Kaliningrad

L’esercito americano continua a trasferire i suoi aerei da combattimento, veicoli blindati e personale militare ai confini della Russia occidentale. Se fino a poco tempo fa si credeva che l’apparizione di migliaia di truppe americane in Polonia non comportasse rischi reali, allora, come si è scoperto, appariranno il doppio dei rappresentanti dell’esercito americano invece di migliaia di soldati, il che è molto più spaventoso – gli Stati Uniti intendono collocare vicino alla regione di Kaliningrad fin a tre dozzine dei loro caccia F-16.

“Gli Stati Uniti ridistribuiranno in Polonia fino a duemila soldati, a Varsavia verrà dato il comando del 5 ° Corpo dell’esercito americano dal Kentucky. Domani a Washington confermeranno come sarà rafforzata la presenza militare americana.

Difese russe su Kaliningrad

Sono noti i piani USA per il trasferimento dalla Germania alla Polonia di circa 30 F-16 americani. Ora in Polonia ci sono circa 5.000 truppe statunitensi di stanza. Circa il 60% dei residenti locali, secondo i sondaggi, sostiene un aumento del contingente militare statunitense nel paese ”, hanno riferito i media. Pertanto, il numero totale di militari statunitensi in Polonia raggiungerà 7000 unità.

Mappa della regione

Quale sia esattamente la ragione dell’accumulo attivo del gruppo militare vicino ai confini russi non è noto. Le autorità miltari russe seguono con molta attenzione i movimenti di forze USA e NATO nelle vicinanze della zona di Kaliningrad.

Fonte: Avia Pro.ru

Traduzione: Sergei Leonov

Inique sanzioni

Alla Conferenza di Monaco, il 15 febbraio, il segretario di stato Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati uniti hanno sollecitato gli alleati a stanziare altri 400 miliardi di dollari per accrescere la spesa militare della Nato, che già supera ampiamente i 1.000 miliardi annui.

L’Italia deve quindi aumentare la propria spesa militare, già salita a oltre 26 miliardi di euro all’anno, ossia più di quanto il Parlamento abbia autorizzato a stanziare una tantum per l’emergenza Coronavirus (25 miliardi).

La Nato guadagna così terreno in una Europa largamente paralizzata dal virus, dove gli Usa, oggi più che mai, possono fare ciò che vogliono.

Alla Conferenza di Monaco Mike Pompeo ha attaccato violentemente non solo la Russia ma anche la Cina, accusandola di usare la Huawei e altre sue compagnie quale «cavallo di Troia dell’intelligence», ossia quali strumenti di spionaggio. In tal modo gli Stati uniti accrescono la loro pressione sui paesi europei perché rompano anche gli accordi economici con Russia e Cina e rafforzino le sanzioni contro la Russia.

Che cosa dovrebbe fare l’Italia, se avesse un governo che volesse difendere i nostri reali interessi nazionali? Dovrebbe anzitutto rifiutare di accrescere la nostra spesa militare, artificiosamente gonfiata con la fake news della «aggressione russa», e sottoporla a una radicale revisione per ridurre lo spreco di denaro pubblico in sistemi d’arma come il caccia Usa F-35.

Dovrebbe togliere immediatamente le sanzioni alla Russia, sviluppando al massimo l’interscambio.

Dovrebbe aderire alla richiesta – presentata il 26 marzo all’Onu da Cina, Russia, Iran, Siria, Venezuela, Nicaragua, Cuba e Nord Corea – che le Nazioni Unite premano su Washington perché abolisca tutte le sanzioni, particolarmente dannose nel momento in cui i paesi che le subiscono sono colpiti dal Coronavirus.

Dall’abolizione delle sanzioni all’Iran ne deriverebbero anche vantaggi economici per l’Italia, il cui interscambio con questo paese è stato praticamente bloccato dalle sanzioni Usa.

Queste e altre misure darebbero ossigeno soprattutto alle piccole e medie imprese soffocate dalla forzata chiusura, renderebbero disponibili fondi da stanziare per l’emergenza, a favore soprattutto degli strati più disagiati, senza per questo indebitarsi.

