Il territorio e la frontiera

Il territorio e la frontiera

“I mercati finanziari, i veri detentori del potere, sono ovunque e in nessun luogo”(De Benoist). Invece, è sul territorio che popoli e nazioni si insediano, si radicano, si costituiscono, fondano le proprie istituzioni e tracciano le frontiere a guardia e a difesa della loro identità, cultura, lavoro, diritto e ricchezza di vita dall’avidità devastante della finanza internazionale. È lo Stato che mantiene unito, tutela e perpetua il popolo, mentre è il mercato finanziario, avulso e scollegato dall’economia reale della produzione e del lavoro, che lo disfa e lo dissolve nei flussi incontrollati di denaro e di merci. Ed è per questo che gli stati sovrani sono oggi le istituzioni più credibilmente anticapitaliste, rimaste a difesa e a protezione dei ceti medi e popolari dall’aggressione sferrata dalla superclasse apolide, che si annida negli organismi sovranazionali economici, commerciali e finanziari. Lo Stato e la sua sovranità è la questione politica fondamentale per chi è interessato a una lotta antisistemica.

Luciano Del Vecchio

In sintesi

L’unificazione europea era individuata già nel 1975 dalla Commissione Trilaterale, una delle organizzazioni più importanti del capitale transnazionale, come lo strumento più efficace per eliminare l’”eccesso di democrazia” dei Paesi occidentali e superare i vincoli posti dagli Stati nazionali allo sviluppo delle politiche neoliberiste 18.

Ad esempio, liberarsi della Bce, fondata sul concetto della indipendenza della banca centrale, non basterebbe se, ad esempio, la Banca d’Italia non recuperasse pienamente il ruolo che aveva prima della riforma Ciampi-Andreatta. Infatti, la gran parte del debito pubblico italiano non nasce da una presunta esagerata spesa pubblica degli anni ‘80, in realtà in linea o al di sotto di quella media europea, ma dal lievitare della spesa degli interessi, a sua volta causata dall’indipendenza della Banca d’Italia, che dall’inizio degli anni ’80 non fu più tenuta per legge ad acquistare titoli di stato21. La banca centrale, di conseguenza, non deve più essere concepita come una entità indipendente o autonoma dallo Stato. Allo stesso modo, è necessario tornare indietro rispetto al processo di privatizzazione, in primo luogo nel settore bancario. C’è bisogno di una grande banca di stato che provveda a sostenere l’apparato industriale e bancario e che faccia da barriera nel caso in cui il calo del valore azionario di banche e imprese industriali le rendesse facile preda del capitale transnazionale. In pratica, l’uscita dall’euro andrebbe coniugata con alcune misure che vadano in direzione opposta ad una economia basata sul principio di autoregolazione del mercato e che reintroducano non solo il controllo ma anche la partecipazione diretta nell’economia da parte dello Stato. Tutto questo comporterebbe non solo l’uscita dall’Uem, ma anche la rimessa in discussione di aspetti importanti della Ue, che pone seri limitazioni all’intervento pubblico.

Nello stesso tempo, però, bisogna essere consci che il capitale è ormai fortemente integrato e coordinato a livello internazionale, mentre i lavoratori sono frammentati sia a livello nazionale che continentale. La lotta contro l’euro e l’Europa del capitale transnazionale può nascere solo a livello nazionale, ma acquista possibilità di successo soltanto se si allarga ad un livello sovrannazionale, cioè europeo.

Domenico Moro in http://gabriellagiudici.it/domenico-moro-la-natura-delleuro-e-la-necessita-della-sua-eliminazione/#more-27748

Insomma: lavoratori di tutto il mondo unitevi! (Come se fosse facile, con le teste ormai farloccate dalle idiozie)…

Finanza pigliatutto

Finanza pigliatutto

Al di là del fatto che questo tipo di analisi abbia un valore “scientifico” e che indici di questo tipo siano davvero affidabili, la questione di fondo che si pone ad un Paese sovrano è quella del rapporto con forze della finanza mondiale le cui capacità eccedono quelle produttive dello stesso Paese e che sono con ogni evidenza in grado di condizionarne, dall’esterno e dall’interno, le scelte sul piano socio-economico, sulla base di una pura logica di profitto, non soggetta in alcun modo al controllo ed alla valutazione da parte dei popoli che compongono queste comunità. In questo senso, dunque, parlavamo di schiavitù del debito, come soggezione, appunto, delle nostre comunità nazionali a entità che sfuggono a qualsiasi controllo democratico, pur avendo il potere di influenzare scelte fondamentali, come quelle di un modello di organizzazione sociale ed economica.

Europa e democrazia

Europa e democrazia

Per la prima volta ci si trova di fronte ad una presa di posizione netta e aperta da parte di Bruxelles rispetto alla democrazia. L’impegno preso ufficialmente per impedire l’attuazione della volontà del popolo svizzero espressa democraticamente esprime come la democrazia sia un concetto valido per l’Unione Europea solo qualora questo favorisca la cessione di fette di sovranità da parte degli stati nazionali alle istituzioni comunitarie. In caso contrario la volontà del popolo diventa un nemico da tentare di abbattere tramite pressioni e la destabilizzazione politica ed economica dello stato interessato.

Continuiamo a far finta di niente

Continuiamo a far finta di niente

Renzi non si rende conto di cosa lo aspetta, ma soprattutto del fatto che la catastrofe dell’economia italiana è un MACROPROBLEMA STRUTTURALE nell’Eurozona, e finché esisteranno i parametri economicidi dell’euro non esiste salvezza. Il governo Renzi è morto prima di nascere. Poi, sapete, uno si stufa di scrivere sempre le stesse cose.

Paolo Barnard

Comizi della plebe

Comizi della plebe

Che cosa prevede e impone la Costituzione e che, invece, è vietato dai Trattai europei? Quali soluzioni adottammo nel trentennio glorioso (1945-1981), nel quale fummo i primi al mondo per sviluppo economico e mobilità sociale, e che ci sono impedite dalla dittatura germanocentrica del grande capitale finanziario e industriale europeo, fondata sui Trattati europei?