Missili in giardino

Appena due settimane fa, è scoppiato un enorme scandalo all’interno di un’altra ‘unione’, poiché la Germania ha sbattuto la porta in faccia alla NATO a causa dell’atteggiamento guerrafondaio di quest’ultima, distruggendo il racconto di finzione secondo il quale l”innocente’ NATO stava semplicemente reagendo alle provocazioni dei malvagi russi. Inoltre, poiché la NATO ha accelerato l’accerchiamento della Russia, con soldati britannici dispiegati in Estonia, soldati statunitensi che operano in Lettonia e soldati canadesi in Polonia, mentre le unità di combattimento sono aumentate nel Mediterraneo…

http://vocidallestero.it/2016/07/03/zerohedge-email-trafugate-confermano-che-la-nato-preme-per-lescalation-del-conflitto-con-la-russia/

Delenda Carthago

Abbiamo già fatto rilevare in altri articoli la pericolosità di una politica “Europea” anti-russa (ribadita di recente dalla nostra Federica Mogherini); ce ne sarebbe abbastanza da stare in pensiero (se ancora ci fosse il pensiero).

Nell’ottima analisi fatta dall’autore, si evince come tutta la strategia USA si basa sul presupposto di una “minaccia russa” ed un presunto  “espansionismo” della Russia di Putin che minaccerebbe l’Europa.Esattamente la tesi della propaganda di Washington che capovolge la realtà e  trascura il fatto che la crisi Ucraina (da cui sono derivate le tensioni con la Russia) è stata provocata dall’interferenza di Washington e dal Colpo di Stato (Golpe di Maidan) sobillato a Kiev dalla CIA e dagli agenti provocatori assoldati dagli USA, con il placet della UE.

La tesi dell’espansionismo della Russia  viene smentita con una semplice occhiata alla carta geografica da cui è facile rilevare che il numero delle basi NATO piazzate vicino ai confini russi negli ultimi anni (in violazione degli accordi precedenti) è quello che ha determinato  l’espansionismo della NATO ed è  la vera minaccia contro la Russia, a cui quest’ultima reagisce con  misure a difesa del proprio territorio. La psicosi della “minaccia russa” è quel pretesto utile,  creato dalla propaganda USA,  per coinvolgere i paesi europei per mantenerli in uno stato di totale subordinazione al dominio  politico, militare ed economico  degli Stati Uniti.

Traduzione e nota: Luciano Lago

Escalation

Ammettiamo che il titolo del testo del 30 marzo di JForum ( “il portale ebraico francese”, come si definisce) è del tutto giustificato e indovinato “La strana partenza di Vlad” (“Vlad”, Putin per gli amici…). Il titolo in francese riprende un testo di DEBKAfile sempre del 30 marzo 2016, annunciante, con una foto che mostrava un presunto veicolo lanciamissili nella base di Humaymim, il dispiegamento dei missili superficie-superficie a corto raggio Iskander (SS-26 per la NATO). Il modernissimo SS-26 è già ben noto, in particolare con lo schieramento a Kaliningrad, quale miglior missile terra-terra a corto raggio di oggi, con una sofisticazione elettronica notevole che ne consente precisione, seminvulnerabilità all’intercettazione e la possibilità di cambiare bersaglio o seguire un bersaglio in movimento.

estratto da https://aurorasito.wordpress.com/2016/03/31/putin-piazza-il-deterrente-nucleare-in-medio-oriente/

A me personalmente sembra più interessante il riferimento a Kaliningrad

 


http://emergingequity.org/2015/06/23/kaliningrad-moscows-military-trump-card/

Abbiamo già fatto rilevare in altri articoli la pericolosità di una politica “Europea” anti-russa (ribadita di recente dalla nostra Federica Mogherini); ce ne sarebbe abbastanza da stare in pensiero (se ancora ci fosse il pensiero).

