Strategia del caos

La principale consigliera del presidente turco Erdogan, Gulnur Aybet ,ha rivelato che, contrariamente a quanto affertmato dall’Amministrazione USA, Washington era perfettamente al corrente dell’operazione militare turca in Siria.

“Non sappiamo a cosa si riferisca Trump con i suoi Twit ma lui sa bene quali sono gli obiettivi dell’operazione (contro i curdi nel nord della Siria). Ankara e Washington sono d’accordo che i gruppi armati dei terroristi schierati in Siria sono europei e devono essere rimpatriati”, ha affermato Aybet in una intervista esclusiva che ha rilasciato alla CNN.

Anche la famosa corrispondente della CNN, Christiane Amanpour, ha riferito che le dichiarazioni di Trump sono state smentite dalla principale consulente di Erdogan, Aybet, in quanto questa ha dichiarato che Ankara e Washington avevano concordato su come si sarebbe svolta l’operazione. Aybet ha fatto notare che Erdogan e Trump si riuniranno il prossimo mese per affrontare la questione dei terroristi dell’ISIS detenuti e ci si aspetta che raggiungano un accordo in merito. La stessa Aybet ha smentito che gli USA abbiano chiuso lo spazio aereo in quanto tutti hanno potuto notare che l’aviazione turca sta conducendo le operazioni di attacco sulle posizioni curde nel nord della Siria. (Fonte: Hispantv)

https://www.hispantv.com/noticias/turquia/439819/trump-erdogan-guerra-kurdos-siria

Nota: Si deduce quindi che, al contrario delle dichiarazioni ufficiali, Erdogan e Trump abbiano sottoscritto un accordo per l’operazione di attacco della Turchia contro i curdi. Washington mira a creare una situazione di caos che possa indebolire il regime siriano di Assad e creare problemi alla presenza delle forze russe nella regione. La vecchia “strategia del caos” rimane una priorità nei piani USA per il Medio Oriente.

Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/smentite-le-menzogne-di-trump-sullattacco-turco-ai-curdi-gli-usa-erano-perfettamente-daccordo/

