Statuto speciale al Donbass

“Grazie a Russia, Germania e Francia, ieri l’Ucraina ha finalmente firmato la “Formula Steinmeier” che garantisce uno status speciale per il Donbass. Pertanto, riconosce il diritto speciale alla gente del Donbass di determinare autonomamente il proprio destino. Decideremo noi stessi quale lingua parlare, come sarà la nostra economia, come sarà formato il nostro sistema giudiziario, come la nostra milizia popolare proteggerà i nostri cittadini e come c’integreremo con la Russia. Questo è il nostro lavoro, il nostro obiettivo. Continueremo i negoziati a Minsk al fine di giungere al pieno autogoverno e alla piena autodeterminazione.
Invitiamo il signor Zelensky a non dettarci le condizioni. Quando afferma che le elezioni nel Donbass si terranno solo dopo che l’Ucraina avrà acquisito il controllo del confine (con la Russia ndr.), non capisce che non spetta a lui decidere quando si terranno le elezioni, ma spetta a noi. Le autorità di Kiev non consegneranno alcun controllo sul confine.

http://dnr-news.com/oficialno/51167-sovmestnoe-zayavlenie-glavy-dnr-denisa-pushilina-i-glavy-lnr-leonida-pasechnika.html

Il signor Zelensky ha anche affermato che verrà adottata una certa nuova legge sullo status speciale. È interessante sapere quale? Non ci piace molto la stesura attuale di questa legge, nella quale Poroshenko ha posto riserve inaccettabili. Queste riserve e inserzioni devono essere rimosse da tale legge. In essa ci sono anche disposizioni più importanti che non possono essere modificate in nessun caso. Pertanto, eventuali modifiche alla legge sullo status speciale devono essere concordate con noi; diversamente, le considereremo una violazione diretta e grossolana degli Accordi di Minsk, quindi, per noi, giuridicamente insignificanti.
Vogliamo mettere in guardia il signor Zelensky da azioni avventate. Se vuole raggiungere una pacifica coesistenza con la DNR e la LNR, che entri in un dialogo diretto con noi e non faccia dichiarazioni unilaterali mal concepite e insensate”.

Il capo della DNR Denis Pushilin e il capo della LNR Leonid Pasechnik

Considerazioni finali
Le dimissioni, il 27 settembre, del rappresentante speciale del Dipartimento di Stato USA per l’Ucraina Kurt Volker, senza dubbio, hanno rappresentato il preludio a questa nuova posizione di Kiev. Volker ha sempre manifestato il suo scetticismo sulle possibilità di una reale pace negoziata con le due Repubbliche, come allo stesso modo, è sempre stato un fautore della linea dura verso il Donbass e la Russia.
Ora, invece, se Kiev sosterrà anche nei fatti la “Formula di Steinmeier”, il processo di pace inizierà realmente, tuttavia, il problema di fondo è il controllo dei radicali nazionalisti ucraini che spesso si muovono in maniera autonoma sia all’interno del paese che a ridosso della linea di contatto. Riuscirà Zelensky a depotenziarli?
Il riconoscimento di uno status speciale al Donbass rappresenta un cambio di rotta significativo, nella direzione opposta, a ciò che negli ultimi cinque anni è sempre stato predicato dal “partito della guerra”, ovvero le posizioni del ex-presidente Poroshenko e di tutti coloro che hanno sempre visto nella Russia e nei russo-etnici del Donbass “il nemico” assoluto con i quale era impensabile ogni forma di accordo o di dialogo.

Fonti: Ria.Novosti, Dnr-news

https://www.controinformazione.info/lucraina-ha-firmato-la-formula-steinmeier-si-avvia-la-procedura-per-il-riconoscimento-di-uno-status-speciale-per-donetsk-e-lugansk/

Cause ed effetti

Nella prima lettura, la Verkhovna Rada ha adottato il progetto di legge “Sulla zona adiacente dell’Ucraina” (una sezione di spazio marittimo), che prevede l’estensione del territorio controllato da Kiev al mare di ulteriori 12 miglia nautiche per contrastare il traffico di contrabbando nel Mar Nero.

Da parte sua, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha affermato che i paesi dell’alleanza hanno espresso preoccupazione per il rafforzamento della presenza militare della Russia nel Mar Nero. Secondo lui, la regione del Mar Nero è una delle priorità per l’ alleanza del Nord Atlantico e per la Georgia.

