Polonia ancora pilota

La Polonia, rappresentata dalla premier nazionalista Beata Szydlo, si è messa di traverso al progetto, capitanando il gruppo dei paesi dell’Est che si oppongono (Repubblica Ceka, Slovacchia, Ungheria) ed ha rifiutato l’adesione sostenendo che “una UE di varie velocità aprirebbe la porta nel costruire dei “clubs di elite” ed in sostituzione di questo progetto  ha richiamato i responsabili della UE a ritornare allo spirito del Trattato di Roma.

Quanto queste istituzioni siano rappresentative dei popoli è testimoniato dal fatto che proprio il polacco Donald Tusk, rieletto presidente del Consiglio europeo, è stato ripudiato dallo stesso governo polacco in quanto non rappresenta la maggioranza dell’opinione pubblica del suo paese. Altrettanto si può dire per leaders europei come Hollande o la Merkel che sono, il primo nettamente sfiduciato dai suoi cittadini ed alla scadenza del suo mandato, la seconda in via di prossimo sfiduciamento e per non parlare di Gentiloni che risulta un premier nominato di un governo a sua volta nominato che mai è passato da una elezione popolare. Si tratta quindi palesemente di una oligarchia di politici e tecnoburocrati europei che si arroga il diritto di decidere per tutti senza neanche darsi la briga di sottoporre i suoi progetti alla ratifica dei propri Parlamenti nazionali e tanto meno ad un voto dei propri cittadini. Una oligarchia che opera ed agisce per favorire gli interessi dei grandi potentati finanziari che guidano le decisioni fondamentali della Commissione e degli altri organi della UE. Non è un segreto che il cervello pensante della UE è costituito dall’enorme massa di lobbisti – parecchie migliaia– accampati dalle parte dei palazzi del potere comunitario, che, nell’interesse di ambienti economici, potentati finanziari, commerciali ed industriali, corporazioni di ogni tipo, gruppi di pressione assortiti, dettano di fatto l’agenda dell’Unione, ed in particolare della Commissione UE. D’altra parte che l’oligarchia europea non fosse al servizio dei cittadini lo si sapeva da tempo e la frase più rivelatrice la aveva pronunciata, con nordica franchezza, la commissaria svedese signora Maelstrom : “Il nostro mandato non deriva dai cittadini europei “. I tecnoburocrati della UE in un raro momento di sincerità ammettono loro stessi, senza vergogna, di NON essere al servizio degli interessi dei propri cittadini. Come è noto le loro carriere ed il loro prestigio è direttamente funzionale agli interessi che salvaguardano. Non si spiegherebbe altrimenti il sistema delle “porte girevoli” che consentono agli alti burocrati della UE di uscire, al termine del loro mandato, dalle Istituzioni ed entrare direttamente come dirigenti delle grandi Banche d’Affari o delle Mega Corporations di cui hanno egregiamente salvaguardato gli interessi nel corso del loro mandato nelle istituzioni della UE. Valga per tutti il caso di Manuel Barroso, passato da presidente della Commissione Europea a “executive advisor” della potentissima Goldman Sachs. Uno dei casi più eclatanti ma, come questo, ve ne sono tanti altri meno noti ma ugualmente significativi. Se l’Unione si andrà a disgregare a breve, come molti osservatori ormai prevedono, per la rivolta dei popoli, una cosa è certa, non sarà una grande perdita e non sarà rimpianta dai popoli europei

http://www.controinformazione.info/la-polonia-pilota-la-ribellione-contro-loligarchia-della-ue/

Risorge l’imperialismo Polacco

L’imperialismo polacco  esiste eccome  –  è ricorrente nella storia. AI tempi di Jan Sobieski (1674-1695), re e “uomo forte”  dell’epoca,  la Polonia era molto più vasta di oggi,   comprendendo appunto Lituania, Bielorussia e Ucraina, e il Sobieski si esaurì in battaglie per difendere quei titanici confini.  Kaczyński,  ha scritto Sandro Mela, “è totalmente imbevuto del retaggio religioso, storico, culturale e sociale della Polonia e dell’occidente Cristiano. Kaczyński prosegue la strada segnata dai Re di Polonia”.  Sicuramente     si sente vicino  Pilsudski , e ne conosce a fondo   il colpo di Stato con cui prese il potere nel 1926  come “risanatore della democrazia” disordinata,   e la nuova Costituzione che varò Pilsudski nel 1935, chiamandola “democrazia articolata”, e che   aboliva (non senza ragione) il sistema parlamentare.   Come lui  ha grandi qualità, è indifferente al denaro, è schivo e  segreto, nascosto alle folle, imbevuto completamente del patriottismo polacco.  “Ha per obbiettivo principale la difesa della Polonia e delle ‘particolarità specifiche’ della Polonia contro ‘i nemici interni ed esterni’,; e in più, è convinto che siano stati i russi ad ammazzargli il gemello a Smolensk,   ha  detto di lui il giornalista austriaco Eric Frey,   profetizzando:  “sarà un problema maggiore per la UE”.

 

https://fr.sputniknews.com/international/201512261020584206-la-pologne-sera-le-probleme-numero-un-pour-europe/

 

Oggi, la UE   in  disgregazione ha  aperto una ridicola “procedura” contro la riforma   della Corte costituzionale  polacca, accusando Varsavia di minare lo stato di diritto (abbondantemente scavalcato dalla stessa UE, vedi trattamento inflitto alla Grecia e la violazione continua della Germania che mantiene un surplus che i Trattati non concedono) ;  Kaczynski ha avuto buon gioco a deriderla, ma è ovvio che la riforma   somiglia alquanto al  “risanamento” della democrazia  che volle Pilsudski.   Non c’è dubbio che la Polonia ha il suo nuovo e ricorrente  “uomo forte”, prontissimo d abbandonare la UE per l’ombrello militare Usa.   E ciò, mentre    nel fianco Sud  l’altro “uomo forte”  Erdogan   ha lacerato l’alleanza.

Che dire? E’ la storia,  è la politica vera – con la sua carica di violenza, che da “ultima ratio” emerge a diventare prima ratio.  – che si riprende lo spazio occupato per mezzo secolo dalle “convenzioni europee”, e ciò non può che rallegrare se ci libererà dalle Mogherini e  dalle Merkel, dalle sacerdotesse del politicamente corretto e dal tormentone donnesco  “Ci vuole più Europa”.     Con la coscienza, però, che entriamo in tempi  mobili e  pericolosi.

estratto da http://www.maurizioblondet.it/ue-un-altro-problema-risorge-limperialismo-polacco/

 

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