Il caso Mattei

L’occasione del Leone d’Oro alla carriera che la Mostra del Cinema di Venezia conferirà a Francesco Rosi venerdì 31 agosto (ore 14, Sala Grande) sarà suggellata dal restauro, realizzato dalla Cineteca di Bologna al laboratorio L’Immagine Ritrovata, del film Il caso Mattei, che ritorna a quarant’anni dalla sua uscita nel 1972, che a sua volta seguiva a dieci anni di distanza la morte dell’allora presidente dell’Eni Enrico Mattei.
Il restauro del Caso Mattei rinnova la prestigiosa collaborazione tra The Film Foundation di Martin Scorsese, Gucci e Cineteca di Bologna, ai quali Eni, Paramount Pictures, Museo Nazionale del Cinema di Torino e Cristaldi Film si uniscono per questa importante occasione.

Nota sul restauro
Il caso Mattei è stato restaurato dalla Fondazione Cineteca di Bologna nel laboratorio di restauro L’Immagine Ritrovata a partire dai negativi originali scena e utilizzando come fonte di riferimento i positivi d’epoca conservati dal CSC-Cineteca Nazionale.
Dagli elementi originali sono state eliminate le muffe che avevano attaccato l’emulsione e che in alcune parti avevano formato macchie gialle molto visibili, non totalmente eliminabili nemmeno con la pulizia digitale. Per queste parti è stato utilizzato l’interpositivo di prima generazione.
Il film è stato scansionato a una risoluzione 4K, le immagini sono state pulite digitalmente e stabilizzate.

69ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Venezia Classici

Venerdì 31 agosto, ore 14, Sala Grande
Leone d’Oro alla carriera a Francesco Rosi
a seguire
IL CASO MATTEI (Italia/1972) di Francesco Rosi (116’)
Restaurato dalla Cineteca di Bologna al laboratorio L’Immagine Ritrovata in collaborazione con The Film Foundation, Paramount Pictures e Museo Nazionale del Cinema di Torino.
Il restauro è stato finanziato da Gucci, Eni e The Film Foundation.
Replica: sabato 1° settembre, ore 13, Palabiennale

Il genio ed il mercante

Per la prima volta in Italia, nelle sale dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, 150 opere raccontano l’intenso rapporto tra il mercante d’arte Ambroise Vollard e quello che diventerà il più grande artista del XX secolo.

Dal 6 aprile all’8 luglio 2012, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti di Venezia accoglie la mostra PICASSO e VOLLARD. Il genio e il mercante che, per la prima volta, illustra il lungo e contrastato sodalizio intercorso tra il mercante d’arte Ambroise Vollard e Pablo Picasso.

L’iniziativa, ideata e organizzata da GAmm Giunti in collaborazione con l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, curata da Claudia Beltramo Ceppi, propone, nelle sale di Palazzo Franchetti, un percorso espositivo con oltre 150 opere, tra cui la serie completa delle 100 incisioni della Suite Vollard, la Minotauromachia, forse l’assoluto capolavoro grafico di Picasso, le 30 acqueforti originali per l’Histoire Naturelle di Buffon, le acqueforti dei Saltimbanchi.

Foto: Pablo Picasso, Il gatto (illustrazione per l’Histoire naturelle di Buffon), 1942, Acquaforte, Collezione privata © Succession Picasso, by SIAE 2012

Fotografia stereoscopica

Da mercoledì inizierà la rassegna dal titolo “Sette Fotografi, Sette Racconti” organizzata da Mignon di Padova in collaborazione con Frequenze Visive di Vigonovo (VE) e che avrà come filo conduttore il racconto. I fotografi che sono stati invitati (vedi locandina allegata) e che hanno influenzato bene o male molti giovani fotografi padovani, ci parleranno di come è nata in loro la passione per la fotografia, di cosa ha dato loro questa arte e di come vivono ora la fotografia alla luce dei cambiamenti tecnologici che ci sono al momento attuale (vedi digitale, telefonini, ecc.).       MIGNON E FREQUENZE VISIVE   Vi invitano alla prima serata della rassegna    “Sette Fotografi, Sette Racconti” mercoledì 28 Marzo 2012 alle ore 21.00

Antonello Satta Con   L’obiettivo sulla montagna”

Il gruppo Mignon di Padova e l’Associazione Frequenze Visive di Vigonovo (VE) propongono una rassegna di sette incontri con altrettanti fotografi e che ha come intento quello di ripercorrere, attraverso i racconti dei fotografi che hanno aderito all’iniziativa, una piccola parte della storia della fotografia padovana.