Il comunicato ufficiale russo

Il Colonnello-Generale Sergej Rudskoj, a capo della Direzione Generale Operativa della Federazione Russa, dichiarava che il 14 aprile veniva effettuato un attacco missilistico tra le 3.42 e le 5.10 sulle installazioni militari e civili della Repubblica araba siriana da parte di vettori aerei e navali di Stati Uniti e loro alleati. I sistemi di difesa aerea russi nelle basi di Humaymin e Tartus identificavano e seguivano in modo tempestivo tutti i lanci missilistici navali ed aerei di Stati Uniti e Regno Unito. Non c’era traccia di operazioni francesi. Si trattava di aerei dell’aeronautica degli Stati Uniti, B-1, F-15, F-16, ed inglesi Tornado sul Mediterraneo, e navi della Marina degli Stati Uniti Laboon e Monterey nel Mar Rosso. I bombardieri strategici attaccavano obiettivi sul territorio siriano nell’area di al-Tanaf, illegalmente occupata dagli Stati Uniti. Numerosi aeroporti militari, impianti industriali e di ricerca siriani erano obiettivo dell’attacco missilistico. Secondo dati preliminari, non ci sono vittime tra la popolazione e l’esercito siriani. Le informazioni saranno completate e comunicate al pubblico.
Secondo le informazioni disponibili, 103 missili da crociera, compresa la versione navale Tomahawk, sono stati utilizzati assieme a bombe guidate GBU-38 sganciate da aerei B-1B, e missili aria-terra lanciati da F-15 e F-16. L’ Aeronautica militare inglese sparava otto missili.
I sistemi di difesa aerea siriani, basati sui sistemi di difesa aerea di produzione sovietica, respingevano con successo gli attacchi missilistici, intercettando 71 missili da crociera. I sistemi S-125, S-200, Buk, Osa e Kvadrat/Kub delle difese aeree siriane respingevano l’attacco missilistico, dimostrando l’elevata efficienza militare della Siria e l’eccellenza del personale militare siriano addestrato dai nostri specialisti. Nell’ultimo anno e mezzo, la Russia ha completamente aggiornato i sistemi di difesa aerea della Siria e continua a migliorarli.
Va sottolineato che alcuni anni fa, data la richiesta urgente di certi nostri partner occidentali, evitammo l’invio dei sistemi di difesa aerea S-300 in Siria; ora consideriamo possibile rivedere la questione, non solo con la Siria ma anche con altri Stati.
Obiettivi dell’attacco erano, tra l’altro, le basi aeree dell’Aeronautica Militare araba siriana. I dati dicono quanto segue:
4 missili sono stati lanciati contro la base aerea di Duwali, venendo tutti abbattuti.
12 missili sono stati lanciati contro la base aerea di Dumayr, venendo tutti abbattuti.
18 missili sono stati lanciati contro la base aerea di Bulayl, venendo tutti abbattuti.
12 missili sono stati lanciati contro la base aerea di Shayrat, venendo tutti abbattuti.
Le basi aeree non sono state danneggiate.
Dei 9 missili lanciati contro l’aeroporto di Mazah, 5 sono stati abbattuti.
Dei 16 missili lanciati contro l’aeroporto di Homs, 13 sono stati abbattuti e non è stata osservata traccia di danni.
30 missili puntavano sull’area di Barzah e Jaramana, presso Damasco. Di questi, 7 cadevano su strutture presuntamente collegate al cosiddetto “programma chimico militare” di Damasco, venendo parzialmente distrutte. Tuttavia, non erano utilizzate da tempo, non vi sono stati danni materiali o tra il personale.
Le Forze della Difesa Aerea russe sono in allerta e l’Aeronautica perlustra i cieli. Alcuno dei missili da crociera ha toccato la zona antiaerea russa. I nostri complessi non sono stati usati.
Riteniamo che tale attacco non sia in risposta a un attacco chimico, ma ai successi delle Forze Armate siriane nella lotta per liberare il proprio territorio dal terrorismo internazionale. Allo stesso tempo, una missione speciale dell’OPCW che doveva indagare sull’incidente nella città di Duma, dove presumibilmente furono usate armi chimiche, sarebbe dovuta arrivare oggi a Damasco.
Vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che in Siria non ci sono strutture per armi chimiche come registrato dall’Organizzazione per il divieto delle armi chimiche. Tale aggressione testimonia l’intransigenza degli Stati Uniti sull’obiettività dell’indagine, tentando di sabotare il processo di pace in Siria e di destabilizzare il Medio Oriente, e non ha nulla a che vedere con gli obiettivi della lotta al terrorismo internazionale.
E’ stato un piacere. Attualmente, la situazione a Damasco e altre aree urbane in Siria è calma.
Seguiamo da vicino la situazione.Traduzione di Alessandro Lattanzio

https://aurorasito.wordpress.com/2018/04/14/il-ministero-della-difesa-russo-sullaggressione-alla-siria/

