’Eritrea i giovani scappano per non fare il servizio militare, infatti sono tutti ventenni o giù di lì. Esiste un diritto d’asilo per renitenza alla leva? Stando ai dati di Frontex, il numero di arrivi da gennaio a luglio è invece rimasto stabile rispetto all’anno scorso, a quota 95mila migranti. L’agenzia europea ha inoltre spiegato che la qualità delle imbarcazioni che i trafficanti stanno utilizzando per il trasporto di migranti si sta deteriorando sempre di più: “Negli ultimi mesi – si legge nel report pubblicato oggi – la scarsa qualità dei gommoni è stata segnalata per quattro su cinque barconi”. Cosa dobbiamo fare, sperare che quei gommoni divengano del tutto inagibili e inutilizzabili per fermare gli sbarchi? Chi permette che quelle carrette partano dalle coste africane, ha o no le mani potenzialmente sporche di sangue?

Migranti in fila

Migranti in fila

E la politica cosa fa? Le ferie, ovviamente, ben 41 giorni. Ma forse è meglio così, se non lavorano (un eufemismo?) non possono fare danni ulteriori. Il problema è che il governo è totalmente prono a questa invasione, anzi ne vorrebbe di più, visto che le cooperative ci sguazzano con il business dell’accoglienza. Ci sarebbe l’opposizione ma quale? Stefano Parisi, per la bella prestazione di essere stato trombato come sindaco di Milano, ha ricevuto il premio di riorganizzare il centrodestra: uno che ha la stessa grinta e carisma di un Pokemon, cosa volete che faccia? Giorgia Meloni partorirà a breve, quindi è fuori gioco e, comunque, con le percentuali di Fratelli d’Italia non si cambia nemmeno un consiglio di zona, figurati il Paese. C’è Matteo Salvini, quello che contro l’immigrazione a parole tuona un giorno sì e l’altro pure: dov’è? A Milano Marittima a fare selfie con l’altro enfant prodige della destra, il governatore della Liguria, Giovanni Toti. Lunedì, ovviamente, nel tradizionale comizio di Ferragosto a Ponte di Legno prometterà sfracelli ma, come sempre, i fatti resteranno a zero. E’ questa la destra italiana? E’ questa la classe politica che dovrebbe opporsi all’invasione in atto? Viene quasi nostalgia di quando Silvio Berlusconi era alla guida della coalizione, ed è tutto dire. Oltretutto, siamo bloccati: Francia, Svizzera e Austria, infatti, hanno letteralmente sigillato i loro confini con il nostro Paese, quindi chi arriva resta sul nostro suolo, nelle nostre città. Ne passerà qualcuno di straforo ma percentuali risibili, basta vedere lo stato d’assedio in atto a Ventimiglia e al Brennero.

Milano, migrantio in attesa

Milano, migrantio in attesa

E’ un’enorme pianificazione, fino ad ora perfettamente riuscita. E un ruolo fondamentale lo stanno ricoprendo i media, i quali continuano a chiamare chi arriva migrante, disperato, gente che fugge dalla guerra. E attenzione, perché ora la Libia diventerà un vero e proprio ponte verso l’Occidente, visto che la guerra all’Isis pare entrata nel vivo e quindi, chiunque partirà da quelle sponde, anche se non libico, diverrà automaticamente profugo di guerra. Una guerra strana: con una quarantina di raid Usa in un settimana, le forze lealiste hanno già riconquistato il 70% di Sirte, la capitale del Califfato in quel Paese. Strano, vero? In Siria i russi quaranta raid li fanno in tre ore quando operano, in Libia invece “puff”, l’Isis è sparito quasi senza colpo ferire. Sarà.