Nel luglio di quest’anno, la fregata della Royal Dutch Navy De Ruyter, la fregata Fatih, la fregata delle forze navali della Romania, Regele Ferdinand, sono arrivate a Odessa. Inoltre, nel Mar Nero erano presenti il gruppo navale anti-mine permanente del NATO Rhein, i dragamine della marina turca Anamur e l’IS della Romania, Lupu Dinescu.

Le navi della NATO, insieme alle forze armate ucraine, hanno condotto esercitazioni di tipo Passex nel Mar Nero (manovre mediante le quali navi di diversi paesi elaborano la loro interazione in caso di rapido ingresso in reali operazioni militari congiunte contro una terza parte o per un’operazione umanitaria).

https://www.controinformazione.info/il-mar-nero-nuovo-teatro-di-provocazioni-della-nato-e-dellucraina-contro-la-russia/

Intervista a Mykola Azarov

 a cura di Alessandro Sallusti.

È passato da poco un anno dalla rivolta di piazza che provocò la caduta del governo ucraino e la guerra civile che ha portato il mondo sull’orlo di un conflitto più esteso. Mykola Azarov, leader del Partito delle regioni, era il primo ministro che in quei giorni si trovò a gestire lo scontro tra filo russi e filo europei. Si dimise in febbraio, pochi giorni prima della caduta dell’intero governo e del presidente Yanukovich.

Braccato dagli insorti, si salvò in modo rocambolesco e ora vive esule a Mosca.

[omissis]
Così si arriva al 27 gennaio 2014, giorno delle sue dimissioni.
«Con grande senso di responsabilità comunicai al presidente che ero disposto a dimettermi per facilitare una soluzione della trattativa. Gli chiesi di barattare la mia testa con lo sgombero della piazza e il disarmo dei gruppi neonazisti e dei facinorosi, circa cinquemila persone, che prendevano ordini da stati esteri».

Avvenne?
«Le mie dimissioni sì. Per il resto non cambiò nulla. Anzi, la situazione peggiorava di giorno in giorno».

Ha continuato a vedere Yanukovich?
«Sì, in quelle ore ci sentivamo e vedevamo spesso».

Che cosa vi dicevate?
«Ho cercato di convincerlo che gli stavano facendo perdere tempo, che trattare con gli oppositori interni era inutile, in quanto marionette. Mi parlò di un accordo, peraltro poco onorevole, che stava raggiungendo con i ministri degli esteri di Polonia, Francia e Germania. Ma era evidente, e glielo dissi, che l’unica possibilità era quella di trattare direttamente con gli Stati Uniti, anche se loro, ovviamente, si guardavamo bene da fare aperture perché come obiettivo si erano dati solo il capovolgimento del governo».

Si arriva al 22 febbraio, giorno del colpo di stato, lei dove era?
«La sera prima avevo visto il presidente che mi aveva annunciato l’intenzione di aderire alla proposta di Polonia, Francia e Germania e che all’indomani, in cambio di grosse concessioni, la piazza si sarebbe ritirata come previsto dall’accordo. Così la mattina uscì di casa per raggiungere Yanukovich ma il capo della mia scorta mi fermò. Il palazzo presidenziale era stato preso dagli insorti, la moglie del presidente era scampata per un soffio a un attentato. Mi disse che il presidente stesso era in grave pericolo, che i ribelli avevano dato ordine di bloccare le frontiere a tutti i membri del governo. Yanukovich stava per fare la fine di Gheddafi».

In che senso?
«Gheddafi fu ucciso da bande locali ma i mandanti erano gli stati che avevano dato il via all’attacco alla Libia. Sono certo che senza la copertura politica e morale di Stati Uniti ed Europa nessuno in Ucraina avrebbe avuto la forza di uccidere fisicamente il presidente e noi membri del governo. Prendere atto di questa verità è stata la più grande disillusione della mia vita».