Eurasia

Come sempre, gli alleati di ieri iniziano ad agire contro Washington. Arabia Saudita e Turchia vedono che l’Iran ha raggiunto il suo obiettivo liberandosi dalle sanzioni. Il processo globale di liberazione dalla dittatura statunitense appare ovvio anche all’Europa. Perciò gli Stati Uniti cercano di sopprimere l’aspirazione russa all’indipendenza, per mantenere anche l’Europa sotto controllo. In caso contrario, c’è il rischio che la liberazione dalla dittatura statunitense diventi un massiccio movimento coordinato. Per riunire l’Europa, è necessario esibire una minaccia estera comune, pratica comune degli Stati Uniti. Quando la minaccia diventa lo SIIL e i profughi da Medio Oriente e Nord Africa, la Russia passa in secondo piano e la solidarietà della NATO comincia ad andare a pezzi. Così gli statunitensi fanno tutto il possibile per presentare i russi nel familiare ruolo di principale nemico. Nel 2015, ricordo, gli Stati Uniti adottarono la nuova strategia di sicurezza nazionale. Nel documento la Russia veniva indicata 13 volte sempre in un contesto negativo. La Russia è il principale nemico nella dottrina militare aggiornata degli Stati Uniti, che ora cercano di riscrivere i punti chiave della strategia della NATO. E’ impossibile aspettarsi altro dagli Stati Uniti date le attuali condizioni“.
Merkel+Erdogan+Mark+50+Years+Turkish+Immigration+o9d5qvOzmvPx

E in tale quadro va inserita l’alleanza slavofoba tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente turco Erdogan. Dove difatti la Germania ignora la strage dei curdi nel sud-est della Turchia, il contrabbando di petrolio e la collaborazione di Ankara con i terroristi dello SIIL. Secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt la cancelliera tedesca Merkel “ha bisogno di Erdogan per la propria sopravvivenza politica… Erdogan ha creato la carta vincente per evitare l’intervento dell’Europa: i rifugiati“, dice l’articolo. Il presidente turco sfrutta la fiducia dei Paesi europei e “senza intoppi conduce una guerra sporca” nel proprio Paese, che si traduce ancora una volta in nuovi flussi di migranti in fuga dal sud-est del Paese con l’aumento delle violenze.

estratto da https://aurorasito.wordpress.com/2016/01/29/la-nato-verso-il-collasso/

Ancora la Turchia

La zona cuscinetto prevista dagli accordi USA-Turchia
L’Esercito turco si sta preparando per effettuare una operazione terrestre sul territorio della Siria nelle vicinanze della frontiera comune. Secondo le fonti e le informazioni citate dal giornale arabo “Asharq al-Awsat”, con sede nel Regno Unito, l’operazione inizierà dalla località di Jarabulus, una città nella Siria settentrionale che si trova attualmente sotto il controllo dell’ISIS. Oltre a queste informazioni, ci sono indizi sempre più forti che la Turchia stia preparando una invasione del territorio siriano. Il governo turco è deciso a realizzare una “zona cuscinetto” che si estende lungo il confine tra Siria e Turchia. Risulta chiaro che Erdogan ha necessità di questa zona per difendere le sue linee di rifornimento ai gruppi terroristi sostenuti da Ankara ed anche per difendere il contrabbando illegale di petrolio di cui si avvantaggia la Turchia. Questa “zona cuscinetto” dovrebbe anche impedire alle unità di protezione curde (YPG) di ampliare la loro capacità di operazioni verso Ovest. Come segnali precisi di queste intenzioni, sono stati visti operare alcuni veicoli turchi di rastrellamento mine lungo un tratto di frontiera vicino alla città di Jarablus, dove sono attestati i miliziani dell’ISIS. Questo costituisce di fatto un’altro passo verso la costituzione della “zona cuscinetto” nel nord della Siria. L’unico fattore che impedisce una invasione delle forze turche su larga scala è una possibile risposta del contingente russo in Siria che farebbe detonare un conflitto allargato nella regione.

