Svendite e tradimenti

 

di Roberto Nardella

Lo Stato, dal 14/10/1971 (primo intervento sui tassi d’interesse dopo la sgancio del dollaro dalla parità aurea) al 29/08/1980 (ultimo intervento sui tassi d’interesse della BdI prima del divorzio Tesoro-Banca d’Italia del marzo 1981) si finanziò ad un tasso medio NEGATIVO pari al -5,265% (differenza tra tassi d’interesse della BdI (Banca d’Italia n.d.r) – inflazione reale). Per esportare capitali oltre frontiera vi era necessità di chiedere autorizzazioni ai ministeri preposti. Questa era la “repressione finanziaria” che obbligava i detentori di grossi capitali ad investirli o in attività reali (industria, immobiliare, commercio, agricoltura ecc) o in titoli azionari con un rischio d’impresa e assoluto chiaramente maggiore: se volevi tenere il denaro al sicuro in seno a mamma Stato (BOT, CCT ecc) dovevi pagare il servizio di conservatoria e tesoreria. In ogni modo la quantità di infrastrutture ed opere pubbliche realizzate in quell’epoca non ha eguali in nessun altro periodo storico italiano dall’unità ad oggi. Gli investimenti statali lordi in percentuale di PIL in questo decennio ebbero una media annua del 25,33%: la più alta di sempre.
Dal 23/03/1981 (primo intervento sui tassi d’interesse della BdI post-divorzio) al 24/10/1996 (ultimo intervento sui tassi dell’anno di adesione al club Euro) le cose si invertirono diametralmente: una volta passati nelle mani del “libero mercato dei capitali” (fu lasciato il “pallino” alle banche private di decidere il tasso d’interesse) la differenza media in 16 anni tra tassi d’interesse – inflazione reale schizzò al +5,55% e il rapporto debito/PIL cominciò a salire anno per anno ad un ritmo sostenuto grazie agli interessi che si cumulavano ad altri interessi anno dopo anno. In pratica, da quel primo intervento sui tassi d’interesse post-divorzio del 23/03/1981, i capitali vennero prestati prevalentemente a mamma Stato che garantiva, oltre che la custodia assicurata dal Popolo italiano, un LAUTO interesse netto di diversi punti percentuali al di sopra dell’inflazione reale: furono moltissime le industrie che “finanziarizzarono” i loro investimenti una volta indirizzati nell’economia reale (o in borsa che a quei tempi era grosso modo lo stesso poiché ti assumevi dei rischi d’impresa), il tutto agevolato da una legge che non pretendeva neanche un centesimo di tassa sui sicuri guadagni.

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La radice del problema

La radice del problema

Chi teme i migranti che arrivano di continuo a Lampedusa dovrebbe capire che il problema non sussisterebbe se in Africa la gente non morisse di AIDS perché le lobbies farmaceutiche si ostinano a tenere altissimi i costi dei brevetti impedendo al diffusione di farmaci a prezzi abbordabili; se non morisse di fame perché le corporations multinazionali hanno diffuso le monoculture necessarie ad alimentare i nostri consumi (il caffè, l’ananas, i filetti di persico del lago Vittoria) distruggendo culture che fino ad alcuni anni fa erano in possesso dell’autosufficienza alimentare; se non morisse di sete in quanto si sta cercando, da parte di imprenditori occidentali in combutta con i corrotti governi africani, d’imporre altissimi costi di gestione della stessa acqua potabile che la gente dovrebbe pagare; se non morisse di miseria pur essendo nati in paesi dal sottosuolo ricchissimo perché le imprese multinazionali non la derubasse del suo oro, del suo uranio, del suo coltan, del suo petrolio, dei suoi diamanti con i quali si alimenta un sistema mondializzato – è questa la “globalizzazione” – retto dalle “ferree leggi del mercato” (!?) che punta alla sempre maggior concentrazione della ricchezza e quindi alla crescente proletarizzazione delle masse del pianeta.