Il presidente Putin, nei giorni scorsi, ha rivendicato di aver salvato la vita a Yanukovich e a lei portandovi in salvo. Come è andata?
«Il presidente Putin ha voluto ribadire che in quelle ore ha compiuto una azione umanitaria nei confronti di persone amiche della Russia che non avevano fatto del male a nessuno. Osservo come le posizioni del governo della Russia siano cambiate nel tempo. All’inizio Putin ha dato la disponibilità a collaborare con il nuovo governo Ucraino ma poi sono accadute cose che hanno fatto cambiare parere. Come l’atteggiamento ostile e violento di Kiev nei confronti della Crimea e delle regioni orientali abitate da russi. Purtroppo l’Europa non conosce questi gravi fatti. Nessuno ha scritto degli assalti ai mezzi dei militari che presidiavano le regioni russe o dei massacri di civili disarmati che protestavano contro il nuovo regime. A Odessa sono state bruciate vive più di cento persone da parte dei nazionalisti ucraini. Nelle zone russofone, Kiev vuole governare col terrore».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/ucraina-golpe-targato-obama-1108688.html.

Washington e la NATO alla guerra in Ucraina

di Antonio Mazzeo

 

Da oggi, ogni momento può essere quello buono per trasferire in Ucraina 300 paracadutisti della 173^ Brigata di fanteria aviotrasportata di US Army, di stanza a Vicenza. “Siamo pronti a partire per addestrare le unità locali secondo quanto ci è stato richiesto dalle autorità ucraine”, spiega il portavoce della brigata, Michael Weisman. L’ordine di trasferimento è atteso da Washington, ma potrebbe essere deciso alla fine di posticipare di qualche giorno il trasferimento dei parà “per verificare se le milizie separatiste filo-russe onoreranno l’accordo per il cessate il fuoco, deciso a Minsk a febbraio”, come spiegato dal Comandante di US Army Europe, gen. Ben Hodges. Originariamente il Pentagono prevedeva di iniziare i primi giorni di marzo le attività addestrative a favore della Guardia nazionale ucraina. Un mese fa, sul sito ufficiale del Dipartimento della difesa era comparso un bando di gara per l’individuazione di un’azienda che fornisse dal 5 marzo sino al 31 ottobre 2015 sette bus da 50 passeggeri per il trasporto di 300 militari dall’aeroporto della città di L’viv sino all’International Peace Keeping and Security Center, il grande poligono d’addestramento che sorge a Yavoriv, nell’Ucraina occidentale. Sempre secondo il Pentagono, le unità assegnate alle attività addestrative in territorio ucraino si alterneranno ogni due mesi.

“Il programma di formazione a favore di quattro compagnie della Guardia nazionale rientra tra le iniziative volute dal Dipartimento della difesa per assistere l’Ucraina e potenziare le sue capacità nell’assicurare l’ordine, condurre la difesa interna e far rispettare le leggi”, ha dichiarato Vanessa Hillman, portavoce del Pentagono. Le attività delle forze armate Usa saranno finanziate grazie al Global Security Contingency Fund (GSCF), approvato lo scorso anno dal Congresso. Il fondo prevede nello specifico lo stanziamento di 19 milioni di dollari a favore delle unità della Guardia nazionale ucraina, costituita nel marzo 2014 anche grazie l’incorporazione delle formazioni neonaziste Donbass, Azov, Aidar, Dnepr-1 e Dnepr-2, macchiatesi di gravi crimini contro le popolazioni di lingua russa. “Gli Stati Uniti dovranno però fornire il prima possibile aiuti militari letali al governo ucraino se i separatisti sostenuti da Mosca continueranno a guadagnare terreno”, ha auspicato il Capo di stato maggiore, gen. Martin Dempsey, durante un’audizione al Comitato per le forze armate del Senato.

Intanto la forza navale di pronto intervento della Nato “Standing Maritime Group 2” ha fatto ingresso nel Mar Nero per partecipare a una serie di esercitazioni con le marine alleate della regione (Bulgaria, Romania e Turchia). “Il trasferimento nel Mar Nero della SMNG2 è stata assunta in ambito alleato come risposta all’annessione russa della Crimea lo scorso anno e al sostegno che Mosca assicura ai separatisti nell’Ucraina orientale”, riferisce il Comando Nato. Il gruppo navale è posto sotto il comando dell’ammiraglio statunitense Brad Williamson ed è composto da sei unità da guerra, l’incrociatore lanciamissili “USS Vicksburg”, le fregate “Aliseo” (Italia), “Fredericton” (Canada), “Regina Maria” (Romania) e “Turgutreis” (Turchia) e la nave rifornitrice “Spessart” (Germania). “Le esercitazioni in Mar Nero prevedono operazioni anti-sottomarino, di guerra anti-area e di difesa da attacchi condotti da piccole imbarcazioni”, spiega Bruxelles.