Questa rassegna rappresenta un’occasione per conoscere questi autori; attraverso i loro racconti apprenderemo le loro esperienze fotografiche e avremo modo di immergerci nelle più diverse espressioni della fotografia.

Antonello Satta Da sempre interessato alle arti figurative e ai linguaggi audiovisivi, ha conseguito il diploma di Maestro d’arte all’Istituto Statale d’Arte di Sassari e successivamente il diploma con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia.   Si è occupato di fotografia, in particolare scientifica (oggetto attuale della sua attività professionale in ambito universitario), di grafica, di cinema (con la frequenza per ben due anni della “Scuola di Cinema “ di Ermanno Olmi) e di diaporami, realizzando come regista, collaboratore o montatore, una quarantina di lavori, undici dei quali per il progetto “Montagna e Fotografia”, una manifestazione che si è tenuta per due anni in Val di Fassa, che ha visto la partecipazione di molte delle personalità più importanti in Italia relativamente alla saggistica e alla fotografia di Montagna.   Da circa 10 anni si occupa di Stereoscopia. Ha fondato l’Archivio Stereoscopico Italiano e con questa istituzione pubblica libri, organizza mostre (come “Yosemite Valley, prima di Ansel Adams”, per Il Film Festival della Montagna di Trento) e promuove l’interesse, la ricerca e la discussione (in un forum dedicato) relativamente a tutti gli aspetti della Stereoscopia, come la storia, la teoria, la tecnica e la sperimentazione delle sue applicazioni moderne.

http://www.archiviostereoscopicoitaliano.it


Dal 28 Marzo al 16 Maggio 2012 presso la Sala polivalente del Comune di Vigonovo, via Veneto 2, Vigonovo (VE) – Ingresso libero

La fotografia del Giappone

Due nuove e preziose opere arricchiscono il percorso espositivo della mostra La Fotografia del Giappone (1860-1910). I capolavori, in programma fino al 1° aprile, all’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti di Venezia.
Si tratta di due raffinati album le cui coperte, di legno laccato e impreziosito con inserti di avorio, madreperla e oro, sono autentici capolavori dell’arte giapponese. Il loro scopo principale era quello di racchiudere un assortimento di immagini «tipiche» del Giappone che il committente poteva riportare con sé in Occidente.
Vista la delicatezza degli album, il loro contenuto potrà essere ammirato attraverso l’uso di dispositivi digitali (iPad) che offriranno al visitatore la sensazione di sfogliarne fisicamente le pagine.

Il primo album – denominato KK5 – realizzato tra il 1889 e il 1914 a Yokohama, propone 50 opere che presentano un diario di viaggio per immagini attraverso le più importanti città del Giappone centrale. Per ciascuna tappa, sia essa Kōbe, Ōsaka, Nara, Kyōto, Yokohama, Tōkyō e altro, quando si hanno più fotografie, si va dall’universale al particolare geografico o urbano, attraverso un progressivo restringimento del campo visivo.
Le immagini rappresentano sempre luoghi ben conosciuti, che si ritrovano fra le mete suggerite dalle guide di viaggio occidentali del tempo. Non mancano alcune delle imprescindibili icone paesaggistiche e architettoniche del Giappone, come la pagoda, la terrifica statua del guardiano dei templi buddhisti o il Padiglione d’oro di Kyōto. La figura che domina è quella della geisha che vi compare più volte, ma non mancano il samurai, il massaggiatore cieco, gli uomini che pestano il riso e altro ancora.