Il maggiore rischio è quello di uscire dalla crisi con al collo il nodo scorsoio di un debito estero che potrebbe ridurre l’Italia alle condizioni della Grecia.

Più potenti delle forze militari, quelle che hanno in mano le leve decisionali anche nel complesso militare-industriale, sono le forze della grande finanza internazionale, che stanno usando la crisi del Coronavirus per una offensiva su scala globale con le più sofisticate armi della speculazione.

Sono loro che possono portare alla rovina milioni di piccoli risparmiatori, che possono usare il debito per impadronirsi di interi settori economici.

Decisivo in tale situazione è l’esercizio della sovranità nazionale, non quella della retorica politica ma quella reale che, sancisce la nostra Costituzione, appartiene al popolo.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/manovre-strategiche-dietro-la-crisi-del-coronavirus

Il coronavirus sconfigge la NATO

L’abbandono della Bundeswehr dalle esercitazioni di Defender Europe 20 significa una fermata sull’intera linea di rifornimento di equipaggiamento militare e armi per le esercitazioni. Secondo l’agenzia di stampa AFP, l’ulteriore trasferimento di soldati americani alle esercitazioni degli Stati Uniti attraverso gli aeroporti tedeschi è stato interrotto. Questo significa che sarà inevitabile l’effettiva riduzione degli addestramenti.

Dal 20 febbraio, i tedeschi sono riusciti a consegnare carri armati, veicoli da combattimento di fanteria e altre attrezzature in parte a una brigata corazzata americana nel luogo di addestramento in Polonia, presso il campo di addestramento di Dravsko Pomorsko. Il personale militare della 2a brigata corazzata della 3a divisione di fanteria era arrivata al campo di addestramento in Polonia attraverso aeroporti tedeschi dagli Stati Uniti.

Ma il 12 marzo, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha annunciato una riduzione del programma di addestramento. Ora il Pentagono dovrebbe confermare ufficialmente l’arresto delle manovre di Defender Europe 20. Dopo tutto, la decisione del comando Bundeswehr blocca la logistica chiave degli esercizi. Già ricevuto segnalazioni di sospensione dello scarico di navi da trasporto con equipaggiamento militare nei porti del Belgio e dei Paesi Bassi. Il 13 marzo, due navi da trasporto, Resolve e Benavidez, sono rimaste in mare di fronte al porto di Vlissingen, ma non hanno chiesto di scaricare.

Mezzi militari per la esercitazione Defend Europe

Ricordiamo inoltre che in precedenza le autorità norvegesi hanno deciso di annullare il resto degli esercizi NATO Cold Response 20 . Come riportato alla vigilia dell’11 marzo, dal comando europeo degli Stati Uniti (EUCOM), questo è dovuto a misure precauzionali in relazione allo scoppio del coronavirus COVID-19.

Nota: Lo scoppio dell’epidemia in Europa, che ha determinato misure restrittive e preventive in tutti i paesi, ha fatto impantanare la più grande esercitazione militare della NATO sul continente europeo che era stata pianificata appositamente per dare un segnale alla Russia.
Più che la “minaccia russa” ha potuto la minaccia del Coronavirus nel bloccare la NATO.

Fonte: Fort Russ https://www.fort-russ.com/2020/03/coronavirus-defeats-nato-germany-withdraws-from-defender-europe-20-war-games/

Traduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/il-coronavirus-sconfigge-la-nato-la-germania-si-ritira-da-defender-europe/