Dalla Germania, il gen. Frank Gorenc, comandante delle forze aeree Usa in Europa, annuncia invece l’arrivo nella base aerea di Spangdahlem di dodici aerei da attacco al suolo A-10 Thunderbolt II e 300 aviatori del 355th Fighter Wing, provenienti da Davis-Monthan (Arizona). Uomini e mezzi saranno impiegati per esercitazioni e rischieramenti in Est Europa perlomeno sino all’agosto 2015. L’US Army prevede di trasferire a metà marzo (per nove mesi) nella località tedesca di Ansbach, 450 unità della 3^ brigata di combattimento di stanza a Fort Stewart, Georgia. Con i militari giungeranno in Germania anche 25 elicotteri UH-60 “Black Hawk” che saranno impiegati nell’ambito dell’operazione “Atlantic Resolve”, la missione militare avviata dal Pentagono dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, “a difesa” dei partner Nato dell’Europa orientale.

Per il 2015 “Atlantic Resolve” prevede le esercitazioni aeree in Estonia e Romania di un gruppo di volo dell’US Air Force dotato di cacciabombardieri a capacità nucleare F-16; il trasferimento a rotazione in Polonia di caccia F-16 e velivoli da trasporto C-130 “Hercules”; un’esercitazione in primavera dell’Air National Guard con caccia F-15 in Bulgaria (“Thracian Eagle”) e, successivamente, con caccia F-16 ancora in Bulgaria ed Estonia; gli aviolanci dei paracadutisti del 173rd Airborne Brigade Combat Team di Vincenza in Romania e Bulgaria ad aprile; l’esercitazione estiva “Saber Strike” nelle Repubbliche baltiche e in Polonia. “Stiamo pianificando di inviare truppe anche in Ungheria, Repubblica Ceca e Georgia come deterrenza contro un’eventuale espansione russa in Europa orientale”, ha dichiarato il Comando di US Army Europe. In vista della piena operatività della forza di pronto intervento che la Nato ha varato al recente vertice in Galles per fronteggiare la Russia, l’esercito statunitense ha infine deciso di riposizionare in Europa una brigata con 220 tra carri armati e veicoli da combattimento “Bradley”. Le unità dovrebbero essere ospitate in alcune basi in Germania e in Baltico.

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2015/03/washington-e-la-nato-alla-guerra-in.html

Sotto a chi tocca!

I Libici godevano del più alto tasso di sviluppo umano dell’Africa, secondo i dati ONU che gli accreditavano anche notevoli progressi nel campo dei diritti umani. Pensavano a quanto era bella l’Italia, per la quale avevano una spiccata predilezione, e sognavano di farci un viaggetto se potevano. Non immaginavano che all’improvviso l’Impero li avrebbe cercati e stanati, gettandoli in un incubo popolato da bande contrapposte di tagliagole, ricacciandoli in un sanguinoso Medioevo per colpa di due sgarri che non potevano avere perdono: essere un ostacolo per l’United States Africa Command (AfriCom) e avere in progetto la moneta unica africana, il Dinaro. E c’è da scommettere che – in mezzo al caos di oggi – l’unica parte un po’ decente, il governo laico di Tobruk, non sarà quella che noi sosterremo. Perché noi abbiamo come nemici giurati non al-Qa’ida, non l’ISIS, ma ogni pur labile barlume di governo laico e progressista.