Il secondo album, realizzato sempre a Yokohama intorno al 1890 e conosciuto come Maraini-Cortina 2, in onore del celebre studioso Fosco Maraini, presenta un assortimento e un’impaginazione molto originale, sia per i soggetti, sia per il fatto che tutte le pagine, in basso a sinistra e in alto a destra, sono arricchite da dipinti acquerellati che raffigurano soprattutto fiori, uccelli, paesaggi e donne in costume, creando un serrato gioco di richiami iconografici con il contenuto delle fotografie.
Il contenuto è una sorta di pot-pourri di immagini di fiori, di donne in costume e di scene di vita quotidiana, come una sorta di viaggio immaginario all’interno di un giardino giapponese popolato dai protagonisti di un sorprendente universo di bellezze esotiche.

La Fotografia del Giappone (1860-1910) presenta oltre 150 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento.
L’iniziativa, curata da Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano, e da Marco Fagioli, coprodotta dal Museo delle Culture di Lugano e Giunti Arte mostre musei, cui si affianca, per l’appuntamento italiano, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, propone i capolavori di uno dei più importanti capitoli della storia della fotografia – nata in Europa ma subito sperimentata in Giappone – proprio nel periodo in cui, abbandonando un isolamento che durava da trecento anni, il Paese del Sol levante si apriva all’America e all’Europa, influenzando, con le immagini e le espressioni della sua creatività, il gusto dell’intero Occidente.
All’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti sono esposte le opere di alcuni grandi fotografi delle origini, primo fra tutti l’inglese Felice Beato (1833 – 1907) che, con un piccolo gruppo di artisti giapponesi, diede vita a uno stile, chiamato Scuola di Yokohama, e a una tecnica particolare. Questi personaggi riuscirono a unire la fotografia, la forma artistica più d’avanguardia di quel tempo, con la tradizione delle grafiche giapponesi, realizzando stampe fotografiche su carta all’albumina delicatamente colorate singolarmente a mano da raffinati artigiani.
Queste immagini, destinate prevalentemente ai viaggiatori stranieri, offrivano rappresentazioni del paesaggio e della cultura giapponese, con una funzione che è sostanzialmente quella di produrre souvenir di viaggio e della memoria esotica. Tale genere esprime uno stile fortemente riconoscibile che non trova, allora, eguali nel mondo per la qualità dell’interazione fra la stampa all’albumina, la raffinatezza della ricerca fotografica e la finissima colorazione che, in alcuni casi, produce un risultato finale vicino a quello delle moderne fotografie a colori.
Il percorso espositivo, organizzato per sezioni indaga la rappresentazione del paesaggio e la natura “educata” dalla cultura, il gusto dell’esotismo e il profondo rapporto tra la fotografia e le stampe del ukiyo-e, l’immagine della donna còlta nei molteplici aspetti della bellezza sublime, come in quello dei mestieri e delle attività della casa, della bottega e dei campi e della donna di piacere, ritratta nei quartieri a luci rosse chiamati “città senza notte”. O ancora, l’analisi degli stereotipi dell’immagine maschile, dai samurai ai bonzi, dai lottatori di sumo a tutti gli interpreti quotidiani di una realtà ideale che, talvolta, declina anche verso l’«anormalità» e il capriccio.
La relazione fra il sacro e il profano viene esaminata attraverso una serie di fotografie che ritraggono le attività lavorative e altre scene di vita comune, i templi, le cerimonie e le feste.
La mostra si conclude con le opere dei grandi interpreti della fotografia giapponese e straniera, come Kusakabe Kimbei, considerato il maestro nel realizzare sofisticate fotografie all’albumina colorate a mano.
L’esposizione è accompagnata da un importante volume, pubblicato da GAmm Giunti, che affronta con il contributo di diversi specialisti, i differenti aspetti della fotografia in Giappone.