Un anno dopo

di  Luciano Lago Mentre si prepara l’attacco alla Siria e la flotta aeronavale USA si muove verso il Mediterraneo ed il Golfo Persico, risulta che l’amministrazione Trump in questo momento è impegnata negoziare con la Gran Bretagna, la Francia e altri alleati, inclusi i governi arabi, circa i loro ruoli nell’operazione siriana. Da alcune fonti affidabili (riservate) è trapelato che Donald Trump, il quale ha assunto il berretto di comandante in capo delle operazioni, questa volta sta esaminando una grande operazione in Siria, che si svolgerà per diversi giorni e porterà ad un attacco concertato della coalizione alleata sia contro i centri di comando e controllo delle forze siriane, sia in contemporanea contro la presenza militare iraniana insediatasi in quel paese. In pratica sembra evidente che l’operazione era pianificata da tempo e mancava solo il pretesto per l’intervento, creato appositamente con l‘operazione “false flag” dell’attacco con i gas di cui sono stati incaricati i ribelli sotto direzione di CIA e Mossad. Trump cerca di ottenere l’appoggio della Gran Bretagna ed ha imposto al primo ministro britannico, Theresa May, la restituzione del “favore”: devi ricambiare il mio sostegno per averti appoggiato contro la Russia nell’affare della ex spia avvelenato; adesso tocca alla Gran Bretagna sostenermi nell’attacco contro la Russia e l’Iran in rappresaglia per il finto attacco chimico in Siria, quello prefabbricato dai mercenari filo USA. La Gran Bretagna mantiene una base aerea a Cipro che metterebbe a disposizione della coalizione USA. Allo stesso tempo la Francia di Macron è ansiosa di mettere già da subito a disposizione le sue forze ma l’unica portaerei francese, la Charles de Gaulle-R 91, è in banchina per lunghe riparazioni. Il 6 aprile 350 aviatori francesi hanno iniziato un addestramento congiunto a bordo della USS George HW Bush nell’Atlantico occidentale. Il loro trasferimento implicherebbe un complicato e dispendioso coordinamento tra i due quartieri generali. Saranno a disposizione del comando integrato USA. Trump ha promesso di prendere una decisione sull’operazione siriana entro giovedì dopo aver consultato i suoi consiglieri per la sicurezza e gli alleati. Quello che Trump ha in mente è molto più di un unico bombardamento simile all’assalto per mezzo dei missili Tomahawk che aveva ordinato su una base aerea siriana, un anno fa, sempre in risposta ad un altro presunto attacco chimico avvenuto allora.

Difesa aerea Pansir S-1 in Siria 2

È probabile che questa operazione sia sostenuta per diversi giorni e continui fino alla seconda metà di aprile. Questo renderà più pericolose le reazioni della Russia e dell’Iran. Israele fra gli altri si aspetta una imminente reazione iraniana e russa in risposta all’attacco della base siriana dove 7 consiglieri iraniani sono periti nel bombardamento. Teheran lo ha promesso che questa azione non rimarrà impunita e si prevede che l’attacco potrà essere effettuato con i missili strategici iraniani contro obiettivi sul territorio di Israele. Le reazioni russe non sono facilmente prevedibili ma il rappresentante diplomatico russo a Beirut ha assicurato che la Russia reagirà all’attacco non soltanto con l’intercettare e distruggere i missili USA in arrivo sulla Siria ma anche colpendo a sua volta le basi (navali o terrestri) da cui saranno sparati tali missili. Non si può escludere che anche le basi USA attualmente insediate illegalmente in Siria, come quella di AL Tanf, al sud del paese vicino al confine giordano, possano essere oggetto di una rappresaglia russa e iraniana. Tali basi sarebbero vulnerabili nell’ipotesi di una forte reazione militare russo iraniana all’attacco della coalizione diretta da Washington. Alle reazioni russe e iraniane a quel punto si possono prevedere contro reazioni statunitensi e, da quel momento, tutto diventa possibile, anche il coinvolgimento di obiettivi situati in altri paesi e l’allargamento del conflitto .

https://www.controinformazione.info/loperazione-di-washington-in-siria-aprira-un-conflitto-generale-dalle-funeste-conseguenze/

 