Defender Europe

Un momento delicato per l’Europa e tragico per l’Italia

Proteste contro le esercitazioni NATO

In effetti risulta molto strano che queste esercitazioni si svolgano nel momento in cui in Europa si è alle prese con la diffusione dell’epidemia Coronavirus. I militari USA arriveranno senza mascherina e si mescoleranno con le popolazioni locali in una serie di manifestazioni previste, come concerti e meeting di benvenuto organizzati dai governi filo USA e dalla stessa Alleanza Atlantica. Senza considerare quanti dei militari si riverseranno nei bar e nei Pub delle città europee per bere e divagarsi. Una vera festa per le tante prostitute in Polonia e nei paesi baltici. Sembra quanto meno imprudente in un momento come questo.
Qualcuno inizia a chiedersi quanto questo sia utile per i paesi europei e la domanda circola anche in Italia, in un momento di estrema crisi, mentre ci sarebbe bisogno delle forze armate a presidiare il territorio, con lo stato d’assedio per l’epidemia, con le carceri in rivolta, la pressione migratoria, il pericolo del terrorismo, non si vede quale sia l’utilità di minacciare la Russia e di mantenere contingenti militari italiani in paesi come l’Afghanistan, l’Iraq, il Libano, il Kosovo e altrove, con enormi spese ,quando ci sarebbe bisogno di una mobilitazione a difesa del paese.
La domanda dovrebbe essere posta a quelle forze politiche che si richiamano al “sovranismo” ma non pronunciano una parola su questi problemi e sulla totale dipendenza e subordinazione del paese Italia alla superpotenza dominante.
La penisola è di fatto una portaerei al servizio degli USA con il suo enorme numero di basi militari USA sul territorio italiano e questa sembra una questione indifferente per tutte le forze politiche italiane. Bene così. Ce lo chiede la NATO.

Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/forti-critiche-in-germania-per-le-massicce-esercitazioni-militari-usa-ai-confini-della-russia/

Chi minaccia chi?

A partire dal marzo 2020 gli Stati uniti cominceranno a schierare in Italia, Germania, Belgio, Olanda (dove già sono schierate le bombe nucleari B-61), e probabilmente in altri paesi europei, la prima bomba nucleare a guida di precisione del loro arsenale, la B61-12, in funzione principalmente anti-Russia. La nuova bomba è dotata di capacità penetrante per esplodere sottoterra, così da distruggere i bunker dei centri di comando in un first strike. Come reagirebbero gli Stati uniti se la Russia schierasse bombe nucleari in Messico, a ridosso del loro territorio? Poiché l’Italia e gli altri paesi, violando il Trattato di non-proliferazione, mettono a disposizione degli Usa sia basi sia piloti e aerei per lo schieramento di armi nucleari, l’Europa sarà esposta a maggiore rischio quale prima linea del crescente confronto con la Russia.
Secondo: un nuovo sistema missilistico USA è stato installati nel 2016 in Romania, e uno analogo è in corso di realizzazione in Polonia. Lo stesso sistema missilistico è installato su quattro navi da guerra che, dislocate dalla U.S. Navy nella base spagnola di Rota, incrociano nel Mar Nero e Mar Baltico a ridosso del territorio russo.

Stoltenberg accusa invece la Russia di violare il Trattato INF, lanciando l’avvertimento «non possiamo accettare che i trattati siano violati impunemente» Nel 2014, l’amministrazione Obama ha accusato la Russia, senza portare alcuna prova, di aver sperimentato un missile da crociera (SSC-8) della categoria proibita dal Trattato, annunciando che «gli Stati uniti stanno considerando lo spiegamento in Europa di missili con base a terra», ossia l’abbandono del Trattato INF. Il piano, sostenuto dagli alleati europei della NATO è stato confermato dalla amministrazione Trump: nell’anno fiscale 2018 il Congresso ha autorizzato il finanziamento di un programma di ricerca e sviluppo di un missile da crociera lanciato da terra da piattaforma mobile su strada. Missili nucleari tipo gli euromissili, schierati dagli USA in Europa negli anni Ottanta ed eliminati dal Trattato INF, sono in grado di colpire la Russia, mentre analoghi missili nucleari schierati in Russia possono colpire l’Europa ma non gli USA. Lo stesso Stoltenberg, riferendosi agli SSC-8 che la Russia avrebbe schierato sul proprio territorio, dichiara che sono «in grado di raggiungere gran parte dell’Europa, ma non gli Stati Uniti». Così gli Stati Uniti «difendono» l’Europa.