Le formazioni dei terroristi in Siria, martellate dall’aviazione russo-siriana che ha distrutto i loro depositi, centri di comando e basi logistiche,  stanno progressivamante perdendo terreno e sono state intercettate comunicazioni dei terroristi da cui risulta che i comandanti di questi gruppi di miliziani stanno inviando richieste di aiuto urgente all’Arabia Saudita e alla  Turchia, i paesi dove operano le centrali di comando delle organizzazioni dei miliziani  jihadisti che combattono in Siria. La Turchia è un paese che fa parte della NATO e che sta ricevendo assistenza militare aggiuntiva dagli USA e dai paesi europei dell’Alleanza, in particolare da Germania e Regno Unito. Inoltre le autorità dell’Unione Europea hanno stabilito un sostanzioso finanziamento per circa 3,5 miliardi di euro al Governo turco, per aiutarlo a fronteggiare la crisi dei profughi che fuggono da Siria ed Iraq e riparano in Turchia per poi cercare di arrivare in Europa attraverso la Grecia. Questo sostanziale  appoggio che riceve dai suoi alleati, rende il presidente Erdogan più forte e più deciso a reprimere ogni dissidenza, a massacrare la minoranza curda ed a sfidare anche la Russia per attuare il suo piano di espansione di un “nuovo Impero Ottomano”.

http://www.controinformazione.info/lesercito-turco-si-prepara-per-una-operazione-terrestre-in-siria/

Ancora i Balcàni

Il Montenegro è stato invitato ad entrare nella NATO,(il 2 dicembre 2015 n.d.r.) che lo voglia o no: il paese è russofono e cirillico, e le sue installazioni militari furono bombardate come la Serbia durante le guerra dell’Alleanza contro Milosevic. Ora, queste sue installazioni, specie i bunker sotterranei, serviranno a immagazzinare migliaia di tonnellate degli Usa contro la Russia. Come volete che si opponga un paese di 650 mila abitanti?

Il Montenegro (in rosso)

Ora sappiamo che è stata la Mogherini ad eseguire gli ordini di Washington. Come ha scritto il Manifesto, “Federica Mogherini, visitando il Montenegro in veste di ministro degli esteri nel luglio 2014, ribadiva che «la politica sull’allargamento è la chiave di volta del successo dell’Unione europea — e della Nato — nel promuovere pace, democrazia e sicurezza in Europa» e lodava il governo montenegrino per la sua «storia di successo». Quel governo capeggiato da Milo Djukanovic che perfino l’Europol (l’Ufficio di polizia della Ue) aveva chiamato in causa già nel 2013 perché il Montenegro è divenuto il crocevia dei traffici di droga dall’Afghanistan (dove opera la Nato) all’Europa e il più importante centro di riciclaggio di denaro sporco. Una «storia di successo», analoga a quella del Kosovo, che dimostra come anche la criminalità organizzata può essere usata a fini strategici”.

estratto da http://www.maurizioblondet.it/ue-come-si-decidono-le-sanzioni-alla-russia-renzi-non-ostante/

Washington e la NATO alla guerra in Ucraina

di Antonio Mazzeo

 

Da oggi, ogni momento può essere quello buono per trasferire in Ucraina 300 paracadutisti della 173^ Brigata di fanteria aviotrasportata di US Army, di stanza a Vicenza. “Siamo pronti a partire per addestrare le unità locali secondo quanto ci è stato richiesto dalle autorità ucraine”, spiega il portavoce della brigata, Michael Weisman. L’ordine di trasferimento è atteso da Washington, ma potrebbe essere deciso alla fine di posticipare di qualche giorno il trasferimento dei parà “per verificare se le milizie separatiste filo-russe onoreranno l’accordo per il cessate il fuoco, deciso a Minsk a febbraio”, come spiegato dal Comandante di US Army Europe, gen. Ben Hodges. Originariamente il Pentagono prevedeva di iniziare i primi giorni di marzo le attività addestrative a favore della Guardia nazionale ucraina. Un mese fa, sul sito ufficiale del Dipartimento della difesa era comparso un bando di gara per l’individuazione di un’azienda che fornisse dal 5 marzo sino al 31 ottobre 2015 sette bus da 50 passeggeri per il trasporto di 300 militari dall’aeroporto della città di L’viv sino all’International Peace Keeping and Security Center, il grande poligono d’addestramento che sorge a Yavoriv, nell’Ucraina occidentale. Sempre secondo il Pentagono, le unità assegnate alle attività addestrative in territorio ucraino si alterneranno ogni due mesi.