Venezia, gennaio 2012

LA FOTOGRAFIA DEL GIAPPONE (1860-1910). I CAPOLAVORI
Venezia, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Cavalli Franchetti (Campo Santo Stefano)
Fino al 1 aprile 2012

Orari: lunedì-domenica, 10-18; chiuso martedì

Informazioni e prenotazioni: 199.199.111

Sito internet: http://www.fotografiagiappone.it

Biglietti: Intero € 9,00;
ridotto € 7,50:
under 18 e over 65, gruppi (min 15-max 25 persone), studenti, titolari di convenzioni; ridotto scuole € 4,00

Catalogo: GAmm Giunti
a cura di Francesco Paolo Campione e Marco Fagioli
Formato 26X28,5
Pagine 320; € 39 in mostra

La basilica di San Marco

FERDINANDO ONGANIA
LA BASILICA DI SAN MARCO 1881 – 1893

dal 16 luglio 2011 | a cura di irene favaretto ed ettore vio | museo di san marco;basilica di san marco | venezia

Preziosi originali, scelti tra il materiale prodotto a fine Ottocento dall’editore Ferdinando Ongania per la sua monumentale impresa La Basilica di San Marco in Venezia, sono esposti nel Museo di San Marco dal 16 luglio al 27 novembre in una mostra dedicata al geniale veneziano, erede della tradizione di Aldo Manuzio, nel centenario dalla sua morte.

Una straordinaria galleria di immagini che pone in dialogo l’opera editoriale e artistica di Ongania, voluta per documentare lo stato del monumento e salvaguardarlo, il percorso del Museo e la Basilica di oggi.

La mostra, a cura di Irene Favaretto ed Ettore Vio, è promossa dalla Regione del Veneto, dal Comitato Regionale Celebrazioni Centenario Ferdinando Ongania (1911-2011) e dalla Procuratoria di San Marco che acquistò nel 1892 dallo stesso Ongania gli originali.

Per pubblicare i 18 ponderosi fascicoli dell’opera, di cui tre copie ora sono conservate dalla Procuratoria, Ongania nel corso di tredici anni commissionò studi a storici, archeologi e architetti, e produsse un eccezionale apparato illustrativo di fotografie, eliotipie, eliografie, cromolitografie e incisioni, con il contributo di pittori, disegnatori e fotografi. Ogni dettaglio della Basilica di San Marco fu così “fissato”: dell’esterno e dell’interno, delle strutture architettoniche e delle decorazioni scultoree e musive.
Edita tra il 1881 e il 1893, l’opera nacque in un clima culturale che vide tra i protagonisti cultori dell’arte, della sua tutela e del suo restauro, come John Ruskin, Pompeo Gherardo Molmenti, Pietro Selvatico, Alvise Zorzi, Camillo Boito, tutti frequentatori della “bottega” Ongania, sotto i portici delle Procuratie in piazza San Marco.
Si trattò di una sfida quasi impossibile che fece di Venezia il centro della nuova editoria di immagini, con l’introduzione di tecniche innovative, tanto che lo stesso Ongania scriveva di sé nella Nota dell’Editore “.gli sorride ora il vanto di avere per primo, nel modo più splendido e decoroso, eretto un monumento dell’arte grafica moderna, degno del grande tesoro che illustra, La Chiesa d’oro”.

Percorso della mostra
L’esposizione si sviluppa lungo gli spazi del Museo in dieci sezioni: i rilievi geometrici dell’architettura della Basilica; i mosaici: materiali, tecniche e documentazione degli interventi nel Battistero; la quadriga marciana; i marmi lavorati; la sala Ongania; il pavimento musivo; le vedute e i rilievi acquerellati dell’interno; l’edizione Ongania, le speciali rilegature e il mobile-contenitore; le vesti liturgiche; il tesoro di San Marco.

Comitato d’Onore
Luca Zaia, Presidente della Regione del Veneto; Marino Zorzato, Vice Presidente della Regione del Veneto e Assessore alla Cultura; S. Em. Cardinale Angelo Scola; Giorgio Orsoni, Sindaco di Venezia; Francesca Zaccariotto, Presidente della Provincia di Venezia; Ugo Soragni, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto.

Comitato Regionale Celebrazioni Centenario Ferdinando Ongania (1911-2011)
Giorgio Orsoni (Presidente), Fausta Bressani, Ennio Concina, Cesare De Michelis, Irene Favaretto, Mario Infelise, Maria Letizia Sebastiani, Ettore Vio, Carlo Alberto Tesserin, Claudio Cappon, Andrea Causin.

