Come funziona la moneta

Dopo l’indebolimento della funzione di riserva di valore del bolivar a favore del dollaro, ora la stessa funzione di unità di conto e di mezzo di pagamento risultano indebolite. In Venezuela ci si trova vicini all’iperinflazione[8], una situazione caratterizzata da un’esplosione dei prezzi accompagnata da sfiducia verso la moneta nazionale[9], come è avvenuto ad esempio in Argentina nel 1989 e nel 2009 in Zimbabwe. I venezuelani ricercano altri mezzi monetari che non siano il bolivar: che sia il dollaro americano, o i bitcoin, un asset finanziario rischioso ma che permette di sfuggire ai controlli …

Una crisi che rivela (anche) la natura della moneta

Una simile crisi monetaria è sempre accompagnata da una crisi politica[10]. Ciò conferma la tesi per cui qualsiasi valuta richiede l’adesione dei suoi utilizzatori a un progetto collettivo e il loro riconoscimento dell’autorità sovrana responsabile della sua gestione e controllo. Ovviamente, questa duplice condizione non è più presente in Venezuela.

Le radici lontane della crisi venezuelana mettono anche in luce quanto sia instabile e vincolante il sistema monetario internazionale oggi per tutti i paesi, ma soprattutto per i piccoli paesi in via di sviluppo, che dipendono fortemente dalla loro capacità di ottenere valute internazionali, in primo luogo il dollaro, e hanno grandi difficoltà a stabilizzare i loro tassi di cambio e sviluppare politiche monetarie autonome, orientate verso obiettivi interni.

Ci si può infine chiedere se il recente annuncio del presidente Nicolás Maduro di creare una nuova (cripto-) moneta possa essere la soluzione ai problemi economici del paese. Non corriamo rischi a rispondere decisamente di no. In primo luogo, perché il Petro (il nome di questa futura moneta) –  un progetto di cripto-valuta elettronica la cui emissione è garantita dalle risorse naturali del paese – mette in evidenza l’incapacità delle autorità a contenere, se non a prevenire, la scomparsa del bolivar. In secondo luogo, perché questo progetto è influenzato da una concezione arcaica della moneta : per avere valore e creare fiducia, si pensa, la moneta dovrebbe essere ancorata a qualcosa; una volta ci si basava sull’oro o l’argento, oggi Maduro si basa sul petrolio.

Soprattutto, come potrebbe questa moneta soddisfare le esigenze dell’economia se la sua emissione segue l’evoluzione della stima delle riserve petrolifere in Venezuela? Non vi è alcuna garanzia che il finanziamento dell’attività economica sarà quindi sufficiente per consentire al Venezuela di svilupparsi.

La moneta è endogena all’attività economica e presume la fiducia dei suoi utilizzatori, e questo concetto sembra essere ignorato da Maduro.

Gli esempi qui brevemente illustrati relativi al caso venezuelano sono in linea con le lezioni che si possono trarre dall’opera “La Monnaie. Un enjeu politique” [11]. La moneta è un’istituzione sociale centrale nella crisi del capitalismo. Per promuovere lo sviluppo economico, che sia nazionale o globale, bisogna capire come funziona e si gestisce la moneta. Una politica monetaria efficace, sia in Venezuela che in qualsiasi area monetaria, presuppone di garantire la fiducia degli utilizzatori di questa valuta e allo stesso tempo di affrontare la questione del regime monetario. Pertanto, la politica monetaria e la politica fiscale dovrebbero sempre e ovunque essere in grado di coordinarsi per raggiungere gli obiettivi di stabilità economica, sviluppo e piena occupazione.


[1] Nel 2017, secondo il Parlamento controllato dall’opposizione, l’inflazione era del 2616%. L’FMI prevede una recessione al 12% del PIL. Per quanto queste cifre siano difficili da verificare a causa della loro entità, la recessione e la situazione quasi iperinflazionistica sono fuori dubbio.

[2] Gutiérrez, L. H., and Labarca, N. (2003), “Determinantes de la inversión privada en Venezuela: Un análisis econométrico para el periodo 1950-2001”, Revista Tendencias, 4(2).

