Il capitalismo “estrattivo”

La dinamica riguardante il Sud globale aveva un primo momento, dove i paesi coinvolti erano costretti ad accettare i programmi di ristrutturazione e dei finanziamenti provenienti dal sistema internazionale, nonché, forse l’aspetto più importante, l’apertura delle loro economie alle imprese straniere per quanto riguarda le risorse naturali e la produzione di merci destinate al consumo locale. Una apertura che ha favorito lo sgretolamento dei settori nazionali del consumo in America Latina, Africa sub-sahariana e alcune parti dell’Asia.
Trascorsi 20 anni, è apparso chiaro come questo regime non abbia rispettato le componenti fondamentali necessarie per un sano sviluppo economico. Il risanamento del debito era infatti una priorità rispetto lo sviluppo di infrastrutture, sistema sanitario, formazione, tutti elementi necessari per il benessere della popolazione. Il predominio di questa logica «estrattiva» ha consolidato un un meccanismo teso a una trasformazione sistemica di quei paesi che andava ben oltre il pagamento del debito, dato che è stato un fattore chiave nella devastazione di vasti settori delle economie tradizionali, come la produzione su piccola scala, della distruzione di buona parte della borghesia nazionale e della piccola borghesia, del grave impoverimento della popolazione e, in molti casi, della diffusione della corruzione nell’amministrazione statale.
Accanto a ciò abbiamo assistito al fatto che i paesi dell’Opec (cioè i paesi produttori ed esportatori di petrolio) hanno deciso sin dagli anni Settanta di trasferire l’improvvisa ricchezza accumulata alle grandi banche occidentali: un fattore che ha costituito la condizione per promuovere i finanziamenti ai paesi del Sud Globale.

Le élite predatrici

Tra pagamento degli interessi e aggiustamenti strutturali questi paesi hanno ripagato più volte il loro debito, senza mai riuscire veramente a rimborsarlo, provocando il collasso di governi usciti dalle lotte per la liberazione nazionale degli anni Sessanta e Settanta. Il risanamento del debito è divenuto infatti uno degli strumenti chiave per spingere molti di questi governi verso un approccio neoliberale: diventare importatori e consumatori, anziché produttori. Nell’insieme, la massiccia espansione del settore minerario e di altri settori estrattivi e, in particolare, l’espropriazione dei terreni per l’agricoltura e, più recentemente, l’espropriazione delle acque per aziende come Nestlé e Coca Cola hanno prodotto «zone speciali» per l’estrazione e governi dominati da élite predatrici.
I piani di austerità attuati in gran parte del Nord Globale sono una sorta di equivalente sistemico di ciò che è accaduto al Sud. Alcuni esempi sono i tagli dei servizi pubblici, delle pensioni per i lavoratori, del sostegno ai poveri e i tagli, o l’aumento, dei prezzi in una serie di altri servizi pubblici. Assistiamo inoltre a innovazioni che mirano a estrarre tutto quanto possibile dal settore pubblico e dalle famiglie, comprese quelle povere. Un caso è la crisi dei mutui sub-prime iniziata nei primi anni 2000 ed esplosa nel 2007. Secondo la Federal Reserve statunitense, alla fine del 2014 avevano perso la casa oltre 14 milioni di famiglie, pari ad almeno 30 milioni di individui.

Possiamo quindi individuare una relazione tra capitalismo avanzato e tradizionale caratterizzata da dinamiche predatorie anziché da evoluzione, sviluppo o progresso. I modelli attuali qui brevemente descritti possono comportare l’impoverimento e l’espulsione di un numero sempre più alto di persone che cessano di costituire un «valore» come lavoratori e consumatori. Ma significa anche che le piccole borghesie tradizionali e le borghesie nazionali tradizionali cessano di avere un «valore».

estratto da https://zeroconsensus.wordpress.com/2016/05/15/le-sanguisughe-della-ricchezza/