Biografia di Ferdinando Ongania (Venezia 1842 – Saint Moritz 1911)
Ferdinando Ongania nasce a Venezia il 18 luglio 1842. Non ancora ventenne, Ongania inizia a lavorare nella casa editrice con annessa libreria e negozio di oggetti di belle arti che aveva sede al piano terra dell’Ala Napoleonica, di fronte alla Basilica di San Marco, fondata sul finire degli anni quaranta dal tedesco Hermann Frederich Münster .
Nel 1871 rileva l’attività della ditta Münster insieme a un socio e amico, l’ucraino Ivan Beloserski, che però già l’anno successivo si ritira dall’impresa, lasciandolo di fatto unico proprietario. Da quell’anno fino al 21 agosto 1911, data della sua morte a Saint Moritz, Ferdinando Ongania si dedica quasi totalmente all’editoria di libri d’arte illustrati, ottenendo sorprendenti risultati in un campo per l’Italia ancora agli esordi.
Con il passare del tempo la libreria di Ferdinando Ongania diventa un punto di incontro e di ritrovo per scrittori, artisti e studiosi italiani e stranieri, che partecipavano attivamente al dibattito sulla conservazione dei monumenti veneziani, come John Ruskin, Pompeo Molmenti, Pietro Selvatico, Pietro Alvise Zorzi, Camillo Boito. Oltre a La Basilica di San Marco in Venezia, tra le opere di indiscusso valore artistico della sua attività editoriale relativa alla città lagunare meritano di essere ricordati la Raccolta delle vere da pozzo in Venezia del 1889, Calli e canali in Venezia e L’architettura e la scultura del Rinascimento in Venezia pubblicati nel 1893.

Il Museo di San Marco
Costituito alla fine dell’800, il Museo si presenta ora con un nuovo allestimento grazie all’ampliamento degli spazi museali tra l’area storica sopra l’atrio-nartece della Basilica di San Marco e l’ex sala dei Banchetti del doge.
Al suo interno sono raccolti oggetti di varia natura e provenienza appartenenti alla Basilica. Tra le opere più prestigiose, troviamo la quadriga marciana, spostata dalla posizione originaria al centro della facciata principale dopo l’ultimo restauro. Nel Museo sono esposti frammenti di mosaici antichi, marmi e capitelli, rimossi durante i restauri Ottocenteschi. Nella Sala dei Banchetti sono presenti arazzi in lana con le storie della Passione di Gesù e paramenti liturgici.

Ferdinando Ongania
La Basilica di San Marco 1881 – 1893

Dal 16 luglio al 27 novembre 2011
Museo di San Marco
Basilica di San Marco, Venezia
Orari dalle 9.45 alle 16.45

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana
Promossa da Regione del Veneto; Comitato; Regionale Celebrazioni Centenario Ferdinando Ongania (1911-2011); Procuratoria di San Marco
Con il patrocinio di Comune di Venezia

Biglietto intero 5 €; ridotto 2,50 € – solo per gruppi superiori a 15 persone
Prenotazioni: http://www.venetoinside.com
Informazioni: tel 041 2708311
http://www.onganiasanmarco.it

Organizzazione e comunicazione: Civita Tre Venezie
Catalogo: Marsilio Editori

Where is my place

Le opere dalla collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in mostra a Venezia alla Fondazione Bevilacqua La Masa

Yang Fudong, The Half Hitching Post, 2005, video, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Dal 4 marzo al 1 maggio 2011 una selezione di immagini tratte dalla collezione di fotografia contemporanea, video e film d’artista della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena saranno esposte alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, nell’ambito della mostra Where is my place?, incentrata sul concetto di identità nazionale e sulla moderna idea di nazione.
Il progetto è il frutto di una recente collaborazione avviata tra le due fondazioni, che condividono finalità didattiche, formative e di promozione delle ricerche artistiche contemporanee.