I Siriani godevano del nuovo clima portato da Bashar al-Assad, studi di medicina in Gran Bretagna, sposato con una siro-britannica progressista, nemica del velo alle donne, laureata al King’s College di Londra. Una ventata d’Occidente. Erano soddisfatti di non avere più la censura su Internet (scoprendo così, divertiti, che la Siria era uno “stato canaglia”) e di avere invece un crescente flusso di turisti occidentali coccolati dalla bellezza e dall’ospitalità di questa civilissima nazione. Erano in un latente stato di guerra con Israele, per via del Golan occupato, ma il giovane Assad lo teneva sopito e contava di avviare negoziati proficui. Per il resto erano trent’anni che non avevano un conflitto. Ironicamente, da quando il padre si era alleato agli Stati Uniti nella Guerra del Golfo.[…]

Le migliaia di civili uccisi in Ucraina non sono uno scherzo. Sapevano di avere dei problemi, come in altri paesi, ma non pensavano nemmeno lontanamente che in pochi mesi sarebbero stati catapultati in una sanguinosa guerra civile. Ma l’Impero è andato a stanarli.

I nazisti a Kiev con le svastiche non sono uno scherzo, sono reali.

I tagliagole islamisti in Medioriente e in Africa non sono uno scherzo, sono reali.

Hiroshima e Nagasaki non sono stati degli scherzi.

Così come non è stato uno scherzo il gratuito bombardamento di Dresda, un’immane strage di esseri umani e di tesori artistici, fatto a puro scopo terroristico (come risulta da una nota di Churchill) e per dare un avvertimento all’Unione Sovietica di cosa erano pronti a fare gli Alleati (come risulta da una nota della Royal Air Force).

Non vi fate illusioni, l’Europa non verrà risparmiata. Non lo è di già, dalle guerre dei Balcani, dal bombardamento di Belgrado, prima città europea colpita dalla fine della II Guerra Mondiale.

estratto da http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=116512&typeb=0

Ragioniamo

Carta di Laura Canali da Limes

Carta di Laura Canali da Limes

Quando si parla di qualcosa bisognerebbe sempre partire da dati concreti come la Storia e la Geografia: come si vede dalla carta,  l’Ucraina fa fatica a stare insieme anche senza sollecitazioni esterne.
Dopo Minsk in un articolo leggiamo: “l’Ucraina s’impegna a riprendere i pagamenti delle prestazioni sociali che sono state sospese per i residenti di Donbass. Questa è senza dubbio una vittoria per la Russia.”

Ora considerando che le prestazioni sociali sono gli stipendi e le pensioni dei residenti,  a me sembra una loro vittoria personale oltre che un loro diritto.

Ucraina

Ma è chiaro che, all’inizio, agivano anche nel Donbass <le quattro forze che si erano stratificate da tempo su tutto il territorio ucraino> interviene Samojlov: <gli oligarchi, in lotta tra sé per la spartizione delle proprietà; le bande criminali, anch’esse con proprie formazioni armate, ma sostanzialmente in guerra tra sé; gli “ucrainisti” filonazisti, una componente che, nel Donbass, è allo stato latente; il popolo insorto, ma ancora non ben definito in quanto realtà compatta>.

[…]

Ma, anche se non ben definito, sottolinea Gurjanov La situazione è in movimento ed è imprevedibile>.

http://contropiano.org/internazionale/item/28958-la-sinistra-russa-che-sostiene-il-donbass

Meglio saperlo

L’articolo era al link
solo che il sito ha una politica pubblicitaria nefasta: come si fa a doversi sorbire una pubblicità di 16 secondi prima di poter leggere se c’è un rischio concreto che scoppi una guerra nucleare!
Ovviamente noi ci auguriamo caldamente che questo non succeda, però, visti i precedenti e visto che l’Europa è gestita per conto terzi, uomo avvisato, mezzo salvato.

 