“Il programma di formazione a favore di quattro compagnie della Guardia nazionale rientra tra le iniziative volute dal Dipartimento della difesa per assistere l’Ucraina e potenziare le sue capacità nell’assicurare l’ordine, condurre la difesa interna e far rispettare le leggi”, ha dichiarato Vanessa Hillman, portavoce del Pentagono. Le attività delle forze armate Usa saranno finanziate grazie al Global Security Contingency Fund (GSCF), approvato lo scorso anno dal Congresso. Il fondo prevede nello specifico lo stanziamento di 19 milioni di dollari a favore delle unità della Guardia nazionale ucraina, costituita nel marzo 2014 anche grazie l’incorporazione delle formazioni neonaziste Donbass, Azov, Aidar, Dnepr-1 e Dnepr-2, macchiatesi di gravi crimini contro le popolazioni di lingua russa. “Gli Stati Uniti dovranno però fornire il prima possibile aiuti militari letali al governo ucraino se i separatisti sostenuti da Mosca continueranno a guadagnare terreno”, ha auspicato il Capo di stato maggiore, gen. Martin Dempsey, durante un’audizione al Comitato per le forze armate del Senato.

Intanto la forza navale di pronto intervento della Nato “Standing Maritime Group 2” ha fatto ingresso nel Mar Nero per partecipare a una serie di esercitazioni con le marine alleate della regione (Bulgaria, Romania e Turchia). “Il trasferimento nel Mar Nero della SMNG2 è stata assunta in ambito alleato come risposta all’annessione russa della Crimea lo scorso anno e al sostegno che Mosca assicura ai separatisti nell’Ucraina orientale”, riferisce il Comando Nato. Il gruppo navale è posto sotto il comando dell’ammiraglio statunitense Brad Williamson ed è composto da sei unità da guerra, l’incrociatore lanciamissili “USS Vicksburg”, le fregate “Aliseo” (Italia), “Fredericton” (Canada), “Regina Maria” (Romania) e “Turgutreis” (Turchia) e la nave rifornitrice “Spessart” (Germania). “Le esercitazioni in Mar Nero prevedono operazioni anti-sottomarino, di guerra anti-area e di difesa da attacchi condotti da piccole imbarcazioni”, spiega Bruxelles.

Dalla Germania, il gen. Frank Gorenc, comandante delle forze aeree Usa in Europa, annuncia invece l’arrivo nella base aerea di Spangdahlem di dodici aerei da attacco al suolo A-10 Thunderbolt II e 300 aviatori del 355th Fighter Wing, provenienti da Davis-Monthan (Arizona). Uomini e mezzi saranno impiegati per esercitazioni e rischieramenti in Est Europa perlomeno sino all’agosto 2015. L’US Army prevede di trasferire a metà marzo (per nove mesi) nella località tedesca di Ansbach, 450 unità della 3^ brigata di combattimento di stanza a Fort Stewart, Georgia. Con i militari giungeranno in Germania anche 25 elicotteri UH-60 “Black Hawk” che saranno impiegati nell’ambito dell’operazione “Atlantic Resolve”, la missione militare avviata dal Pentagono dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, “a difesa” dei partner Nato dell’Europa orientale.

Per il 2015 “Atlantic Resolve” prevede le esercitazioni aeree in Estonia e Romania di un gruppo di volo dell’US Air Force dotato di cacciabombardieri a capacità nucleare F-16; il trasferimento a rotazione in Polonia di caccia F-16 e velivoli da trasporto C-130 “Hercules”; un’esercitazione in primavera dell’Air National Guard con caccia F-15 in Bulgaria (“Thracian Eagle”) e, successivamente, con caccia F-16 ancora in Bulgaria ed Estonia; gli aviolanci dei paracadutisti del 173rd Airborne Brigade Combat Team di Vincenza in Romania e Bulgaria ad aprile; l’esercitazione estiva “Saber Strike” nelle Repubbliche baltiche e in Polonia. “Stiamo pianificando di inviare truppe anche in Ungheria, Repubblica Ceca e Georgia come deterrenza contro un’eventuale espansione russa in Europa orientale”, ha dichiarato il Comando di US Army Europe. In vista della piena operatività della forza di pronto intervento che la Nato ha varato al recente vertice in Galles per fronteggiare la Russia, l’esercito statunitense ha infine deciso di riposizionare in Europa una brigata con 220 tra carri armati e veicoli da combattimento “Bradley”. Le unità dovrebbero essere ospitate in alcune basi in Germania e in Baltico.