Uomo avvisato

La liberazione di Bayt Jin da al-Qaida e loro alleati supportati, equipaggiati e finanziati da Israele dal 2015, aiuta l’Esercito arabo siriano a spezzare l’immaginaria “zona cuscinetto” israeliana. Israele mirava a impedire ad Hezbollah ed Iran di raggiungere l’area per evitare il contatto con le sue forze. In seguito alla decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di fornire all’Ucraina missili anticarro, adottando una posizione più aggressiva nei confronti della Russia, Mosca ha deciso di spostarsi anche sul fronte siriano, ampliando il divario tra Russia e Stati Uniti.
L’Esercito arabo siriano, insieme alle forze speciali Ridwan di Hezbollah, attaccavano via terra Bayt Jin liberando le colline circostanti e la città stessa, seguito dalla resa di al-Qaida (circa 300 terroristi) e sua evacuazione dall’area, prima dell’assalto finale, verso a città settentrionale di Idlib, e di altri verso la città meridionale di Dara. Pertanto, il coordinamento delle forze russo-iraniane-siriane-Hezbollah sul fronte siriano-israeliano è stato pianificato per impedire qualsiasi intervento militare israeliano in difesa dei propri fantocci (al-Qaida ed alleati dell’Itihad Quwat Jabal al-Shayq). La Russia impone una nuova regola d’ingaggio ad Israele: qualsiasi attacco israeliano può mettere in pericolo uno o diversi ufficiali russi che collaborano con l’Esercito arabo siriano, come rivelato dal Capo di Stato Maggiore russo Valerij Gerasimov. Israele non potrà aggirare la nuova equazione russa perché, se colpisse le forze attaccanti metterebbe Tel Aviv in conflitto con una superpotenza, la Russia, attirandola nel conflitto Hezbollah/Iran – Israele. L’attacco russo-iraniano-siriano giunge in un momento in cui Israele forniva supporto di artiglieria ed intelligence ad al-Qaida ed alleati a Bayt Jin. Liberando l’area e gli altopiani circostanti, la Russia infligge un primo schiaffo all’alleato principale degli Stati Uniti in Medio Oriente. Israele da tempo teme la presenza di Iran e Hezbollah alle frontiere e ha fatto di tutto per impedire all’Esercito arabo siriano di raggiungere le fattorie di Shaba occupate da Israele, come avviene oggi dopo la liberazione di Bayt Jin. Tuttavia, vi sono ancora aree sotto indiretta l’influenza israeliana nella Siria meridionale occupata (sotto il controllo di al-Qaida ed alleati), come l’area di Qunaytra e i villaggi circostanti (Tarangah, Jabat al-Qashab e Ayn al-Baydah). Il presidente degli Stati Uniti ha reindirizzato la bussola della “Resistenza” verso Gerusalemme dopo anni di negligenza, danneggiata dalle organizzazioni taqfire (SIIL e al-Qaida) quando decisero di colpire musulmani e non musulmani in Siria, Iraq, Libano e altre parti del Mondo islamico. Quando Trump “ha riconosciuto” Gerusalemme capitale d’Israele, ha unito e focalizzato altre ideologie organizzate sotto l’egida delle Guardie Rivoluzionarie iraniane in Siria (cittadini siriani) verso il confine siriano-israeliano ed ogni territorio occupato della Siria e della Palestina.

estratto da https://aurorasito.wordpress.com/2018/01/06/la-russia-impone-nuove-regole-dingaggio-in-siria-a-israele-e-stati-uniti/

Siria: le zone di “deconflitto”