“Da molto tempo i piani degli Stati Uniti prevedono un cambio di regime in Russia, mirando a colpire il governo sovrano indipendente del proprio principale antagonista eurasiatico.
Washington vuole insediare un governo fantoccio filo-occidentale con una rivoluzione colorata o con la guerra. Le ambizioni egemoniche statunitensi minacciano la pace nel mondo e mai come oggi, dagli eventi che precedettero la seconda guerra mondiale, la situazione è stata tanto pericolosa. L’economista e analista politico Mikhail Delyagin prevede una massiccia provocazione anti-russa: esprimendo le sue opinioni su Radio Pravda, ha affermato che «cose e dati riconducibili a un’unica matrice […] costituiscono per tutti una gravissima minaccia».
L’Ucraina è un pretesto, una piattaforma NATO manovrata dagli Stati Uniti, un anomalo e criminale regime neonazista messo al potere da Washington.
Economicamente in bancarotta, senza nessuna legittimità, dipendente da aiuti esterni per sopravvivere, l’Ucraina è la più recente colonia americana.
A comandare è una politica di controllo, quel che dice Washington va bene. Il regime fantoccio di Kiev riverisce e obbedisce, altrimenti è sostituito e una rivoluzione colorata 3.0 ne insedia un altro.
«Perché è successa la crisi ucraina?», si è chiesto Delyagin. «Qual è la ragione principale? Perché gli americani vi sono stati così profondamente coinvolti?»
Perché Washington, la Cina e l’UE sono i «tre (più importanti) attori a livello globale», dice Delyagin. Distruggere «la cooperazione dell’UE con la Russia elimina quest’ultima come partecipante indipendente nella competizione globale, che è ciò che vediamo oggi», lasciando l’America e la Cina come i due restanti giocatori dominanti al mondo, fra i quali esiste una «vera guerra fredda».
In Ucraina c’è una guerra calda. Il commercio tra l’Unione Europea e la Russia è importante: Delyagin crede che il sentimento europeo favorisca «relazioni non basate sull’arroganza».
Washington vuole uno «strappo» della Russia dall’Europa che per il momento non è riuscito: non è riuscita la provocazione false flag del volo MH17, con la quale la Russia non aveva nulla a che fare e nemmeno i separatisti filorussi del Donbass, combattenti per la libertà. Il responsabile è stato semmai il fuoco del cannone di un aereo da guerra ucraino Sukhoi-25.
Dati radar e satellitari verificabili hanno mostrato la traiettoria del volo MH17 prima della distruzione; i fori penetrati nella fusoliera erano compatibili con i colpi di cannone.
«Il seguito sta arrivando», ha detto Delyagin: «Ci sarà un’altra provocazione […], siamo in possesso di alcune informazioni indirettamente confermate dall’Occidente che dicono che l’esercito Ucraino “continuerà (una falsa) offensiva fingendo di attaccare e i soldati svolgeranno una massiccia preparazione di artiglieria”.» Poi «una testata nucleare tattica esploderà nella zona dell’offensiva dell’esercito ucraino».
Ingiustificatamente, forse inutilmente, la Russia sarà considerata responsabile. Solo l’America ha finora usato armi nucleari: farlo di nuovo «non è così difficile», ha detto Delyagin.
Scorie radioattive sono immagazzinate nel porto estone di Paldiski. Guidata dagli Stati Uniti, la NATO «ha presumibilmente consegnato un carico (radioattivo)», non «rifiuti da smaltire».
«Il sistema va in questo modo», ha detto Delyagin: «Non essendo in grado di dimostrare la responsabilità della Russia per il volo MH17, spiegheremo a tutti che i maledetti barbari russi hanno usato armi nucleari contro l’indifeso esercito ucraino».
Putin verrà incolpato perché nessuno in Russia «può schierare un’arma nucleare tattica senza l’ordine diretto del comandante supremo».
Qui si tratta di distruggere le relazioni tra la Russia e l’Unione Europea, interrompere il commercio, recidere i normali legami politici, addirittura bloccare i mezzi d’informazione russi nei paesi occidentali e in Giappone.
«Dato l’infinito cinismo dei nostri cosiddetti “colleghi” americani,non c’è nulla di troppo scandaloso che resti fuori dai loro intrighi, perfino esplodere un ordigno nucleare, azioni criminali sotto falsa bandiera per incolpare la Russia, un 11 settembre sotto steroidi troppo muscolare per essere ignorato, con nessuna prova da fotografare per l’indagine giudiziaria, diversamente dal volo MH17, «per dimostrare che non siamo noi».
Finora i tentativi di incolpare la Russia per le condizioni della crisi ucraina sono falliti. La prove, o la loro mancanza, hanno smentito le dichiarazioni occidentali .
«Un’esplosione nucleare è diversa», ha detto Delyagin: «Non lascia impronte. Magari prima di Natale, uno shock per la sacra festività.»