Manlio Dinucci fonte Il manifesto

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61270

Spazzati via

Il vertice della NATO di luglio si concentrerà sulla “minaccia della Russia”. La straordinaria scala di esercitazioni militari condotte così intensamente con scenari che includono l’introduzione di rinforzi per avanzare, non prendere posizioni difensive, la creazione di infrastrutture alla porta della Russia e la preparazione della base logistica per fornire operazioni offensive saranno descritte come il minimo che il blocco possa fai fronte al nemico superiore. Indurre la Russia a prendere provvedimenti che non prenderebbe altrimenti è il modo sicuro per riportare l’Europa ai giorni della Guerra Fredda. La NATO avrebbe potuto scegliere un approccio diverso per risolvere i problemi alla tavola rotonda, ma non lo fece. Il trattato di sicurezza europea (2009) e l’ accordo sui principi di base che reggono gli Stati membri del Consiglio NATO-Russia nella sfera della sicurezza (2009) proposti dalla Russia sono stati respinti a priori senza alcun tentativo di negoziare seriamente le proposte. L’ iniziativa tedesca del 2016 di avviare i colloqui su un nuovo accordo di sicurezza europeo è stata accolta per essere spazzata sotto il tappeto in seguito. La riunione del NRC del 31 maggio è stata dedicata più al caso Skripal che alle questioni di sicurezza e di controllo degli armamenti europee. In realtà, la NATO non ha alzato un dito per dissipare le tensioni. Al contrario, sta rapidamente aumentando il ritmo delle attività militari vicino alla Russia su scala senza precedenti, minando qualsiasi cosa rimanga della sicurezza europea. L’alleanza ha fatto la sua scelta, dando la preferenza alla politica delle provocazioni. Tutti i paesi facenti parte dell’Alleanza sono coinvolti. L’Italia, per parte sua, partecipa con un suo contingente di truppe schierato in Lettonia oltre ad aver inviato personale e mezzi dell’aeronautica militare negli aeroporti sul Baltico, mentre alcune unità della marina a rotazione sono entrate nel Mar Nero per imprecisate missioni di sorveglianza ed intercettazioni radar. Mancherebbe da aggiungere a questo scenario i preparativi che la NATO sta attuando in vista del prossimo attacco all’Iran, cosa ormai certa salvo definire la sola la data (alcuni prevedono entro l’autunno), attacco in cui saranno coinvolte in primo piano forze della NATO che partiranno dalle basi nel Sud Europa (Italia e Grecia ). Non per caso Israele sta partecipando alle ultime esercitazioni NATO nell’est Europa. Si prepara quindi lo scenario di un prossimo conflitto le cui conseguenze sono attualmente incalcolabili.

https://www.controinformazione.info/la-nato-prepara-una-forza-di-attacco-sui-confini-della-russia/