[3] Ricordiamo che nel 1989, all’inizio del suo secondo mandato, Carlos Andres Perez – eletto con un programma socialdemocratico – dovette piegarsi alle ingiunzioni neoliberiste del Fondo monetario internazionale (proprio mentre si stava costruendo il famoso “Washington Consensus”), implementando la legge marziale e reprimendo la protesta nel sangue. Il “Caracazo” del 1989 uccise circa 3000 persone in un contesto di alta inflazione.

[4] Ad esempio, si veda questo articolo di T. Gaston-Breton pubblicato su Les Echos nel 2006 per rendersi conto della natura conflittuale della distribuzione delle entrate petrolifere in Venezuela, dalla scoperta dei giacimenti, all’interno della stessa popolazione locale, ma anche con i principali gruppi stranieri che sfruttano i giacimenti.

[5] L’obiettivo era infatti destinare le rendite del petrolio ai programmi sociali: trasferimenti, investimenti pubblici per sradicare l’analfabetismo o migliorare lo stato di salute della popolazione… ma sfortunatamente non per risanare l’economia venezuelana dalla sindrome olandese!

[6] Gli economisti concordano nel riconoscere almeno tre funzioni di moneta: unità di conto, mezzo di pagamento e riserva di valore. Il primo consente di valutare il prezzo dei beni nella stessa unità di misura, il secondo facilita le transazioni e il terzo, che compete con altre attività come i titoli finanziari, è una modalità del risparmio. Gli economisti keynesiani aggiungono a queste funzioni quella per cui la moneta, attraverso la politica monetaria in coordinamento con la politica di bilancio, consente di intervenire sull’attività economica.

[7] Lampa, R. (2017), “Crisis in Venezuela, or the Bolivarian Dilemma: To Revolutionize or to Perish? A Kaleckian Interpretation”, Review of Radical Political Economics, 49, pp. 1-21.

[8] Cfr. Kulesza, M. (2017), « Inflation and Hyperinflation in Venezuela (1970s-2016): a post-keynesian interpretation », Institute for International Political Economy, WP 93.

[9] Per una revisione della letteratura eterodossa e un modello teorico, si veda Charles, S. and Marie, J. (2016), « Hyperinflation in a small open economy with a fixed exchange rate: A post Keynesian view », Journal of Post Keynesian Economics, 39, pp. 361-386.

[10] si veda Théret , B.(dir.) (2007), “La monnaie dévoilée par ses crises”, éditions de l’EHESS.

[11] Opera di prossima pubblicazione presso Seuil nel gennaio 2018, scritta in collaborazione con J.-M. Harribey, E. Jeffers, J.-F. Ponsot e D. Plihon. Si veda qui.

http://vocidallestero.it/2018/01/28/quello-che-la-crisi-venezuelana-ci-insegna-sulla-moneta/

 

Uscire dall’Euro

Uscire dall’Euro

È nostra opinione che, l’uscita dall’euro costituisca un’alternativa necessaria per recuperare la sovranità e  superare la gravissima crisi che stiamo attraversando.  Sarebbe, insieme al rifiuto del pagamento del debito illegittimo, il primo passo di una strategia costituente, che pretenda il riequilibrio dell’economia, nell’ottica di uno spostamento del potere economico e sociale partendo dal lavoro, ponendo lo Stato in una posizione di controllo.

 

Continuiamo a far finta di niente

Continuiamo a far finta di niente

Renzi non si rende conto di cosa lo aspetta, ma soprattutto del fatto che la catastrofe dell’economia italiana è un MACROPROBLEMA STRUTTURALE nell’Eurozona, e finché esisteranno i parametri economicidi dell’euro non esiste salvezza. Il governo Renzi è morto prima di nascere. Poi, sapete, uno si stufa di scrivere sempre le stesse cose.

Paolo Barnard

Arcipelago SCEC

Lisa Bortolotti, moglie, madre di due figli, laureata all’Alma Mater Studiorum ( Bologna ) in economia aziendale; è impiegata pubblica ma dal gennaio 2012 ha fatto il suo downshifting con un part time al 60%, per dedicarsi maggiormente a ciò che ritiene importante: casa, famiglia, passioni, associazione.