Almeno in tre occasioni nel mese scorso, i militari USA hanno realizzato attacchi aerei in Siria contro le forze del governo ed i loro alleati nelle vicinanze di nodi strategici importanti per controllare la frontiera tra Iraq e Siria. Gli statunitensi affermano che le forze del Governo siriano erano una minaccia per la base militare di Al Tanf, nel lato siriano della frontiera, dove gli USA stavano addestrando i miliziani che appartengono al gruppo denominato “Maghawir al Thawra”. Il Pentagono affrma che questi miliziani vengono addestrati per combattere e vincere l’ISIS. La base militare la scorsa settimana è stata potenziata con l’arrivo delle batterie di missili conosciute come Himars e questa è stato giustificata come una misura di legittima difesa. Il Colonnello Ryan Dillon ci ha riferito : “Abbiamo aumentato le nostre forze armate ed adesso queste sono preparate per qualsiasi minaccia che si presenti da parte delle forze pro regime”. Con l’abbattimento dell’aereo siriano di questa settimana gli USA hanno invocato la “legtittima difesa” come fondamento giuridico. Tuttavia, come Mosca ha segnalato, i nordamericani non hanno diritto a essere presenti sul territorio siriano e quindi, in secondo luogo, di dichiarare unilateralmente le “zone di deconflitto” per cui essi sono di fatto forze di invasione. Un chiodo in più alle bugie americane viene esposto quando viene vista quale sia la vera natura del gruppo di miliziani che gli USA stanno addestrando. Un video prodotto da fonte non verificata ha dimostrato che i miliziani appoggiati dagli USA ad Al Tanf sono un altra formazione di terroristi islamici. I video mostrano i miliziani della formazione “Maghawir al Thawra” che ripetutamente gridano lo slogan jihadista «allah akbar”. Sono anche loro equipaggiati con le Toyota Land Cruiser bianche di prima classe, celebri per essere quelle utilizzate dagli altri gruppi jihadisti ed ottentute attraverso il finanziamento da parte di Arabia Saudita e Qatar. Vedi : Video Strategic Culture: Fonti locali hanno confermato a questo autore che il gruppo che appare nel video è quello di “Maghawir Al Thawra” e che si tratta senza dubbio di militanti jihadisti. Tuttavia questo è lo stesso gruppo che gli USA hanno dichiarato apertamente che sarebbero costituito da “ribelli moderati” e che la formazione nella loro base militare di Al Tanf ha l’obiettivo di “combattere e sgominare l’ISIS”, oltre a dire che gli USA devono “proteggere” questo gruppo dall’avanzata dell’esercito siriano e dei suoi alleati. Ancora di più sono arrivate informazioni che, oltre alle forze USA ad Al Tanf, ci sono britannici ed altri effettivi della NATO, così come altri militari di vari Stati arabi sunniti. Questo equivale ad una escalation completa dell’intervento USA e della NATO nella guerra n Siria, un intervento che sembra essere chiaramente dalla parte del terrore dei gruppi jihadisti.
http://www.controinformazione.info/lautodifesa-non-regge-come-pretesto-per-le-azioni-della-guerra-usa-in-siria/