Delyagin aveva predetto il colpo di stato dell’Ucraina: se lo aspettava lo scorso febbraio, il primo giorno delle Olimpiadi invernali di Sochi; è venuto alla fine, due settimane più tardi, il 22 febbraio. È da vedere se Delyagin ha ragione o torto su una false flag nucleare: per i folli di Washington tutto è possibile.
L’impensabile potrebbe seguire agli incidenti nucleari di massa: forse isolare con successo la Russia e poi dirigere lo scontro tra Est e Ovest.
Il conflitto lancerebbe una guerra nucleare che decenni di deterrente “MAD” (distruzione reciproca assicurata) hanno evitato, ma forse non più: resta da vedere, non per molto, se si dimostra corretto lo scenario prenatalizio di Delyagin.
Domenica scorsa il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha incontrato John Kerry a Roma, è stato il loro diciassettesimo incontro di quest’anno senza risolvere niente: Washington scarica interamente (sulla Russia) la responsabilità delle condizioni della guerra civile in Ucraina e degli altri conflitti nel mondo.
Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato:
«In tema di rapporti bilaterali, Lavrov ha sottolineato che il loro sviluppo è possibile solo sulla base dell’uguaglianza e di interessi reciproci, mentre ogni tentativo di esercitare pressioni sulla Russia non ha alcuna prospettiva.»
Lavrov e Kerry hanno trattato la questione dell’Ucraina: il diplomatico russo ha sottolineato l’importanza del rispetto degli accordi di Ginevra e Minsk, che quelli di Kiev hanno respinto e immediatamente violato su ordine di Washington senza mostrare prove credibili agli osservatori. Ora le condizioni di conflitto restano, ma Lavrov spera altrimenti e dice:
«Nel contesto della situazione nel sud-est dell’Ucraina, l’attuazione coerente degli accordi di Minsk è fondamentale, così come la convocazione di un gruppo di contatto per questo scopo il più presto possibile.»
L’illegittimo presidente oligarca Petro Poroshenko è l’uomo di Washington in Ucraina, un fantoccio di comodo che obbedisce agli ordini a comando con l’intenzione di alimentare la guerra: il suo falso “regime del silenzio” è un inganno fuorviante.
Dice che questo lo aiuta a riorganizzarsi, ad accrescere la forza delle truppe, riarmarsi, ripristinare la prontezza al combattimento, prepararsi per nuovi conflitti agli ordini di Washington.
Le condizioni attuali riflettono la calma prima della tempesta. Resta da vedere se con l’inganno nucleare false flag − un’altra provocazione Usa-Kiev − oppure con un altro pretesto.
Vale la pena ripeterlo: Washington vuole che un governo fantoccio filo-occidentale sostituisca la sovrana indipendenza russa; il suo piano generale prevede la conquista del mondo, perfino a costo di un conflitto nucleare per raggiungere gli obiettivi: è la follia sotto ogni punto di vista.
Un commento finale
Russia Today ha intervistato Mikhail Gorbaciov, l’ultimo leader della Russia sovietica, oggi ottantatreenne, il quale dice che l’America ha bisogno delle riforme di una Perestroika, una ristrutturazione politica, economica e militare.
«Possono chiamarla col nome che vogliono», ha detto Gorbaciov, «non è facile per loro con la società che hanno».
Creano nemici inesistenti, alimentano tensioni, creano instabilità, fanno i prepotenti con le altre nazioni, scaricano le responsabilità.
«Ogni volta che le tensioni sono alte, ogni volta che c’è instabilità in un determinato paese o in tutta la regione, è l’occasione per (Washington) di intervenire», ha detto Gorbaciov.
«Con questa politica ho abbastanza familiarità data dalla mia esperienza», ha spiegato. Crede poi che spetti all’Europa evitare una nuova Guerra Fredda potenzialmente molto più pericolosa dell’altra. La distensione è di vitale importanza quando le cose rischiano di girare fuori controllo innescando un conflitto più grave.
I rischi sono troppo pericolosi per consentire a Washington di assumersi l’intera responsabilità di alimentare il sentimento antirusso: è inaccettabile.
Contemporaneamente, sapendo ciò che sta affrontando la Russia, Gorbaciov crede che ci sia ancora tempo per cambiare le cose.
Washington ha bisogno di nemici, ha detto Gorbaciov, per esercitare «una pressione senza la quale (gli americani) non possono vivere perché sono ancora schiavi dalla loro vecchia politica».
L’Ucraina è il pretesto dell’America per qualunque cosa accada, per la sua politica in cui tutto è lecito, per scatenare un conflitto Est-Ovest che nessun governo responsabile permetterebbe e che per Washington costituisce una priorità volta a perseguire le sue mire egemoniche. Vale la pena ripeterlo: è la follia sotto ogni punto di vista.
di Stephen Lendman.