Subito dopo la nascita della secondogenita, è socio fondatore di Arcipelago SCEC Emilia Romagna, nel 2009. Dalla primavera 2011 ne diventa presidente e coordina l’attività degli attivisti regionali ; si dedica alla divulgazione delle progettualità di Arcipelago, crea occasioni di approfondimento e formazione, collabora ad alcune attività del coordinamento nazionale ( sito e blog “La Nave dei Folli” ), si adopera per applicare una sperimentazione nel proprio territorio, Ferrara; è rappresentante regionale nel coordinamento nazionale.
Di Arcipelago SCEC, e dei suoi progetti, sostiene che è un percorso di vita, che richiede di incarnare totalmente, a partire da sé, il cambiamento che si vuole realizzare. Arcipelago non solo si fa, ma lo si è.

Araba Fenice ne è socia e l’ha invitata domenica 23 settembre 2012 alla manifestazione “Ricominciamo dal futuro”, presso la Società operaia di Mutuo soccorso,  alle 10.30 per illustrare le attività dell’associazione.

Storia della moneta

Sarà Sandro Pascucci, dell’associazione Primit, ad aprire i lavori della manifestazione  “Ricominciamo dal futuro”, presso la Casa Operaia dal 22 al 30 settembre.
Questo il programma di sabato 22:
16.00 : 16.30 = breve storia della moneta (nascita della moneta, medioevo, banche centrali)
16.30 : 17.00 = situazione monetaria attuale (banche centrali e politici collusi)
pausa 10 minuti
17.10 : 18.00 = come recuperare la sovranità monetaria (proposte tecniche)
18.00 : 18:50 = pericoli sociali di non intervento (dibattito)
19.00 = fine lavori

SCEC

Banche del Tempo e SCEC insieme. Perché no?

SCEC significa “Solidarietà o Sconto ChE Cammina”. È un’economia che si contrappone all’economia globalizzata creata sul debito infinito ed insostenibile. Un modo per essere protagonisti e non subire il tracollo del vecchio sistema.

È tempo di crisi e il futuro si prospetta grigio per tutti. Per i giovani come per i pensionati, per i cinquantenni come per le giovani coppie. Salvi solo i grandi manager e le ricche professioni, oltre ai privilegiati della politica e le mafie. In un quadro senza troppe speranze, ognuno deve offrire il suo contributo. Mentre alcuni hanno già buttato la spugna, sopraffatti dai debiti e dalla disperazione, altri reagiscono rivendicando il diritto di non pagare debiti fatti da altri.

E noi cosa possiamo fare?

Accontentarsi del sopravvivere quotidiano, non può bastare. Ricordate il testo del Pastore protestante Martin Niemöller : “Prima vennero ad arrestare i comunisti, ma io non ero comunista e non dissi nulla. Poi vennero per i socialdemocratici, ma io non ero socialdemocratico e non feci nulla. Poi vennero per i sindacalisti, ma io non ero sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, ma io non ero ebreo e feci pochissimo. E allora, quando vennero a prendere me, non c’era più nessuno che si levasse a difendermi.” Ovvero: non chiediamoci se spetta proprio a noi fare qualcosa in più. Tutti dobbiamo responsabilizzarci davanti alle emergenze. È un nostro dovere, non una semplice possibilità.

Le Banche del Tempo sono una bella realtà, ma che incide marginalmente nella società. L’economie bancarie invece si uniscono per condividere le competenze e diventare più grandi. Perché allora anche noi non sognare in grande. Un sogno possibile perché già sperimentato da altre realtà, in Italia ed all’estero. L’Argentina è uscita dalla recente crisi economica, che l’aveva portata al default, anche grazie ad una moneta locale chiamata “CREDITO”, simile allo SCEC. Attualmente in Argentina usano il “CREDITO” come moneta alternativa 1.500 gruppi e circa due milioni di persone…

Ma come funziona lo SCEC?