Alfano al Brenenro

Alfano al Brennero

E, come nel 2011, a pagare il prezzo della destabilizzazione libica saremo noi, visto che gli Usa si avvantaggeranno per quando ci sarà da ricostruire e garantirsi i contratti petroliferi, mentre noi ci godremo il flusso ininterrotto di profughi o presunti tali per tutto il resto dell’estate. Sempre che Erdogan non decida di aprire i confini con Grecia e Bulgaria, perché in quel caso avremo a che fare con 2,3 milioni di persone che potrebbero cercare di raggiungere il Nord Europa. Eh già, perché non c’è solo la Libia, c’è ancora aperto anche il fronte siriano. E, da ieri, a fare eco alle richieste dell’Onu di una tregua nei combattimenti per far rifiatare, riarmare e riorganizzare i gruppo anti-Assad finanziati dagli Usa, ci sono anche le mitiche ONG, quinte colonne dei vari Soros di questo mondo che millantano aiuti umanitari ma, di fatto, destabilizzano. Ecco alcune loro lagnanze verso siriani e russi: gli aiuti umanitari arrivano solo nelle zone che hanno liberato; sostengono che è “ignobile e preoccupante” che i governi trattino con Damasco (e con chi dovrebbero trattare, se non con il governo legittimo del Paese: con Obama? con Papa Francesco? con Alex Schwarzer?); asseriscono che i governativi stiano usando armi chimiche. Guarda caso, quest’ultimo punto ha spinto Washington a dire che “la denuncia in tal senso sarà vagliata”: altre armi in partenza con destinazione Ryad per armare i “ribelli moderati” e, tanto per gradire, sterminare donne, vecchi e bambini in Yemen? Ecco come Nigrizia, la rivista dei padri comboniani, non il bollettino di Casapound, parla della ONG operanti in Siria, in primis Medici senza frontiere: “In Siria, Msf prestano servizio solo nelle zone controllate dai jihadisti e sono noti per la loro parzialità nella crisi siriana: hanno attribuito la colpa a Damasco circa la faccenda delle armi chimiche nel 2013. Tra i finanziatori dei Msf risultano multinazionali come Goldman Sachs, Microsoft, Google, Bain Capital di Mitt Romney (vedi il rapporto Msf 2010). Nel comitato di patrocinio di questa organizzazione umanitaria siedono banchieri della Goldman Sachs e di altri istituti finanziari occidentali… Vi è quindi un ragionevole dubbio sulla neutralità dei Msf nella guerra in Siria. Stefan Cornish, di Msf, ha ammesso che, nelle unità sanitarie nelle quali operano i medici dell’organizzazione, i combattenti hanno la priorità sui civili”. E ancora: “È noto ormai l’uso delle ONG nella destabilizzazione dei paesi non allineati. Dal 2013 opera sul terreno di battaglia un’organizzazione siriana di nome Caschi Bianchi (Cb). Il dipartimento di stato americano, via Usaid, ha versato oltre 23 milioni di dollari nelle casse dei Cb, che inoltre hanno ricevuto oltre 18 milioni di sterline dal Foreign Office britannico. Vi sono diverse testimonianze che attestano l’esistenza di rapporti stretti tra questa organizzazione umanitaria e i jihadisti”. Lo dicono dei preti, oltretutto ispirati alla teologia della liberazione, non dei lefebvriani: come la mettiamo? Ma a Skytg24 dicono che va tutto bene, addirittura che l’immigrazione è in calo. Quindi godetevi vacanze e Olimpiadi. A settembre, se non sarà troppo tardi, si vedrà. Fonte: Rischio Calcolato

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Brutta senz’anima

di Salvo Ardizzone Dopo una maratona negoziale di 40 ore, a Bruxelles il vertice dei Capi di Stato e di Governo si risolve in quella che la presidente lituana Dalia Grybauskaite definisce una sceneggiata. Un’Europa senz’anima, priva di un progetto comune condiviso, s’è mostrata per quella che è: un’accozzaglia di Paesi che nel più assoluto egoismo inseguono il proprio immediato tornaconto. I dossier che scottavano sul tavolo erano tanti e tali da poter travolgere quello che resta dell’ipocrita finzione che è la Ue: migranti, il nodo delle banche e soprattutto le condizioni speciali che Londra pretendeva per rimanere nell’Unione. Ognuno ha remato per conto proprio e con la solita ipocrisia il nodo (enorme) dei migranti è stato rinviato a un summit straordinario convocato per il 6 marzo, quando potrà essere presente Erdogan, il “sultano” che tiene sotto ricatto l’Europa con i profughi che lui stesso prima crea e poi le getta in grembo. Il nodo delle banche è stato solo sfiorato fra mille polemiche, con una Germania che, come al solito, non vuole sentir parlare di garanzie condivise fra gli Stati (se non alle condizioni che le convengono) e chiede un meccanismo che distruggerebbe quelle italiane. Come sempre se ne riparlerà più avanti. L’unico dossier che non poteva essere rinviato era il pacchetto che Cameron chiedeva per scongiurare l’uscita dell’Inghilterra dalla Ue, la Brexit. Per vincere le elezioni del maggio scorso, il leader britannico aveva promesso un referendum sulla permanenza di Londra nell’Unione, ed ora ha un disperato bisogno di un risultato da sbandierare come un successo dinanzi ad elettori sempre più euroscettici, per scongiurare una Brexit che sa una iattura per grandi aziende e finanza inglesi. Al di là dei contorti tecnicismi, ciò che chiedeva era un trattamento di favore per la City, una marcata autonomia da Bruxelles (leggi: la possibilità di stare alla finestra accettando solo ciò che fa comodo) sia in campo politico che commerciale, una drastica limitazione dell’accesso al welfare inglese dei lavoratori europei che vi si recano (creando lavoratori di serie B, in pratica senza tutele). Richieste che hanno sollevato le furiose opposizioni di chi si sentiva danneggiato: Francia e Italia per i privilegi pretesi dalle banche della City, Paesi dell’Est in difesa dei propri lavoratori e così via. È finita come doveva finire, appunto con una grande sceneggiata con poca sostanza: a parte parole, su nessuna delle richieste Londra porta a casa quanto voluto, ma getta le basi di un infinito contenzioso per il futuro grazie alla voluta ambiguità di molti passaggi. Sia come sia, adesso tutti gridano al successo: Cameron che sostiene dinanzi ai suoi elettori d’essersi battuto per l’Inghilterra, salvo essere già sbugiardato dai tanti euroscettici di casa sua; Merkel che tira un sospiro per aver tamponato il crollo del sistema che fa tanto comodo alla Germania; gli altri Paesi che hanno fatto la loro passerella. Resta il fatto che il problema (se tale è) è stato solo rinviato, e al referendum Cameron avrà armi spuntate contro i suoi avversari. La verità è che una Ue, dilatatasi all’inverosimile senza alcun progetto politico, dinanzi alle crisi sempre più frequenti si mostra per quella che è: un ectoplasma paralizzato dai singoli egoismi e privo di qualsiasi coesione. La verità è che un Continente intero, sempre più debole, litigioso ed autoreferenziale, non volendo scegliere alcuna politica propria, s’è condannato alla sudditanza di chi gliela impone dall’esterno (leggi Washington). La verità è che l’intero sistema, esclusivamente ritagliato su misura sui miopi interessi economici del Paese egemone (la Germania), cade a pezzi, e presto verrà travolto dagli strumenti di chi lo vuole colonizzare (Ttip e così via). Fonte: Il Faro sul Mondo