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2015/03/washington-e-la-nato-alla-guerra-in.html

La grande assente e il convitato di pietra

La Grande Assente è l’Europa, che dovrebbe essere la principale se non unica partner sia di Ucraina, sia di Russia. Il presidente francese e la cancelliera Merkel, rappresentanti di un’Europa “carolingia” e atlantista (e così arriviamo al Convitato di Pietra) non rappresentano l’Unione Europea, la quale purtroppo non ha alcuna voce diplomatica, né l’Europa che purtroppo ancora non esiste. La crisi ucraina riguarda viceversa in primissima istanza proprio l’Europa nonché quella che dovrebb’essere la sua vicina, confinante e anche alleata o quantomeno buona interlocutrice e partner tanto politica quanto economica e commerciale, la Russia. Ma perché l’Europa si è lasciata trascinare su una via pregiudizialmente ostile nei confronti della Russia, perché si è lasciata imporre addirittura un embargo deleterio soprattutto e anzitutto per l’economia italiana? E qui entra in scena il Convitato di Pietra: l’ambigua presidenza degli Stati Uniti d’America, che di tanto in tanto si dimentica di essersi tirata in disparte rispetto al ruolo di superpotenza egemonica mondiale e di tanto in tanto si dimentica di essersene dimenticata: e promette armi all’Ucraina (il che oltretutto dovrebb’essere un buon business: e Obama non sta promettendo al suo popolo di tirarlo fuori dalla crisi?) e rischia di trasformare la crisi ucraino-russa, che si avrebbe motivo di ritenere almeno in parte intraeuropea, in crisi russo-statunitense trascinando ovviamente in essa l’Europa non già nel ruolo storico e geopolitico che sarebbe bene le spettasse bensì in quello di gregaria degli USA..

E qui il Convitato di Pietra si sdoppia: il suo alter ego e la sua longa manus sono ovviamente la NATO, organizzazione in cui entrano automaticamente tutti i nuovi partnersdell’Unione Europea e che dipende essenzialmente dal Pentagono. E’ la NATO, quindi il Pentagono, quindi gli USA, ad aver interesse a piazzare i suoi centri tattico-strategici il più vicino possibile alla frontiera russa: è il copione della Georgia nel 2008 che si sta ripetendo, mutatis mutandis, quasi alla lettera. L’Europa viene da tutto ciò ancora una volta emarginata.

Franco Cardini

estratto da http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=50352

Meglio saperlo

L’articolo era al link
solo che il sito ha una politica pubblicitaria nefasta: come si fa a doversi sorbire una pubblicità di 16 secondi prima di poter leggere se c’è un rischio concreto che scoppi una guerra nucleare!
Ovviamente noi ci auguriamo caldamente che questo non succeda, però, visti i precedenti e visto che l’Europa è gestita per conto terzi, uomo avvisato, mezzo salvato.

 