Giordania

A Bruxelles, al-Azraq è un “nome familiare”, in quanto utilizzata dalla NATO e dalle forze aeree dell’UE, concretamente dai belgi (2014-2015), e ora da olandesi e tedeschi. Le forze aeree statunitensi vi operano da anni. La base è situata in un’altra parte oscura del Medio Oriente; economicamente depressa con innumerevoli piccole imprese e fabbriche chiuse e arrugginite e la quasi completamente prosciugata Azraq Wetlands Reserve un’oasi un tempo rinomata come ‘santuario degli uccelli migratori’. L’oasi si estendeva quasi al confine con l’Arabia Saudita. Ora la maggior parte del territorio della “riserva” è secca. In ogni caso, non ci sarebbero volati molti uccelli perché si sarebbero trovati di fronte al rombo assordante dei motori degli aerei e agli impianti di collaudo dei motori, non diversamente da quelli di cui fui testimone ad Okinawa. Chi viene in questo angolo della Giordania è per lo più un “avventuroso” turista occidentale, pronto a “esplorare” il vicino castello un tempo usato come base dal glorioso agente segreto inglese Thomas Edward Lawrence, noto come “Lawrence of Arabia”. Vengono anche a visitare “riserve naturali” e diversi siti archeologici. La signora Alia, che lavora nel centro artigianale di al-Azraq, confessa: “A volte siamo molto spaventati… Perché il nostro posto è proprio sul perimetro della base aerea, pur essendo un hotel per turisti stranieri. Ci sono molte ragioni per cui qualcuno potrebbe pensare di attaccare questo posto…” Ma questa è davvero una locanda “turistica”, chiedo, dopo aver osservato numerosi hangar e aerei militari sul parcheggio, dietro la struttura. Esita per qualche istante, ma poi risponde: “In origine era una eco-hotel, ma ora le prenotazioni provengono principalmente dalla base. Ci sono statunitensi e tedeschi; mentre un paio d’anni fa c’erano i belgi. Gli ufficiali a volte vivono qui per un mese intero, sa: addestramento, riunioni … Lavorano nella base, ma dormono da noi“. C’è un cartello “US Aid” avvitato sul muro all’ingresso della locanda. E vi sono innumerevoli foto sin bianco e nero della zona, che decorano le pareti, così come la statuetta di un soldato con la vecchia uniforme coloniale inglese. La città di Azraq è polverosa e semivuota. È circondata da un deserto brutalmente secco. Ci sono innumerevoli rovine di case e servizi sulla strada principale. Alcuni vivono nella miseria, in tende lacere. Mi fermai vicino a un gruppo di dimore umili. Una vecchia dal vestito nero mi agitava un bastone con aria minacciosa. Un uomo anziano si avvicinò all’auto tendendo la mano verso di me. Era rugoso e duro. L’ho scosso. Non avevo idea di quanti anni avesse; molto probabilmente non troppo vecchio, ma sembrava stanco e avvilito. “È questa la base”, agitai la mano astrattamente verso i muri: “Aiuta la città, almeno un po’?” L’uomo mi fissò per diversi secondi. Poi borbottò: “Aiutare? Sì, forse… Forse no… Non lo so davvero“. Il mio autista e interprete, un ex-commerciati diversi anni fa, prima di affrontare momenti difficili commentava, mentre ci stavamo lentamente allontanando da al-Azraq: “È assai brutto qui! La situazione è tragica. West Amman e questo, come se esistessero due universi diversi su un solo Paese. Un tale contrasto! Beh, può vederlo da solo“. Gli chiesi se ai giordani sarebbe dispiaciuta l’idea di espandere questa micidiale base aerea nel loro Paese? Dopo tutto, l’unico scopo è brutalizzare nazioni arabe, uccidere innumerevoli esseri umani inermi. Si strinse nelle spalle: “Non gli importa. La maggior parte delle persone qui non pensa a queste cose. Vogliono poter mangiare, cavarsela. Il governo li ha convinti che collaborare con l’occidente potrebbe migliorarne il tenore di vita. È tutto ciò a cui pensano. I nostri capi, del Golfo e qui, sono corrotti e la gente umiliata; non vedono alcun futuro luminoso, nessuna via d’uscita dalla situazione attuale…” Circa 70 chilometri verso la capitale, Amman, rallentiamo, mentre superiamo diversi checkpoint e una recinzione di cemento, che assomiglia a quella costruiti dagli occidentali in Afghanistan. L’autista mi dice: “Guardi, questo è dove hanno addestrato la cosiddetta opposizione siriana, per anni“. Di ritorno ad Amman, incontrai diversi amici, principalmente stranieri, che vi lavorano. “Esistono numerose basi militari occidentali in Giordania“, mi disse uno di loro. “Questo argomento non è discusso qui, apertamente. Giusto o sbagliato, non importa. A nessuno importa. La spina dorsale di questa parte del mondo è già stata spezzata“.
Al-Azraq non è solo una grande base aerea. È anche sinonimo di uno dei maggiori campi profughi in Medio Oriente. È un nuovo campo, costruito nel deserto per ospitare principalmente profughi siriani. Nel 2016 e 2017 vi lavorai, o più precisamente, ci provai prima di essere cacciato dalle locali aggressive forze di sicurezza. Crisi dei rifugiati, basi militari occidentali, aiuti esteri e turismo, queste sono le principali fonti di reddito del Regno di Giordania. In modo sinistro e surreale, tutto qui si segue un cerchio, “ha un senso perverso“: “interi Paesi vengono appiattiti dalle basi militari, che la Giordania è disposta ad ospitare sul proprio territorio; naturalmente, a una grossa tariffa. Di conseguenza, centinaia di migliaia di profughi disperati continueranno a riversarsi in questa “isola di stabilità in Medio Oriente”, portando decine, centinaia di milioni di dollari in aiuti stranieri nelle casse di Amman“. Nessuna industria, produzione o duro lavoro è necessario. Questo accordo potrebbe essere definito come “immorale”? ‘Ed è veramente importante?’ Mi fu detto in diverse occasioni, durante questa e le precedenti visite al Regno di Giordania, che “a nessuno importa”. Quasi tutte le ideologie, insieme a spirito di solidarietà ed internazionalismo, sono già state distrutte da programmi e campagne di indottrinamento sponsorizzate dall’occidente camuffati da “aiuti”. Dico “quasi”, perché ora appare un barlume di speranza. Non tutto è perduto, ancora. Un Paese vicino, la Siria, resiste combattendo e perdendo centinaia di migliaia di persone, ma è quasi riuscito a sconfiggere il brutale intervento occidentale. Questo potrebbe essere il momento più importante nella storia araba moderna. I popoli del Medio Oriente guardano. I giordani guardano. I turchi guardano. Chiaramente, gli imperialisti possono essere sconfitti. Chiaramente, il collaborazionismo non è l’unico modo per sopravvivere. L’enorme base aerea della NATO passa lentamente dalla Turchia alla Giordania. L’occidente ha già perso la Siria. Potrebbe anche perdere la Turchia. Chissà: un giorno anche la Giordania potrebbe svegliarsi. Alcuni dicono: l’effetto “Domino è iniziato”.
Andre Vltchek