In un percorso di oltre 50 opere, la mostra si confronta con le diverse questioni connesse con l’identità nazionale, con le evidenti contraddizioni e con possibili prospettive. La domanda contenuta nel titolo – dov’è la mia casa? qual è la mia patria e il luogo dove mi riconosco? – rimanda ai sentimenti che legano un individuo al proprio territorio e alla collettività di appartenenza.
Se l’attualità del concetto di nazione sembra soffrire di un’inevitabile rimessa in discussione, le sue criticità appaiono evidenti in molti lavori dei 18 artisti in mostra che, spesso a partire dal confronto con il contesto di provenienza dei singoli autori, rimandano a un quadro non certo rassicurante.

Artisti in mostra: Ai Weiwei (Cina), Marika Asatiani (Georgia), Maja Bajević (Bosnia), Yael Bartana (Israele), Alexandra Croitoru (Romania), Andreas Fogarasi (Austria/Ungheria), David Goldblatt (Sudafrica), Swetlana Heger (Repubblica Ceca), Anastasia Khoroshilova (Russia), Daido Moriyama (Giappone), Aleksander Petlura (Ucraina), Renata Poljak (Croazia), Wael Shawky (Egitto), Ahlam Shibli (Palestina), Jinoos Taghizadeh (Iran), Guy Tillim (Sudafrica), Wong Hoy Cheong (Malesia), Yang Fudong (Cina).

Where is my place?

Immagini contemporanee sull’identità nazionale

dalla collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

4 marzo – 1 maggio 2011

Fondazione Bevilacqua La Masa

Galleria di Piazza San Marco 71/c, Venezia

inaugurazione

giovedì 3 marzo 2011 ore 18.30

info:

Fondazione Bevilacqua La Masa

Dorsoduro 2826, 30123 Venezia

Tel. +39 041 5207797 – Fax +39 041 5208955

www.bevilacqualamasa.it

Fondazione Fotografia

Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Tel. +39 059 239888

info@mostre.fondazione-crmo.it

www.fondazionefotografia.it

I vorticisti

I Vorticisti

I Vorticisti

I Vorticisti
Autori Vari

Venezia (VE)

presso
Collezione Peggy Guggenheim (Palazzo Venier dei Leoni)
Quartiere Dorsoduro, 701
Venezia (VE)

vernissage
28 gennaio ore 18,30 cocktail inaugurale

orari
Apertura 10-18 tutti i giorni
Chiuso il martedì

biglietti
Adulti: 12€
Senior oltre i 65 anni: 10€
Studenti fino a 26 anni: 7€ (oltre la scuola dell’obbligo con una tessera studenti valida)
Bambini fino a 10 anni, soci: gratuito

a cura di
Mark Antliff e Vivien Greene

28 Gennaio – 15 Maggio 2011

Autori: Autori Vari

Viene presentata per la prima volta in Italia una mostra interamente dedicata al Vorticismo, movimento che nacque in Inghilterra agli inizi del ‘900. Caratterizzato da uno stile figurativo astratto che coniugava forme dell’era meccanica con l’energia suggerita dal vortice, il Vorticismo emerse a Londra in un momento in cui la scena artistica inglese era stata scossa dall’avvento del Cubismo francese e del Futurismo italiano. Pur assimilando elementi da questi due movimenti, il Vorticismo definì un proprio stile, caratterizzandosi come un breve ma cruciale movimento modernista negli anni della Prima Guerra Mondiale (1914-1918).
La mostra presenterà circa 100 opere, che includono quadri, sculture, opere su carta, fotografie e stampe, di noti artisti come Percy Wyndham Lewis, Edward Wadsworth e Henri Gaudier-Brzeska. L’esposizione rappresenta il primo tentativo di ricreare le tre mostre vorticiste, allestite durante la prima guerra mondiale, che contribuirono a far conoscere a un pubblico anglo-americano l’estetica radicale di questo gruppo. La Collezione Peggy Guggenheim rappresenta la seconda tappa di questa mostra itinerante, inaugurata al Nasher Museum of Art, Duke University, Durham, NC (30 settembre 2010 – 2 gennaio, 2011) e che terminerà il proprio percorso al Tate Britain di Londra (14 giugno – 4 settembre, 2011).
La mostra è organizzata dalla Collezione Peggy Guggenheim, Venezia, dal Nasher Museum of Art della Duke University, Durham, NC, USA, e dalla Tate Britain.