“Da molto tempo i piani degli Stati Uniti prevedono un cambio di regime in Russia, mirando a colpire il governo sovrano indipendente del proprio principale antagonista eurasiatico.
Washington vuole insediare un governo fantoccio filo-occidentale con una rivoluzione colorata o con la guerra. Le ambizioni egemoniche statunitensi minacciano la pace nel mondo e mai come oggi, dagli eventi che precedettero la seconda guerra mondiale, la situazione è stata tanto pericolosa. L’economista e analista politico Mikhail Delyagin prevede una massiccia provocazione anti-russa: esprimendo le sue opinioni su Radio Pravda, ha affermato che «cose e dati riconducibili a un’unica matrice […] costituiscono per tutti una gravissima minaccia».
L’Ucraina è un pretesto, una piattaforma NATO manovrata dagli Stati Uniti, un anomalo e criminale regime neonazista messo al potere da Washington.
Economicamente in bancarotta, senza nessuna legittimità, dipendente da aiuti esterni per sopravvivere, l’Ucraina è la più recente colonia americana.
A comandare è una politica di controllo, quel che dice Washington va bene. Il regime fantoccio di Kiev riverisce e obbedisce, altrimenti è sostituito e una rivoluzione colorata 3.0 ne insedia un altro.
«Perché è successa la crisi ucraina?», si è chiesto Delyagin. «Qual è la ragione principale? Perché gli americani vi sono stati così profondamente coinvolti?»
Perché Washington, la Cina e l’UE sono i «tre (più importanti) attori a livello globale», dice Delyagin. Distruggere «la cooperazione dell’UE con la Russia elimina quest’ultima come partecipante indipendente nella competizione globale, che è ciò che vediamo oggi», lasciando l’America e la Cina come i due restanti giocatori dominanti al mondo, fra i quali esiste una «vera guerra fredda».
In Ucraina c’è una guerra calda. Il commercio tra l’Unione Europea e la Russia è importante: Delyagin crede che il sentimento europeo favorisca «relazioni non basate sull’arroganza».
Washington vuole uno «strappo» della Russia dall’Europa che per il momento non è riuscito: non è riuscita la provocazione false flag del volo MH17, con la quale la Russia non aveva nulla a che fare e nemmeno i separatisti filorussi del Donbass, combattenti per la libertà. Il responsabile è stato semmai il fuoco del cannone di un aereo da guerra ucraino Sukhoi-25.
Dati radar e satellitari verificabili hanno mostrato la traiettoria del volo MH17 prima della distruzione; i fori penetrati nella fusoliera erano compatibili con i colpi di cannone.
«Il seguito sta arrivando», ha detto Delyagin: «Ci sarà un’altra provocazione […], siamo in possesso di alcune informazioni indirettamente confermate dall’Occidente che dicono che l’esercito Ucraino “continuerà (una falsa) offensiva fingendo di attaccare e i soldati svolgeranno una massiccia preparazione di artiglieria”.» Poi «una testata nucleare tattica esploderà nella zona dell’offensiva dell’esercito ucraino».
Ingiustificatamente, forse inutilmente, la Russia sarà considerata responsabile. Solo l’America ha finora usato armi nucleari: farlo di nuovo «non è così difficile», ha detto Delyagin.
Scorie radioattive sono immagazzinate nel porto estone di Paldiski. Guidata dagli Stati Uniti, la NATO «ha presumibilmente consegnato un carico (radioattivo)», non «rifiuti da smaltire».
«Il sistema va in questo modo», ha detto Delyagin: «Non essendo in grado di dimostrare la responsabilità della Russia per il volo MH17, spiegheremo a tutti che i maledetti barbari russi hanno usato armi nucleari contro l’indifeso esercito ucraino».
Putin verrà incolpato perché nessuno in Russia «può schierare un’arma nucleare tattica senza l’ordine diretto del comandante supremo».
Qui si tratta di distruggere le relazioni tra la Russia e l’Unione Europea, interrompere il commercio, recidere i normali legami politici, addirittura bloccare i mezzi d’informazione russi nei paesi occidentali e in Giappone.
«Dato l’infinito cinismo dei nostri cosiddetti “colleghi” americani,non c’è nulla di troppo scandaloso che resti fuori dai loro intrighi, perfino esplodere un ordigno nucleare, azioni criminali sotto falsa bandiera per incolpare la Russia, un 11 settembre sotto steroidi troppo muscolare per essere ignorato, con nessuna prova da fotografare per l’indagine giudiziaria, diversamente dal volo MH17, «per dimostrare che non siamo noi».
Finora i tentativi di incolpare la Russia per le condizioni della crisi ucraina sono falliti. La prove, o la loro mancanza, hanno smentito le dichiarazioni occidentali .
«Un’esplosione nucleare è diversa», ha detto Delyagin: «Non lascia impronte. Magari prima di Natale, uno shock per la sacra festività.»