estratto da https://aurorasito.wordpress.com/2018/03/13/la-nato-passa-dalla-turchia-alla-giordania/

Merkel maestra

Come si vede la Merkel riesce a svolgere egregiamente il suo ruolo di richiamare all’ordine i paesi europei nell’obbedienza a tutte le direttive che provengono da Washington e dal comando NATO, evitando che si verifichino defezioni e prese di posizione discordi, come alcune dichiarazioni registratesi ultimamente nei paesi dell’Est. Il grande timore di Washington è esattamente quello di un possibile scollamento degli USA con l’Europa ed un riavvicinamento di questa alla Russia. Per tale motivo si mantiene aperta la questione dell’ Ucraina con improvvisi nuovi bagliori di guerra e e si minacciano nuove sanzioni alla Russia per il suo ruolo svolto in Siria in contrasto con gli interessi USA. Il “cane da guardia” di Washington in Europa è la Frau Merkel, funzione che gli si addice in modo ottimale e in cambio della quale la Germania ha ricevuto da Washington carta bianca per sottomettere economicamente i suoi competitor europei e far pagare a loro il costo dell’eccezionale surplus tedesco. La Germania è quindi in prima linea nel partecipare allo spiegamento di forze NATO alle frontiere della Russia sui paesi baltici, in Polonia ed in Romania dove vengono installati i nuovi missili USA. Nel marzo di quest’anno, la rivista Foreign Policy ha pubblicato una informativa che concerne le armi nucleari stanziate dagli USA in Germania e che questa potrebbe utilizzare in un eventuale confronto bellico con la Russia. La cancelliera Merkel è convinta che la vecchia tecnica del “bastone e della carota” sia sufficiente per piegare Putin e neutralizzare la Russia ma, come altre volte accaduto nella Storia, i tedeschi sottovalutano il potenziale della Russia e si lanciano in pericolose avventure, questa volta al guinzaglio del padrone USA. La Storia sembra non aver insegnato molto ai dirigenti dell’attuale Germania. Fonti: Hispan Tv Sputnik News Traduzione e sintesi: Luciano Lago in http://www.controinformazione.info/la-merkel-esorta-la-nato-a-mostrare-il-bastone-e-la-carota-alla-russia-di-putin/