Verso la guerra

di Thierry Meyssan La Casa Bianca si è finalmente allineata alla Coalizione costituita dai neoconservatori attorno al Regno Unito e a diverse società multinazionali. Gli Stati Uniti riprendono la politica imperialista che hanno deciso nel 1991 e riattivano la NATO. La rottura con la Russia e la Cina si è consumata il 12 aprile 2017. Il mondo è di nuovo sull’orlo della guerra nucleare. Nel corso di due settimane d’intensa battaglia in seno all’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno attaccato illegalmente la base aerea di Chayrat (Siria) e poi hanno moltiplicato i segni contradditori, prima di metter giù le proprie carte: in definitiva, rilanciano la loro politica imperialista. In meno di due settimane, l’amministrazione Trump ha difeso 7 posizioni diverse riguardo alla Repubblica araba siriana [1]. Il 12 aprile 2017, gli Stati Uniti hanno operato la loro grande giravolta. In contemporanea, il segretario di Stato Rex Tillerson si recava a Mosca per tentare un ultimo approccio pacifico; il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riuniva e metteva in scena lo scontro; il presidente Trump rilanciava la NATO contro la Russia. Il consigliere speciale del presidente Trump, Steve Bannon e il suo vice, Sebastan Gorka, si preparavano a raggiungere il generale Michael Flynn, mentre la stampa precedentemente filo-Trump stilava il bilancio della loro attività. Ci sono mormorii che assicurano che il genero del presidente, Jared Kushner, sia ormai l’unica persona che accede all’orecchio del presidente, ma questa informazione non è verificabile. Sembra che la Casa Bianca abbia subito questo ribaltamento su impulso degli inglesi che hanno cercato di conservare con tutti i mezzi il sistema jihadista che hanno creato [2]. Il ministro degli Esteri Boris Johnson si è appoggiato sui leader europei che si erano già fatti convincere dai neoconservatori nel corso della conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera lo scorso 19 febbraio [3]. Per giustificare l’aggressione di uno Stato sovrano membro delle Nazioni Unite, Rex Tillerson non poteva che far riferimento a una sintesi dei servizi di “intelligence” USA sull’incidente di Khan Shaykhun; sintesi che non presenta alcun indizio che consenta di sospettare la Siria, ma che rinvia a informazioni classificate, per concludersi con un appello a rovesciare il “regime” [4]. La natura irreversibile di tale svolta si misura leggendo la proposta di risoluzione depositata dalla NATO al Consiglio di sicurezza, alla quale la Russia ha opposto il suo veto [5]. Presentata in Occidente come una semplice richiesta di un’indagine neutrale sull’incidente chimico di Khan Shaykhun, consisteva in realtà nel piazzare l’Aeronautica Militare Siriana sotto il controllo del numero 2 dell’ONU, Jeffrey Feltman . Questo ex vice di Hillary Clinton, è l’autore di un piano di totale e incondizionata resa della Siria. [6] Il testo di questa risoluzione riprende quello della bozza depositata il 6 aprile, ma che gli Stati Uniti non avevano sottoposto al voto, tanto poco erano allora sicuri di se stessi. Essa non tiene conto del tentativo di mediazione dei membri eletti del Consiglio di sicurezza, che hanno cercato di tornare a una normale domanda d’inchiesta in stile ONU [7]. Il principio di voler piazzare l’Aeronautica Militare Siriana sotto il controllo delle Nazioni Unite riprende la tattica che fu messa in opera, 19 anni fa, nel 1998, contro la Serbia, fino all’intervento militare illegale della NATO. Il presidente Donald Trump ha completato la sua giravolta ricevendo alla Casa Bianca il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. Nel corso di una conferenza stampa congiunta, ha indicato che non ritiene più che l’Alleanza sia obsoleta, che la vuole ringraziare per il suo sostegno contro la Siria, e di essere pronto a lavorare a stretto contatto con i suoi alleati [8]. In risposta, la Russia ha detto di aver aggiornato il 60% della sua forza nucleare e di tenersi pronta alla guerra. [9] Ci ritroviamo dunque indietro a sei mesi fa, quando gli Stati Uniti di Barack Obama rifiutavano di lavorare con la Cina, la Russia e i loro alleati (Organizzazione di cooperazione di Shanghai e Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva). Si proponevano allora di tagliare il mondo in due parti distinte, non comunicanti l’una con l’altra. [10]. Thierry Meyssan Traduzione Matzu Yagi

NOTE: [1] “Le 6 posizioni dell’amministrazione Trump sulla Siria”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 12 aprile 2017. [2] Sous nos Yeux. Du 11-Septembre à Donald Trump (Sotto i nostri occhi. Dall’11 Settembre a Donald Trump), Thierry Meyssan, éditions Demi-Lune, 2017. Si veda la seconda parte dell’opera. [3] “Il traviamento della Conferenza di Monaco sulla sicurezza”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 23 febbraio 2017. [4] “The Assad regime’s used of chemical weapons, on April 4, 2017”, White House. [5] “US, UK & France Resolution on Syria (Russian vetoed)”, Voltaire Network, April 12, 2017. [6] Sous nos Yeux. Du 11-Septembre à Donald Trump (Sotto i nostri occhi. Dall’11 Settembre a Donald Trump), Thierry Meyssan, éditions Demi-Lune, 2017. Pagine 238-244 e 249-251. [7] “Security Council Elected Members’ Initiative: Compromise Draft Resolution on Chemical Attack in Idlib, Syria (withdrawn)”, Voltaire Network, 6 April 2017. [8] “Donald Trump rilancia la NATO”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 13 aprile 2017. [9] “La Russia si tiene pronta per una guerra nucleare”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 13 aprile 2017. [10] “Giornale del cambiamento di ordine mondiale # 14 : Due mondi distinti”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 9 novembre 2016. Fonte: Voltairenet.org

http://www.controinformazione.info/12-aprile-2017-il-mondo-oscilla-di-nuovo-verso-la-guerra/