Franco Cardini

Il danno del denaro creato dalle banche

Il danno del denaro creato dalle banche

Sarà un caso, ma forse non lo è affatto, che l’articolo di Wolf sia stato preceduto a marzo da una pubblicazione della Banca d’Inghilterra la quale ripete una decina di volte in poche pagine che sì, sono proprio le banche private la fonte maggiore della creazione di denaro. Tanto per cominciare: “In pratica la creazione di denaro differisce da vari malintesi popolari: le banche non agiscono semplicemente da intermediari, dando in prestito i depositi effettuati presso di loro… Ogni qualvolta una banca fa un prestito, crea simultaneamente un corrispondente deposito sul conto del mutuatario, creando in tal modo nuovo denaro.” (Bank of England, “Quarterly Bulletin”, n. 1, 2014). C’è da sperare che gli economisti ortodossi i quali insegnano ancora ai loro studenti che le banche possono prestare soltanto il denaro che tengono in cassa, mostrando così di ignorare nel loro insegnamento il ruolo fondamentale che svolge nel sistema economico la creazione privata di denaro, trovino modo di dare una scorsa, oltre che all’articolo in parola, pure al bollettino della BoE.

Luciano Gallino

Il territorio e la frontiera

Il territorio e la frontiera

“I mercati finanziari, i veri detentori del potere, sono ovunque e in nessun luogo”(De Benoist). Invece, è sul territorio che popoli e nazioni si insediano, si radicano, si costituiscono, fondano le proprie istituzioni e tracciano le frontiere a guardia e a difesa della loro identità, cultura, lavoro, diritto e ricchezza di vita dall’avidità devastante della finanza internazionale. È lo Stato che mantiene unito, tutela e perpetua il popolo, mentre è il mercato finanziario, avulso e scollegato dall’economia reale della produzione e del lavoro, che lo disfa e lo dissolve nei flussi incontrollati di denaro e di merci. Ed è per questo che gli stati sovrani sono oggi le istituzioni più credibilmente anticapitaliste, rimaste a difesa e a protezione dei ceti medi e popolari dall’aggressione sferrata dalla superclasse apolide, che si annida negli organismi sovranazionali economici, commerciali e finanziari. Lo Stato e la sua sovranità è la questione politica fondamentale per chi è interessato a una lotta antisistemica.

Luciano Del Vecchio

I polli di Renzo

Purtroppo gli italiani preferiscono litigare tra loro (specialmente sulle persone),  piuttosto che fare fronte comune mentre sono portati in pentola da poteri esterni ben più avveduti di loro.
Lo dimostrano i tanti commenti all’articolo del costituzionalista Aldo Giannuli , che ha il solo torto di cominciare citando Tremonti che diviene così il classico drappo rosso agitato di fronte al toro.
http://www.aldogiannuli.it/2014/04/fuori-europa-dalla-costituzione-come-stanno-le-cose/

Con queste prospettive, schiacciati tra ignoranti e troppo furbi, ci avviamo starnazzando (attraverso le inutili elezioni europee) al nostro destino già segnato.

Tutto fa PIL

Tutto fa PIL

Secondo dati più recenti, quello dell’immigrazione rappresenterebbe un enorme business da 1.800.000 euro al giorno per i professionisti dell’accoglienza. O almeno è quanto testimoniano bilanci riguardanti l’intero 2013, anno in cui l’Italia si è trovata ad accogliere 40.244 migranti. Ma non è finita qui, perché la spesa media per ogni immigrato ammonta a circa 45 euro al giorno, spese enormi se consideriamo che tale somma può raggiungere i 70 euro per i minorenni. Emblematico è il caso del Cara di Mineo, a Catania, centro di accoglienza dove gira un affare di circa 50 milioni di euro all’anno. Oltre al “Consorzio Calatino Terre di accoglienza”, dentro il sistema ci stanno importanti multinazionali come la Legacoop o la Croce Rossa, tutte pronte a trarre enormi profitti sulla pelle dei migranti.

Roberta Barone

Civis romanus sum

Civis romanus sum

Dov’è finito lo Stato? Ma, soprattutto, cos’è lo Stato?
Lo Stato è il Popolo e questo binomio è tenuto insieme dal Diritto. Al tempo stesso, la sussistenza di tale unione è garantita dalla Libertà, la quale esiste solo se e quando la Sovranità, ossia il sommo potere, appartiene al Popolo: se viene meno il Diritto, viene meno lo Stato. Se manca la Libertà, la degenerazione è verso l’oligarchia o la tirannide.

Se oggi siamo in questa situazione è perché è caduto in disuso il Diritto ed è venuta meno la Libertà.
Questo è Cicerone, questi sono i principi cardine dello Stato moderno contemporaneo, che trovano il loro fondamento nella tradizione giuridica romanistica: DIRITTO ROMANO, NON ANGLOSASSONE! Lo ripeto: DIRITTO ROMANO, NON ANGLOSASSONE!

Avv. Paola Musu