Lo SCEC è un buono sconto perfettamente legale. Il valore stampato sul buono va da mezzo SCEC fino a 20 SCEC. Un negozio o un professionista che lo riceve in pagamento, abbuona il valore degli SCEC come un normale sconto. Quindi emette lo scontrino o la fattura al netto dello sconto. Lo sconto in SCEC comunemente offerto va dal 10% al 30%, ma può essere anche maggiore. Spendere gli SCEC in un acquisto significa spendere di meno. Chi accetta gli SCEC fa uno sconto che non è a fondo perduto, ma che può essere speso presso altri negozi o professionisti associati.

All’iscrizione ogni nuovo socio riceverà gratuitamente i suoi primi cento SCEC e potrà cominciare a scambiare: in ore o in sconti. Allora lo SCEC è un buono sconto con una particolarità: una volta emesso può continuare a girare e, girando, rafforza l’economia locale piuttosto che quella globalizzata.

Ma quando finiscono i primi cento SCEC, come si fa? Se non si ha una attività che incassa SCEC offrendo sconti, si rischia di rimanere al palo. Qui entra in aiuto la Banca del Tempo. I suoi soci hanno dei valori da scambiarsi in grado di aprire la partecipazione a tutti.

Come può una Banca del Tempo utilizzare gli SCEC?

Cos’è la Banca del Tempo è presto detto. Tutti noi abbiamo delle competenze e delle capacità che desideriamo condividere. Iscrivendosi alla Banca del Tempo si può offrire le proprie competenze e richiedere di usufruire delle competenze degli altri soci. Ogni competenza ha lo stesso valore: il tempo. Man mano che aumentano i soci della Banca, aumentano le competenze e le abilità offerte. Si può arrivare così a coprire ogni esigenza di una famiglia, con un semplice “do et des”, un dono reciproco che fa a meno del denaro e, alla lunga, potrebbe rivoluzionare il nostro concetto di società.

Attualmente gli scambi di servizi fra soci della Banca del Tempo sono espressi in ore ed emessi tramite assegni. Questo strumento funziona: permetterà infatti di accumulare un monte ore che a sua volta può essere speso in servizi. Ma gli assegni che i soci della Banca del Tempo si scambiano, non servono ad altro che per essere contabilizzati. È un processo lento, che non incentiva gli scambi. Diverso sarebbe se i pagamenti fra i soci della Banca del Tempo si facessero in SCEC.

Basta stimare il valore di ogni ora spesa o ricevuta per una qualsiasi prestazione fra i soci della Banca del Tempo, in “sei SCEC all’ora”. Chi riceve gli SCEC avrà così due possibilità: o di spenderli per un’altra prestazione fra soci della Banca del Tempo, oppure di spenderli presso un negozio o un professionista convenzionato col circuito SCEC. Altra comodità sarà la snellezza burocratica. Nessun bisogno di recarsi alla banca del Tempo per contabilizzare le proprie ore. I buoni sconto sono immediatamente fruibili.

Che fare adesso per promuovere l’idea?

Premetto che non è necessario abolire completamente gli assegni: chi vuole può continuare tutto come prima. Ma chi vuole osare il passo del cambiamento, perché negarglielo? Le Banche del Tempo insieme al progetto SCEC, possono infatti coinvolgere molte più persone. Restare ancorati al passato, timorosi di ogni novità, tradisce gli stessi principi della Banca del Tempo, che è nata come soffio di novità in una società consumistica ed egoista.

Possiamo anche fare un incontro con esperti delle due realtà per chiarirci tutti i dubbi. Poi bisognerà darsi da fare per raccogliere adesioni, sia come soci che come negozi e professionisti.

Per contatti Banca del Tempo di Modena: Guido Guidotti 334-1732927 Per Arcipelago SCEC Emilia Romagna: Massimiliano De Cò 348-2253503

Nota: Anche l’associazione culturale Araba Fenice aderisce al progetto

Siamo in guerra

“Siamo in guerra, i nostri politici sono come il comandante Schettino: rimangono a guardare mentre la nave affonda”. Queste sono le parole di Beppe Grillo durante la presentazione del suo libro a Roma. “I partiti sono morti e la gente presto impugnerà un fucile”. Ecco l’intervista di Francesca Fagnani a Grillo.

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