Io amo l’Italia

Liberiamo l’Italia dalla schiavitù dell’euro, dall’ingiustizia del signoraggio monetario, dall’inganno del debito pubblico creato dalle banche, dalla dittatura della finanza speculativa globalizzata
Per superare la crisi strutturale della finanza e dell’economia globalizzata causata dall’esplosione della bolla speculativa dei titoli derivati e per emanciparci dalla schiavitù del signoraggio bancario, l’unica soluzione realistica e costruttiva è il riscatto della nostra sovranità monetaria che, di fatto, si traduce nell’uscita dell’Italia dall’euro.
Solo se lo Stato potrà emettere moneta a credito, l’Italia si affrancherà dalla follia suicida che oggi ci impone di contrarre sempre più nuovi debiti per ripianare i debiti, tramite l’emissione di titoli di Stato a debito, ovvero l’unica opzione consentita allo Stato per disporre della moneta. Ed è così che l’Italia si sottomette sempre di più alla dittatura delle banche che si sono attribuite il monopolio dell’emissione della moneta e detengono il 75% del debito pubblico italiano che ammonta a circa 2 mila miliardi di euro.
Io amo l’Italia ha elaborato una proposta approfondita, articolata, pragmatica e attuativa del processo che realizzerà il riscatto della sovranità monetaria. Io amo l’Italia vuole che lo Stato torni a emettere direttamente la moneta a credito, così come ha fatto per 100 anni, affrancandoci dalla schiavitù dell’euro, monopolio dei banchieri privati proprietari della Banca Centrale Europea, dall’ingiustizia del signoraggio bancario, tassa occulta imposta dalle banche che detengono la prerogativa dell’emissione della moneta, dalla dittatura della finanza speculativa che, per riciclare una massa di denaro virtuale (titoli derivati, pari a 787 mila miliardi di dollari nel 2011) che è circa 12 volte il Pil mondiale (Prodotto Interno Lordo, pari a 66 mila miliardi di dollari nel 2011), impone e condiziona il potere politico ovunque nel mondo. Le banche e la finanza globalizzata sono indiscutibilmente il principale potere forte a livello mondiale, di fronte a cui si sottomettono i governi e per i quali i popoli sono costretti a ridursi in povertà e a perdere la loro dignità e libertà. La guerra
finanziaria, emersa con il tracollo della banca d’affari americana Lehman Brothers il 15 settembre 2008, è già costata ai cittadini americani 7.700 miliardi di dollari (pari al doppio del costo affrontato dagli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, circa 4 mila miliardi di dollari a valori odierni), mentre ai cittadini dell’Unione Europea è già costata 2 mila miliardi di dollari. Contemporaneamente 30 milioni di persone nel mondo hanno perso il posto di lavoro.
Noi prendiamo atto che gli italiani vivevano meglio 10 anni fa prima dell’introduzione dell’euro. Con 1 milione e 500 mila lire una famiglia italiana viveva dignitosamente. Con il corrispettivo in euro, circa 750 euro, oggi si fa la fame. Con l’euro si è ridotto il reddito pro-capite degli italiani, è calato il livello delle esportazioni delle imprese, è peggiorata la bilancia dei pagamenti, è aumentata la disoccupazione. In aggiunta le politiche recessionistiche avviate dai governi della partitocrazia e accentuate dal governo tecnocratico di Mario Monti, stanno distruggendo le imprese, riducendo il Pil, aggravando il debito pubblico, accrescendo la disoccupazione, escludendo i giovani dal mercato del lavoro, impoverendo le famiglie, assottigliando il tasso di natalità degli italiani, acuendo la conflittualità sociale.
Con il riscatto della sovranità monetaria lo Stato si attribuisce la prerogativa di emettere la nuova Lira, determinando autonomamente in base all’interesse nazionale il volume del conio, i rapporti di cambio con le altre valute e la politica monetaria.
Grazie alla facoltà di emettere moneta a credito, lo Stato può procedere subito a restituire i circa 100 miliardi di euro di debiti contratti con le imprese, mettendole nella condizione di assumere il ruolo di protagoniste dello Sviluppo.
Io amo l’Italia sostiene che le banche devono recuperare il legame con il territorio e ritornare a svolgere la loro funzione primaria ed essenziale, cioè quella di conservare il risparmio, farlo fruttare ed erogare finanziamenti.
Il riscatto della sovranità monetaria si traduce nel primato dell’economia reale, fondata sulla produzione di beni e servizi, e nella ricollocazione dell’attività finanziaria nel suo ruolo di mediazione e di supporto all’economia reale”.

Quello sopra riportato era il primo punto del programma elettorale del partito “Io amo l’Italia” che ha ottenuto 40.000 voti (0,13%) alle ultime elezioni politiche.

Indipendentemente dal risultato questo è proprio il punto che tutti i partiti dovrebbero fare proprio per uscire dalle sabbie mobili in cui la plutocrazia finanziaria ci ha gettati.

L’intero programma lo trovate al link del Ministero dell’interno: http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/speciali/elezioni_politiche_regionali_2013/liste_leader_programmi.html