Delyagin aveva predetto il colpo di stato dell’Ucraina: se lo aspettava lo scorso febbraio, il primo giorno delle Olimpiadi invernali di Sochi; è venuto alla fine, due settimane più tardi, il 22 febbraio. È da vedere se Delyagin ha ragione o torto su una false flag nucleare: per i folli di Washington tutto è possibile.
L’impensabile potrebbe seguire agli incidenti nucleari di massa: forse isolare con successo la Russia e poi dirigere lo scontro tra Est e Ovest.
Il conflitto lancerebbe una guerra nucleare che decenni di deterrente “MAD” (distruzione reciproca assicurata) hanno evitato, ma forse non più: resta da vedere, non per molto, se si dimostra corretto lo scenario prenatalizio di Delyagin.
Domenica scorsa il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha incontrato John Kerry a Roma, è stato il loro diciassettesimo incontro di quest’anno senza risolvere niente: Washington scarica interamente (sulla Russia) la responsabilità delle condizioni della guerra civile in Ucraina e degli altri conflitti nel mondo.
Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato:
«In tema di rapporti bilaterali, Lavrov ha sottolineato che il loro sviluppo è possibile solo sulla base dell’uguaglianza e di interessi reciproci, mentre ogni tentativo di esercitare pressioni sulla Russia non ha alcuna prospettiva.»
Lavrov e Kerry hanno trattato la questione dell’Ucraina: il diplomatico russo ha sottolineato l’importanza del rispetto degli accordi di Ginevra e Minsk, che quelli di Kiev hanno respinto e immediatamente violato su ordine di Washington senza mostrare prove credibili agli osservatori. Ora le condizioni di conflitto restano, ma Lavrov spera altrimenti e dice:
«Nel contesto della situazione nel sud-est dell’Ucraina, l’attuazione coerente degli accordi di Minsk è fondamentale, così come la convocazione di un gruppo di contatto per questo scopo il più presto possibile.»
L’illegittimo presidente oligarca Petro Poroshenko è l’uomo di Washington in Ucraina, un fantoccio di comodo che obbedisce agli ordini a comando con l’intenzione di alimentare la guerra: il suo falso “regime del silenzio” è un inganno fuorviante.
Dice che questo lo aiuta a riorganizzarsi, ad accrescere la forza delle truppe, riarmarsi, ripristinare la prontezza al combattimento, prepararsi per nuovi conflitti agli ordini di Washington.
Le condizioni attuali riflettono la calma prima della tempesta. Resta da vedere se con l’inganno nucleare false flag − un’altra provocazione Usa-Kiev − oppure con un altro pretesto.
Vale la pena ripeterlo: Washington vuole che un governo fantoccio filo-occidentale sostituisca la sovrana indipendenza russa; il suo piano generale prevede la conquista del mondo, perfino a costo di un conflitto nucleare per raggiungere gli obiettivi: è la follia sotto ogni punto di vista.
Un commento finale
Russia Today ha intervistato Mikhail Gorbaciov, l’ultimo leader della Russia sovietica, oggi ottantatreenne, il quale dice che l’America ha bisogno delle riforme di una Perestroika, una ristrutturazione politica, economica e militare.
«Possono chiamarla col nome che vogliono», ha detto Gorbaciov, «non è facile per loro con la società che hanno».
Creano nemici inesistenti, alimentano tensioni, creano instabilità, fanno i prepotenti con le altre nazioni, scaricano le responsabilità.
«Ogni volta che le tensioni sono alte, ogni volta che c’è instabilità in un determinato paese o in tutta la regione, è l’occasione per (Washington) di intervenire», ha detto Gorbaciov.
«Con questa politica ho abbastanza familiarità data dalla mia esperienza», ha spiegato. Crede poi che spetti all’Europa evitare una nuova Guerra Fredda potenzialmente molto più pericolosa dell’altra. La distensione è di vitale importanza quando le cose rischiano di girare fuori controllo innescando un conflitto più grave.
I rischi sono troppo pericolosi per consentire a Washington di assumersi l’intera responsabilità di alimentare il sentimento antirusso: è inaccettabile.
Contemporaneamente, sapendo ciò che sta affrontando la Russia, Gorbaciov crede che ci sia ancora tempo per cambiare le cose.
Washington ha bisogno di nemici, ha detto Gorbaciov, per esercitare «una pressione senza la quale (gli americani) non possono vivere perché sono ancora schiavi dalla loro vecchia politica».
L’Ucraina è il pretesto dell’America per qualunque cosa accada, per la sua politica in cui tutto è lecito, per scatenare un conflitto Est-Ovest che nessun governo responsabile permetterebbe e che per Washington costituisce una priorità volta a perseguire le sue mire egemoniche. Vale la pena ripeterlo: è la follia sotto ogni punto di vista.
di Stephen Lendman.