La Svezia si arrende a USA-NATO

Nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel 2005, il drammaturgo Harold Pinter stronco l’impero USA e notò che esso “ora occupa 702 installazioni militari in 132 Paesi di tutto il mondo – con l’onorevole eccezione della Svezia, certamente”.
Da allora, la presenza militare globale degli Stati Uniti ha continuato a crescere; ma il premiato scrittore era disinformato circa l’onorevole eccezionalismo della Svezia. Circa nello stesso momento in cui il mortalmente malato Pinter stava registrando il suo discorso, un funzionario del Ministero della Difesa svedese osservava che il Paese era già così profondamente coinvolto nel dispositivo USA/NATO che avrebbe costituito una piccola trascurabile differenza se ne fosse diventato formalmente membro.
Ciò era vero nel 2005, e lo è ancora di più dieci anni dopo. Benché la Svezia non sia ancora ufficialmente un Paese membro, le sue forze armate sono ora quasi completamente incorporate nel sistema USA/NATO. Truppe svedesi hanno partecipato alle guerre di aggressione ed occupazione degli USA e dei suoi alleati in Afghanistan, Libia e nei Balcani. Un gruppo segreto dei reparti speciali ha combattuto a fianco delle truppe USA/NATO in luoghi lontani come il Ciad e il Congo, ed è rappresentato al quartier generale delle forze speciali statunitensi in Florida.
Esercitazioni militari congiunte sono svolte con crescente frequenza nei cieli, in terra e nelle acque territoriali della Svezia. A partire da aprile dell’anno scorso [2014 – ndt], ad USA/NATO è stato garantito libero accesso allo spazio aereo svedese al fine di spiare la Russia mediante i suoi velivoli di sorveglianza AWACS.
Lo scorso agosto, il governo ha firmato un accordo cosiddetto di nazione ospitante che aumenta grandemente l’accesso USA/NATO al territorio svedese in caso di guerra e, come al tempo attuale, per i preparativi bellici. L’accordo – che deve ancora essere ratificato dal parlamento svedese – sembra inoltre violare il rifiuto svedese di lunga data degli armamenti atomici e le politiche connesse. E proprio recentemente, USA/NATO ha condotto l’esercitazione aerea più grande al mondo sul terzo più settentrionale del territorio svedese. Parte della sempre più intensa lotta con la Russia per il controllo dell’Artico in via di scioglimento, “Arctic Challenge Exercise” ha coinvolto 100 velivoli militari da 10 Paesi, inclusi gli USA, Germania, Francia e Inghilterra. Leggi il resto dell’articolo

Nuovo ordine mondiale: Bce e Nato senza vergogna

Così il presunto strumento di pace tiene in piedi la propria mutazione oligarchica con la guerra e con il conflitto, con il totale asservimento al Washington: a questo piunto è inutile nasconderlo, è meglio tenere insieme le percorelle smarrite non con la speranza di un pascolo che non c’è più, che è stato devastato dal latifondista, ma con la paura dei lupi.

il Simplicissimus

14_dottor_stranamore_640-480_resizeNon sono sono passate nemmeno tre settimane dal voto sul Brexit e già si va delineando per accenni, ma in maniera inequivocabile la risposta delle oligarchie continentali e statunitensi allo choc subito al referendum: un trauma non tanto dovuto alll’uscita dalla Ue di una Gran Bretagna già ampiamente ai margini dell’unione, ma al fatto che per la prima volta siano stati contestati con successo i meccanismi , le cinghie di trasmissione istituzionali del potere reale, che il dominio dell’informazione sia apparsa potente, ma non onnipotente, che la gestione dell’emotività (vedi assassinio della Cox) abbia mostrato dei limiti.  La linea di azione principale non sembra essere quella di rischiosissima di delegittimare il referendum, di ripeterlo o di imbastire quale trucco per renderlo inefficace: questo può soddisfare la rabbia di oligarchi di secondo piano come Juncker o quella dei cortigiani burocrati di Bruxelles, inviperiti per la ricomparsa del popolo e atterriti da un voto che presenta…

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