 

Giù nel calderone?

Questi paralleli partivano tutti dal presupposto che situazioni del genere riguardassero, appunto, soltanto dei paesi remoti ed “estranei”, mentre l’ Occidente poteva tranquillamente continuare a condurre il suo modello brevettato di imprese militari neo-colonialiste (vedasi “interventi umanitari”, “operazioni di appoggio alla pace”, “guerra al terrorismo”, “responsabilità di proteggere”), senza correre alcun rischio diretto.
Ma poi è venuta la crisi dell’Ucraina (più esattamente, “in” Ucraina) a ricordarci che pur se le cause profonde delle guerre “vere” risiedono sempre nelle rivalità strategiche, economiche e geopolitiche tra le Potenze, Lloyd George aveva ragione: la scintilla che dà fuoco alla polveri viene spesso fornita da gravi errori di calcolo, terribili passi falsi, totale incapacità di comprendere le motivazioni dell’avversario e di prevederne le reazioni e, soprattutto, arrogante convinzione della propria assoluta superiorità – hubris, per dirla con i Greci. Questo è ciò che avvenne ai paesi europei nel 1914, e questo è dove siamo oggi: sull’orlo del calderone bollente della guerra.
Il comportamento suicida dell’Europa non è spiegabile in termini razionali – almeno, non sulla base dei fatti così come sono conosciuti. Pur con la plateale constatazione che Washington sta deliberatamente cercando di spingere i paesi europei in una rovinosa guerra economica con l’URSS, e pur con l’acuta consapevolezza che questa guerra economica potrebbe sfociare in qualcosa di molto più sinistro, le principali capitali europee si sono subito allineate con le tesi e i voleri americani, in modo quanto meno acritico. Si sono così messe in atto delle sanzioni, che stanno ulteriormente aggravando una crisi economica già pesante, e il cui unico obiettivo pratico consiste nell’impedire ai paesi europei qualsiasi possibilità di evasione sia pur parziale dall’area del dollaro, e in ultima analisi nel riportarli sotto controllo americano anche per quanto riguarda gli approvvigionamenti energetici. Si può capire Londra, si può capire Parigi, si può capire anche la UE in quanto tale – ma gli altri?
 …
L’esperienza storica lo dimostra: le nazioni possono “scivolare oltre il bordo, giù nel calderone bollente della guerra” per tracotanza, per hubris o per pura e semplice stupidità.

Geopolitica

Tra le tante materie che vengono “dimenticate” ogni volta che si cambia la scuola c’è la geografia: i notiziari parlano, parlano (e magari sullo sfondo c’è anche una cartina) ma dove si trova quel luogo di cui si sta parlando nessuno lo sa.

Tempo addietro avevo tenuto una carta dove avrei potuto scrivere, come i Romani, hic sunt leones, tanto poco ne sapevo;

kazachistanpoi in un articolo leggo:

L’altro corollario indispensabile riguarda le rotte commerciali. Se Kirghizistan e Kazakhstan sono fondamentali per i giochi sul quadrante orientale, gli sbocchi della Crimea sul mar Nero sono indispensabili per mantenere un pieno monopolio sulle direttrici marittime con Turchia, Georgia, Romania e Bulgaria. Per Mosca è assolutamente impensabile perdere non solo il porto di Sebastopoli, sede della flotta del Mar nero, ma anche quelli di Yalta e Odessa. Lasciarli in mano a un’Ucraina amica di Bruxelles e Washington equivale a rinunciare all’autostrada navale su cui corrono incrociatori e fregate diretti nel Mediterraneo. Significa perdere il collegamento prioritario con la base navale di Tartus fondamentale per garantire la sopravvivenza della Siria di Bashar Assad e continuare a influenzare il Medio Oriente. Tutte ottime ragioni per cui -agli occhi di Zar Putin- l’Ucraina e la Crimea valgono bene una guerra.

Ed ecco che, guardando la cartina e leggendo l’intero articolo, le cose si capiscono meglio.