Sabato 29 gennaio si terrà a Venezia il simposio internazionale I Vorticisti, presso l’Auditorium Santa Margherita (Dorsoduro 3689) dalle 9.30 alle 18. Il simposio, organizzato in concomitanza con l’apertura della mostra I Vorticisti: artisti ribelli a Londra e New York, 1914 – 1918 (29 gennaio – 15 maggio 2011), intende presentare in modo ampio e approfondito gli artisti e i pensatori che contribuirono al movimento, con lo scopo di avvicinare studenti, studiosi e il pubblico in generale a un’avanguardia ancora virtualmente poco conosciuta nel nostro paese. Interverranno nove docenti e ricercatori di fama internazionale, che analizzeranno, nel corso della giornata, gli aspetti salienti del pensiero dei singoli protagonisti del Vorticismo. Moderatrice dell’incontro sarà Vivien Greene, Curator of 19th- and Early 20th-Century Art al Guggenheim Museum di New York, e curatrice della mostra insieme a Mark Antliff, professore di storia dell’arte presso la Duke University. Il simposio è reso possibile grazie a The Gladys Krieble Delmas Foundation. Ulteriore supporto è stato offerto da The Henry Moore Foundation e Università Ca’ Foscari Venezia.

Per la prima volta in Italia viene presentata una mostra interamente dedicata al Vorticismo, il più originale e radicale contributo inglese alle avanguardie artistiche nate in Europa negli anni che hanno preceduto e accompagnato la Prima guerra mondiale. La sua distintiva astrazione figurativa era la risposta anglo-americana che da Londra arrivava al Cubismo francese e al Futurismo italiano. Guidato dal poeta Ezra Pound e dall’artista scrittore Wyndham Lewis, e sostenuto dalle filosofie estetiche di pensatori come T.E. Hulme, il Vorticismo germogliò tra il 1913 (quando cominciò a manifestarsi nei dipinti e nelle sculture di artisti quali Lewis, Jacob Epstein e Henri Gaudier-Brzeska) e il 1917. La guerra, così come le differenze personali e di pensiero, portarono i membri del gruppo ad allontanarsi e, dopo il 1918, il movimento a scemare.

Programma della giornata:

9.45 Vivien Greene: Introduzione
10.00 Giovanni Cianci: Due culture, due avanguardie a confronto: il vorticista Ezra Pound contro il futurista F.T.Marinetti 1910-1920
10.30 Tom Normand: Wyndham Lewis: vorticista
11.00 Patrick McGuinness: T.E. Hulme, moderato estremo
11.30 pausa
12.00 Richard Cork: Lo scandaloso Epstein
12.30 Mark Antliff: Vortice anarchico: l’arte e la vita di Henri Gaudier-Brzeska

13.00 – 14.30 pausa

14.30 Brigid Peppin: Helen Saunders e il suo contributo al Vorticismo
15.00 Pamela Glasson Roberts: Alvin Langdon Coburn e i Vorticisti
15.30 pausa
16.00 Robert Hewison: Incidere e abbagliare: le xilografie di Edward Wadsworth
16.30 Andrew Gibbon-Williams: Vorticismo in prospettiva – successive valutazioni
17.00 tavola rotonda
18.00 termine del simposio

INCONTRI TRA ARTE E MUSICA: IL VORTICISMO
A cura di Alfonso Alberti e Vivien Greene

Sabato 5 febbraio
Collezione Peggy Guggenheim, ore 18.30
Alfonso Alberti guiderà all’ascolto dei brani che hanno accompagnato il periodo vorticista. Un’introduzione alla mostra I Vorticisti: artisti ribelli a Londra e New York, 1914-1918 precederà la visita, accompagnata dal repertorio musicale diffuso nelle sale della mostra.
Hotel Danieli, ore 20.30
A seguire la conferenza, cena vorticista dal titolo Vortici. Ribelli in cucina concepita e realizzata dallo chef Gian Nicola Colucci nell’eccellenza del ristorante dello storico Hotel Danieli.
Per prenotazioni: membership@guggenheim-venice.it

Fonte:http://www.fotoantologia.it/mostre_fotografiche/mostra/?id=1907