Attacco mediatico

di  Luciano Lago Le ultime dichiarazioni della ambasciatrice USA all’ONU, Nikki Haley, in cui la diplomatica ha sostenuto che “Trump vede la Russia come un problema” sono significative della conversione a 180 gradi che l’Amministrazione Trump ha fatto rispetto alle prime dichiarazioni distensive rispetto alla Russia fatte dal presidente, prima della sua nomina alla Casa Bianca. Sembrava in un primo momento che Trump e Putin avrebbero trovato una intesa sulle questioni più importanti, dall’Ucraina alla Siria, basandosi sulla volontà comune di dare la priorità alla lotta contro l’ISIS ma poi gli eventi hanno preso un’altro corso. Il “Russia Gate”, montato ad arte dai circoli neocons e del Partito Democratico, ha avuto l’effetto di paralizzare l’azione di Trump in politica estera e bloccare qualsiasi ipotesi di riavvicinamento tra Washington e Mosca. Da ultimo si è complicata la questione siriana, nonostante le dichiarazioni fatte pochi giorni prima da Trump, di non considerare più l’allontanamento di Assad come una “priorità strategica”, Trump si è dovuto auto smentire poco dopo, dichiarando di “aver cambiato idea” su Assad. Per una casualità (forse non tanto fortuita) è intervenuto l’attacco con armi chimiche di Khan Sheikun (Idlib) in Siria ed i suoi 74 morti accertati che hanno avuto l’effetto di ribaltare la situazione, facendo usare a Trump lo stesso linguaggio dell’odiato predecessore: “Assad ha superato “molte, moltissime, linee rosse”, ha detto ieri, interrogato sulla questione siriana. Questo mentre, al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Haley minacciava un intervento militare unilaterale USA in Siria contro le forze di Assad. Non a caso gli analisti riscontrano una estrema volubilità nelle posizioni del presidente Trump, il quale non ha esperienza e competenze proprie in politica estera e per di più si trova circondato da consiglieri che hanno costruito sulla guerra le loro carriere (da Rex Tillerson a James Mattis, a Mike Pompeo). Tutti personaggi al servizio del possente apparato militare/industriale che detta legge a Washington e che necessita di sempre nuove guerre ed interventi militari per auto alimentarsi. La Haley ha riferito di aver mantenuto conversazioni con Trump in cui il presidente ha sostenuto di ” vedere la Russia come un problema”, tutti vorrebbero ascoltare queste parole (di Trump) ma guardate le sue azioni, ha detto la Haley. La Russia conduce una politica ostile e si oppone al rafforzamento della NATO, ” mantiene una posizione intransigente sul problema della Crimea e con il suo intervento copre il regime di Assad”, ha riferito. Le dichiarazioni della Haley danno l’impressione che lei stessa stesse cercando di ricomporre l’immagine di Trump, il quale era stato molto criticato per non avere un atteggiamento abbastanza duro con la Russia, in un momento in cui si sta indagando sulle possibili interferenze di Mosca nella campagna presidenziale.