riportato in http://www.controinformazione.info/dal-vertice-di-bruxelles-esce-uneuropa-senzanima/

La Germania nel mirino

Abbiamo già fatto rilevare in un articolo precedente le colpe della Germania agli occhi di chi controlla l’Europa e le punizioni non si sono fatte attendere : invasione guidata dei migranti, scandalo Volkswagen e altre seguiranno; ci chiedevamo solo come questo potesse costituire un vantaggio per la finanza, finché non abbiamo letto:

dato che la Germania dovrà finanziare miliardi in pagamenti sociali per accogliere tutti i nuovi rifugiati, e dal momento che la spesa dovrà essere finanziata con nuovo debito, queste emissioni aggiuntive di debito forniranno alla BCE il tanto sospirato debito da monetizzare , cosa che – a sua volta – inietterà altri “soldi” esterni nel mercato azionario, anche se non nell’economia reale, e spingerà al rialzo l’Eurostoxx, e perché no lo S&P500, verso nuovi record.

Ancora una volta, tutti contenti, tranne il solito perdente: la classe media.

http://vocidallestero.it/2015/10/21/ci-aspetta-il-disordine-sociale-il-capo-del-sindacato-della-polizia-tedesca-chiede-la-costruzione-di-una-recinzione-lungo-i-confini-tedeschi/

Geopolitica

Sintetizzo da un articolo di Moreno Pasquinelli (www.antimperialista.it), certamente non un intellettuale gravido d’umori razzisti o fascisti:

Gli ultimi dati ci dicono che sono circa mezzo milione i migranti che nei primi sei mesi de 2015 hanno chiesto asilo politico all’Unione europea, contro i 600mila dei dodici mesi precedenti … E’ evidente che gli effettivi perseguitati politici sono un’infima minoranza, che la stragrande maggioranza dei migranti sono piuttosto ‘deportati economici’ … la deportazione economica dalla periferia povera al centro ‘opulento’ è  funzionale ai dominanti sotto molteplici aspetti. Cinque su tutti: 1. immettere al centro milioni di disperati pronti a vendere la loro forza-lavoro per quattro soldi rafforza, al centro, la tendenza all’abbassamento generale dei salari ed alla competizione selvaggia tra lavoratori a tutto vantaggio del capitale; 2. la fuga in massa contribuisce alla desertificazione dei paesi da cui si emigra ed è utile alle classi dominanti di quei paesi in quanto, sgonfiando le tensioni sociali endogene, consolida il loro dominio; 3. di converso l’immigrazione in massa contribuisce in maniera determinante a distruggere il tessuto connettivo o demos dei paesi ospitanti … 4. in questo imperiale melting pot democrazia e diritti di cittadinanza sostanziali sono destinati a sparire a loro volta, per lasciare il posto a stati di polizia ed a relazioni neofeudali di servaggio e sudditanza, fatti salvi diritti cosmetico-formali ‘per le minoranze’ e innocui spazi-ghetto comunitaristici. Lo spazio giuridico-statuale imperiale, per sua natura, non può essere democratico … 5. deportare decine di milioni di immigrati è strategicamente funzionale al disegno delirante di sopprimere gli attuali stati-nazione e fare dell’Unione un impero”.

Impossibile non essere d’accordo.

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