Haley e Trump

Nella giornata di ieri è andato in scena lo scontro verbale al Palazzo di Vetro con Mosca che si è schierata nettamente a difesa di Assad, accusando i gruppi ribelli di produrre testate a base di armi chimiche e definendo “completamente falsi” i rapporti su cui Washington, Parigi e Londra hanno basato la bozza di risoluzione sulla strage di Khan Sheikun: al Consiglio di Sicurezza si richiedeva una risoluzione per l’apertura di un’inchiesta guidata dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e, a Damasco, di collaborare fornendo informazioni sul giorno dell’attacco, sui voli degli aerei siriani e sulle loro posizioni, ecc. . La Russia si è opposta ed ha chiesto di attendere il risultato di una inchiesta sostenendo la falsità delle frettolose ricostruzioni fatte dagli USA, Francia e Gran Bretagna. Tutto è stato rinviato a data da definire. Secondo Washington la descrizione fatta dalla Russia è falsa: la ricostruzione del Ministero della Difesa, ha detto Haley, non sta in piedi. “Un affronto all’umanità”; ha aggiunto Trump parlando della necessità di un intervento unilaterale USA qualora l’ONU risulti paralizzato. Perché “se l’Onu non è in grado di reagire collettivamente – ha chiosato Haley – spetta ai singoli Stati farlo”. Nel frattempo la guerra in Siria continua e potrebbe complicarsi ulteriormente nel caso di un maggiore intervento di USA e dei suoi alleati. Considerando tutti gli attori in campo, con le forze siriane, le forze russe e quelle iraniane ben piazzate sul territorio, allo stato dei fatti, sembra difficile prospettare una soluzione militare del problema siriano. Fra i “cattivi consiglieri” di Trump ci sono certamente i personaggi manovrati dalla potente lobby filo Israele di Washington che da tempo non vedono l’ora di poter provocare un intervento militare statunitense in Siria per rovesciare il governo di Damasco ed attuare il vecchio progetto di balcanizzazione del paese arabo, bloccato al momento dall’intervento russo. L’intervento miltare diretto degli USA avrebbe anche l’importante obiettivo di sgomberare il territorio siriano dalle forze dell’Iran e di Hezbollah, rendendo un grande servigio a Netanyahu. La gratitudine di Israele sarebbe assicurata per sempre all’Amministrazione di Donald Trump, e questo lo solleverebbe anche agli occhi dei neocons evitando le prossime “congiure di palazzo”. Avanza il sospetto, che di giorno in giorno diviene una certezza, che  l’intera  questione dell’attacco chimico effettuato nella zona di Idlib sia tutta una messa in scena accuratamente predisposta dalle forze ribelli (terroristi jihadisti sostenuti dall’Occidente e dall’Arabia Saudita) per creare il pretesto di un intervento diretto USA sul campo. Ci sono tutti gli elementi per ritenere altamente probabile la questione: dalla scenografia dei soccorsi “anomali”se si fosse trattato realmente di gas sarin, al momento preciso in cui questo si è verificato, mentre sul campo le forze siriane e russe sono vittoriose e quello di Idlib è di fatto l’ultimo baluardo dei terroristi nella regione. Non si capisce quale avrebbe dovuto essere il vantaggio per il Governo di Assad di ricorrere ad un attacco chimico se non quello di darsi una enorme zappa sui piedi. In realtà si ritorna indietro alla situazione del 2013, quando Obama prospettava la famosa linea rossa per l’intervento USA poi fermato dall’accordo con la Russia per il trasferimento delle armi chimiche della Siria. Anche allora si ricorse ad un finto attacco con un eccidio di persone innocentiattuato dai terroristi, come poi venne dimostrato anche dal Massachusetts Institute of Technology, e persino dallo stesso segretario di Stato John Kerry, vedi: Possible Implications of Faulty US Technical Intelligence in the Damascus Nerve Agent Attack     Vedi anche: Huffingtonpost Un eccidio fatto, allora come adesso, per colpire emozionalmente l’opinione pubblica, grazie all’apparato mediatico propagandistico di cui gli USA dispongono (dalla CNN alla Reuters, alla BBC, alla CBC, Sky News, NBC, ecc..), con menzogne costruite e diffuse in tutto il mondo, totalmente pilotate da Washington e da  Londra. La questione più grave è quella che si dimostra come, in questo momento, il “military industrial complex” di Washington tiene in ostaggio il presidente Trump per imporre la sua agenda di guerra: possiamo quindi aspettarci una vasta scelta fra un intervento in Siria, anche a costo di un confronto con la Russia, un prossimo intervento in Ucraina per riconquistare la Crimea, un intervento aeronavale nel Mar Meridionale della Cina per fronteggiare l’espansione di Pekino, intervento in Venezuela per riportare all’ordine l’importante paese petrolifero, ed altri possibili interventi per saziare l’appetito delle grandi industrie belliche, di Wall Street e del predominio del dollaro nel mondo. Cambiano gli “imperatori” ma la logica dell’Impero rimane la stessa.

http://www.controinformazione.info/il-presidente-trump-ormai-ostaggio-del-circolo-dei-neocons-di-washington-prepara-le-nuove-guerre-ed-il-nuovo-caos-in-giro-per-il-mondo/